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Anno 11
Numero 25
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
ANAGNI
Almalinda
Giacummo
Il
suo abitato medievale sorge sul sito dell’antica Anagnia, era fra le più
importanti città del popolo Ernico, fortificata anch’essa con mura
ciclopiche, iniziante per A e quindi, secondo la tradizione, fondata dal dio
Saturno. Storicamente venne conquistata dai romani
nel 306 a.C. e le fu concessa la cittadinanza sine
suffragio, fu creata prefettura e poi municipio, rimanendo comunque luogo
strategico per la sua posizione a controllo della valle del Sacco oltre che alla
confluenza delle vie Labicana e Prenestina. Della cinta muraria in opera
quadrata di età romana restano pochi tratti, mentre più ingenti sono i resti
di ville nelle campagne. Alla fine dell’VIII secolo passò
dall’amministrazione di Ravenna a quella dello Stato Pontificio per donazione
da parte di Pipino; quindi Comune dal XII secolo con lotte intestine fino alla
completa presa di potere da parte della famiglia Caetani. Fu patria e luogo
soggiorno preferito di molti Papi, fra cui Gregorio IX, ivi nato (1227-1241),
Alessandro IV, nato a Segni (1254-1261) e Bonifacio VIII anagnino di origine
(1294-1303). I primi vescovi noti della diocesi sono Felice e Fortunato nel V-VI
secolo. Poi Papa Urbano II nel 1088 incorporò nella diocesi di Anagni anche
quella di Trevi, quindi sede vescovile direttamente soggetta alla Santa Sede.
Le sue mura si adattano al profilo irregolare della sua altura, a volte con
terrazzamenti regolarizzati artificialmente: originariamente era una struttura
in opera quadrata di travertino disposti in filari alternati di testa e di
taglio. Vengono comunemente datate fra la fine del IV e gli inizi del III secolo
a.C.
Salendo in città la prima struttura imponente che si incontra è il Collegio
nazionale Regina Margherita, ex convento domenicano ampliato che aveva ospitato
S. Alberto Magno ivi giunto il 5 ottobre 1256 per la condanna di Guglielmo
Saint-Amour e dove aveva insegnato anche Tommaso d’Aquino. Più avanti è il
Collegio Principe di Piemonte con annessa la chiesa dei Cappuccini: preceduta da
un portico a tre arcate presenta un interno a tre navate con pilastri
rettangolari in pietra e resti del pavimento cosmatesco nel presbiterio dove,
così come nelle lunette, sono tracce di affreschi forse realizzati da una delle
mani degli artisti della cripta della cattedrale. Durante la costruzione del
Pontificio collegio Leoniano, poco distante, si rinvenne una favissa con ex voto
fittili e vasi pertinenti probabilmente ad un santuario extraurbano.
Percorrendo strada Vittorio Emanuele si attraversa in pratica tutta la città:
una casa romanica
con bifora, la casa Barnekow del XIV secolo con scala esterna coperta da due
archi con balcone, oltre alla fila alta sulla facciata di archetti poggianti su
piccole mensole. Il nome le deriva secondo alcuni da un ufficiale degli ussari
che la comprò nell’ottocento e che vi fece realizzare degli affreschi con
temi misticheggianti, secondo altri e forse a maggior ragione, dal pittore
svedese Alberto Barnekow che vi
stabilì nel 1856 dopo aver sposato una ragazza di Anagni.
Segue la chiesa di S. Andrea, romanica
ma rimaneggiata nel ‘700, con campanile con arco ad ogiva cieco, un piano di
monofore e due di trifore, oltre ad un leone romanico murato nella facciata:
all’interno si trova parte del trittico del Salvatore di autore romano degli
inizi del XIV secolo.
Percorrendo
la via Piscina, all’interno di un giardino pubblico si arriva ai cosiddetti
Arcazzi di Piscina: il toponimo si riferisce ad un tratto cospicuo di mura con
quattro grandi arcate che appoggiano su tre pilastri, uno dei quali presenta un
fallo appena visibile (si intuisce una forma rispetto ad un’escrescenza da uno
dei pilastri). Si tratta di due settori semicircolari raccordati da un tratto di
muro rettilineo con avancorpo di rinforzo: quello occidentale presenta lungo la
fronte una serie di riseghe che iniziano dalla base e che danno al muro un
aspetto a “scarpa”, ed è qui che si addossano gli Arcazzi, in cui lo spazio
tra i pilastri ed il muraglione dell’emiciclo è coperto da una pseudovolta
con blocchi leggermente aggettanti.
