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Anno
11
Numero
41

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

 

ARPINO

Almalinda Giacummo  

Arpinas o Arpinum fu uno dei maggiori centri volsci, quindi dei Sanniti ed infine dei romani dal 305 a.C. La sua importanza risiedeva nella collocazione strategica per le comunicazioni fra i territori del Volsci e quelli degli Ernici. Fedele e pratica con l’invio di uomini e mezzi in aiuto di Roma durante le guerre puniche, sarà premiata su iniziativa del tribuno Caio Valerio Tappone con i pieni diritti di cittadinanza romana. Fu quindi prefettura e dal 188 a.C. municipio con tre edili. Durante l’alto medioevo fece parte del Ducato romano, salvo cadere in mano al longobardo Gisulfo duca di Benevento nel 702 e poi, insieme a Sora e ad Atina, nell’860 del conte franco Guido. Fu spesso invasa dai Saraceni e dagli Ungheri. Dopo il Mille fu normanna sotto Roberto duca di Caserta; nel 1215 fu data da Federico II come feudo a Riccardo conte di Sora, ma nel 1229 se la riprese devastandola. Con il passaggio alla Chiesa dovette provvedere a restaurare la cinta Arpino - Panoramica sulla città romana e medioevalemegalitica; in seguito venne conquistata da Napoleone Orsini, in qualità di generale di Pio II, che la lasciò intatta, così come i francesi nel 1799.
Secondo una tradizione il suo nome potrebbe derivare dalla sua forma, leggermente a forma di arpa.
E’ la terra natia di Gaio Mario (159-157 -86 a.C.), anche se pare fosse nato nella vicina Cereatae dove oggi sorge l’abbazia di Casamari, di Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), più probabilmente nato a Isola del Liri, di Marco Vipsanio Agrippa (63-12 a.C.), il vincitore della battaglia di Azio, oltre che del famoso Cavalier d’Arpino, al secolo Giuseppe Cesari (1560-1640), del musicista Carlo Conti e di san Francesco Saverio Maria Bianchi.
La città si allunga su due alture, la prima, più bassa, ospita oggi la città medievale e moderna, mentre la più alta è la Civitavecchia con il suo circuito di mura poligonali di incerta datazione, secondo alcuni pertinenti ad un periodo posteriore alla conquista romana del 305 a.C.: urbanisticamente parlando l’affiancamento di due altopiani molto Arpino - il cosiddetto arco a sesto acutodiversi fece si che su quello orientale, più alto, venisse posta l’Acropoli, poi metà declivio fosse lasciato libero perché poco adatto ad insediamenti di alcun tipo, fino al secondo pianoro con la città vera e propria. Tutto fu inglobato nella possente cinta muraria in opera poligonale di seconda e terza maniera per la parte inferiore, in calcare stratificato, e di quarta per la zona dell’Acropoli, realizzato in puddinga travertinosa piuttosto dura, il tutto con una facciavista esterna, un interno in terra e schegge di pietra ed una seconda facciavista verso l’interno delle mura.
Salendo nella città moderna si arriva praticamente subito in quella che doveva essere la piazza del Foro di epoca romana, sormontata dai monumenti di bronzo eretti in onore di Mario e Cicerone, così come nella facciata del Convitto tulliano, regificato da Gioacchino Murat nel 1814, spuntano i busti dei due suddetti e di Agrippa. La chiesa di S. Michele si trova probabilmente sul sito di un tempio pagano dedicato alle Muse e contiene al suo interno numerose opere del Cavalier d’Arpino.
Anche palazzo Boncompagni ha gli ovali con i busti, come la Sala consiliare dove Cicerone e Mario sono attribuiti al Canova. Tutti gli angoli sono una scoperta: in via G. Mario ci sono tratti di mura poligonali inglobati in costruzioni posteriori e la chiesa di S. Maria sorge sui resti di più antichi edifici. In cima sorge un castello attribuito al re Ladislao di Napoli e datato al 1409, con la vicina chiesa del Castello ricavata in un torrione medievale.
Presso la porta del Ponte sono poi gli scarsi resti di una fontana di epoca romana,  ricavata nella roccia.
Notevole è anche il sistema museale cittadino con la Fondazione intitolata ad Umberto Mastroianni ed il relativo Museo che espone più di cento pezzi del celebre artista, il museo della liuteria, delle arti tipografiche che raccoglie i macchinari, gli arredi e le attrezzature provenienti dalla Tipografia Editrice Fraioli, attiva dalla fine dell’Ottocento, e dell’arte della lana. 
Arpino - Torre in CivitavecchiaDalla via della Parata si può raggiungere la Civitavecchia, anche se la strada moderna risulta decisamente più agevole: la via comunque mostra i segni di regolarizzazione della montagna calcarea per la sua realizzazione, mentre dal lato opposto si apre un profondo burrone. Da notare ancora come la città antica divenne ultimo baluardo difensivo in epoca medievale.
Civitavecchia è stata anche chiamata Civitas Ciceroniana, nella convinzione che qui fosse nato Cicerone: all’inizio si incontra una torre di epoca medievale a forma di ferro di cavallo  quindi una porta a sezione ogivale, detta anche Porta dell’Amore, anche se non si tratta di un arco ma di alcuni grossi di pietra squadrati e disposti in aggetto gli uni sugli altri fino al congiungimento in alto. La precisione del lavoro è tale che l’interno della porta risulta liscio e non gradonato come ci si potrebbe aspettare; proseguono quindi le mura poligonali afferenti al sistema difensivo della sola Acropoli. Si supera poi una porta ad arco di epoca successiva, si trova la torre detta di Cicerone, che però appartiene ai resti di un castello medievale, così come la centrale chiesa di S. Vito martire, una volta medievale oggi del 1870.  Notevole è anche la rete fognaria di età repubblicana.
Alla fine della spianata il panorama offre un gradevole momento per riflettere lontano dai rumori della città, osservando molti fiori e piante coltivate quasi “allo stato brado”, così come bradi ma assai socievoli sono gli animali. La città è poi nota per l’artigianato ceramico, qualche volta decorato con scritte piuttosto dissacratorie.

ALATRI    ANAGNI    FERENTINO    SORA   TRISULTI e COLLEPARDO