Tornati sulla via principale si arriva al Palazzo Comunale costruzione
duecentesca (1159-1163) attribuita all’architetto Giacomo di Iseo,
ambasciatore di Brescia presso papa Adriano IV: ha un grande passaggio voltato
su otto archi a tutto sesto di notevoli dimensioni, ognuno fiancheggiato da due
archi minori. La facciata posteriore presenta un grande scalone ad angolo, al
piano superiore tre bifore e la loggia del Banditore, piccola, architravata e
d’angolo, oltre a due bifore gotiche.
Successivamente
si incontra il Palazzo di Bonifacio VIII, all’interno di quello che viene
chiamato il Quartiere dei Caetani: il palazzo era stato costruito da papa
Gregorio IX ed aveva ospitato Federico II e Alessandro IV, era divenuto proprietà
dei Caetani solo nel 1295. E’ composto da un loggiato con due archi e bifore
sulla facciata, mentre sul retro presenta alte arcate. All’interno si trova un
museo che consente di visitare il piano superiore con sale affrescate nel XIII
secolo: in una di queste, quella delle Scacchiere, fu catturato lo stesso
Bonifacio VIII dai partigiani e dagli emissari francesi, fra cui figuravano
Guglielmo di Nogaret, Sciarra Colonna e Rinaldo da Fenestrino. E qui sarebbe
stato schiaffeggiato... Come ricorda Dante nel Purgatorio (Purg., XX, 86-93). Il
Papa aveva deciso di promulgare la definitiva scomunica per Filippo il Bello, re
di Francia, per il giorno 8 settembre 1303 con la bolla Super
Petri solio, ma il giorno prima arrivarono i “francesi” e glielo
impedirono: in teoria volevano portarlo in Francia per farlo giudicare da un
Concilio ma la cittadinanza insorse e, sebbene dopo che Sciarra Colonna si fosse
preso questa sorta di rivincita nei confronti del Papa che aveva distrutto la
sua famiglia ed i suoi beni, il pontefice fu liberato ed i suoi assalitori
espulsi. Il Papa in seguito tornò a Roma sotto la protezione della famiglia
Orsini, ma sopravvisse ben poco, morendo in Vaticano il 12 ottobre 1303. Alla
fine pare che il Papa non sia stato malmenato ma che si sia preparato di tutto
punto all’incontro con i congiurati indossando il manto pontificio e la tiara
e tenendo in mano le chiavi e la croce: aspettò le decisioni sulla sua sorte e
rifiutò il cibo, fino alla risoluzione da parte del popolo.
Nelle altre sale sono i reperti archeologici conservati nel museo di Bonifacio
VIII e del Lazio Meridionale, custodito dalle suore Cistercensi così come
l’intero palazzo da circa tre secoli, e contempla sia materiali inerenti la
vita del Pontefice sia reperti provenienti dalla zona e documentazione sulle
città erniche e su altre città del Lazio meridionale.
Poco oltre il palazzo papale si incontrano il retro ed il fianco sinistro della
cattedrale intitolata a S. Maria, eretta sul luogo ove sorgeva l’acropoli,
costruita dal vescovo Pietro da
Salerno tra il 1077 ed il 1104, poi rimaneggiata nel ‘200 con l’aggiunta di
elementi gotici. Storicamente è famosa perché qui Alessandro III scomunicò
Federico Barbarossa nel 1160 e perché vi fu incoronato Papa Innocenzo IV nel
1243. Percorrendo il fianco per arrivare all’accesso per la facciata sulla
piazza soprastante si osserva come la cappella del Battistero, un portico a due
archi con terrazza su cui si trova un portale ed una nicchia con una statua di
Bonifacio VIII, la cappella Caetani con arco gotico, movimentino la fascia
laterale, mentre il fondo è caratterizzato dall’alta testata del transetto e
dalle tre absidi semicircolari con lesene e, per quella centrale, una serie di
archetti per una loggia cieca. Superato il passaggio al di sotto del battistero
si arriva sulla piccola piazza che precede la facciata della cattedrale, con tre
portali con monofore al di sopra: da notare gli elementi simbolici quali il
leone ed il lupo; di fronte è isolato il campanile del XII, anche se restaurato
abbondantemente nell’800. L’interno è a tre navate con pilastri cilindrici
e quadrati ed in fondo tre absidi semicircolari, quella centrale con monofore e
crociera ogivale, così come ogivali sono gli archi che sorreggono
le capriate della navata centrale, mentre le laterali presentano una
copertura a crociera. Il pavimento è cosmatesco, opera di Cosma di Iacopo (1230
ca), nella controfacciata è un affresco della Madonna con Bambino di scuola senese
del ‘300. Lungo la navata sinistra si apre la Cappella Caetani, con il
sepolcro opera di Cosma, Luca e Paolo con
un baldacchino gotico per le sepolture del vescovo Pietro, di Goffredo e Iacopo
Caetani. Proseguendo nella chiesa un affresco del 1325 raffigurante la Madonna
con Bambino fra due Santi e, su un pilastro a sinistra, ancora una Madonna con
Bambino ed altri resti della fine del ‘300. Nel presbiterio, che risulta
chiuso da transenne e con pavimento musivo, si trova un ciborio con 4 colonne
con doppio architrave diviso da un giro di colonnine, quindi un secondo giro di
colonnine a pianta ottagonale con copertura a piramide e lanterna a due giri di
piccole colonne su base quadrata e ottagona, assai simile a quello del Duomo di
Ferentino. Il candelabro pasquale è composto da una colonna tortile cosmatesca
in cima alla quale sta un fanciullo che regge una patera sulle spalle.
Ugualmente cosmatesco il disco che incorniciava la
mitra del vescovo della sedia episcopale nell’abside, con due leoni
alla base.
Al disotto del presbiterio si trova la cripta di S. Magno, con tre navate e tre
absidi, pavimento cosmatesco di Cosma, Luca e Iacopo (dopo il 1231): vi sono
sepolti Pietro da Salerno, vescovo di Anagni e fondatore della chiesa, S. Magno,
vescovo e patrono, le martiri Secondina, Aurelia, Neomisia e Oliva. La
particolarità della cripta è nei suoi 540 mq di affreschi, opera di almeno tre
artisti di botteghe diverse e noti come Primo Maestro, Maestro Ornatista e
Frater Romanus, distinguibili in base alle tradizioni pittoriche che li
caratterizzano, dallo stile bizantino del Primo all’estremo naturalismo
dell’ultimo, definito da alcuni un pregiottesco, passando attraverso le
perline dell’Ornatista: sono normalmente datati alla prima metà del ‘200
con papi Innocenzo III e Gregorio IX. Gli affreschi rappresentano la storia
della salvezza dell’uomo dalla Creazione al Giudizio universale, con i quattro
elementi e la concezione del microcosmo (uomo) e macrocosmo (universo), una
sorta di scientificità della Genesi, con la presenza dei famosi medici antichi,
Ippocrate e Gallieno, secondo probabilmente la Scuola Medica Salernitana.
Sarebbe una rappresentazione di “ciò che fu, ciò che sarà”, lo sviluppo
della sapienza nel disegno della creazione. Quindi l’Arca dell’Alleanza con
gli Ebrei in lotta contro i Filistei; le storie dei Santi locali in particolare
quella di S. Magno, con il suo martirio, la traslazione delle sue spoglie ed
alcuni suoi miracoli; scene dall’Apocalisse con il Cristo giudice con spada
dalla bocca e chiavi nella mano destra e l’Agnello adorato dai 24 vegliardi.
Le pitture vengono datate fra il 1231 ed il 1255. Secondo alcuni il singolare
stato di conservazione delle pitture sarebbe dovuto ad una qualche formula
particolare ad oggi sconosciuta.
E’ inoltre presente all’interno della stessa cattedrale anche il museo del
Tesoro, per la cui visita è meglio accertarsi nella stessa cattedrale: conserva
marmi ed iscrizioni romane e medievali e paramenti appartenuti a papa Innocenzo
III, oltre ad altri tessuti ed oreficerie del XIII secolo.
Quando possibile è poi visitabile la cappella dedicata a S. Tommaso Becket, una
struttura realizzata riadattando un probabile mitreo romano che sorgeva qui
originariamente e le cui uniche tracce visibili sono costituite dai banconi
leggermente inclinati presenti in questa sala rettangolare, con tetto curvo
leggermente a punta al centro e con aperture che danno sulla piazza della
cattedrale. Le pareti risultano completamente affrescate con scene di santi
benedettini, scene dell’Antico Testamento e parabole del Vangelo databili
all’incirca come la cripta ma di mani estremamente più popolari.
Da visitare perché il tempo sembra essersi fermato... ed un Papa potrebbe
comparire all’improvviso.
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