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Anno
11
Numero
25

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

 

CIOCIARIA DA SCOPRIRE
resa ancor più famosa dal cinema riserva maestose sorprese
 

Almalinda Giacummo 

E se la Ciociaria non esistesse? Probabilmente bisognerebbe proprio inventarla. Intanto, prende il nome dalle Ciocie, una tipica calzatura usata dai contadini e dai pastori nei tempi andati e la sua storia è ricca di folclore e di tradizione. Qui, ogni angolo riporta al passato con un occhio al futuro. La gente è ancora ospitale e bisogna stare attenti a non offendere nessuno, magari con un’ingrata dieta che limita il quantitativo di cibo che può gli scarichi delle mura di Ferentinoessere ingerito e quindi il rispetto per l’offerta ricevuta. Molti gli illustri personaggi “ciociari” da Marco Tullio Cicerone e Caio Mario al filosofo Antonio Labriola ed all’attore regista Vittorio De Sica, non escludendo sicuramente i briganti Fra Diavolo e Chiavone, nonostante il primo sicuramente non sia da annoverare fra i “massimi progressisti” che la Ciociaria abbia avuto. In un paesaggio cui manca solo il mare ma che per il resto, con laghi, montagne, boschi, fiumi, altipiani, cascate e luoghi culturali e di culto di estrema bellezza ed importanza ha in sé tutto il necessario per accogliere il visitatore e lasciarlo poi andare solo quando i cinque sensi sono appagati o letteralmente sommersi. Ogni cima un castello o una fortezza, mura ciclopiche ed archi ad ogiva, teatri di guerre e lotte fra Papi ed imperatori, fra Onorio III e Federico II, fra Stato e Chiesa, fra Francesi e locali.
E se l’esatta ubicazione della casa natale di Cicerone, o della sua tomba, resta un mistero, l’idea di cercarla ad ogni gita rende Arpino ancora più intrigante.
E’ anche una terra dalle mille contraddizioni: la gente è molto ospitale, tutti si prodigano per aiutarti, ma il turismo è così, alla buona, poco organizzato, molto è lasciato al caso, alla disponibilità, alla testardaggine... E poi la salvaguardia è resa difficile dall’incuria: come per i tubi di scarico che “decorano” le mura di Ferentino, per fortuna esistono i fiori...
Alla fine, però, quello che colpisce sono le dimensioni straordinarie, la complessità della costruzione ed il suo essere così imponente ma al tempo stesso leggera, perché quegli enormi massi devon pur averli fatti salire fin lassù...
E se discussa è la datazione delle cinte murarie originali, quelle dai blocchi di dimensioni gigantesche, si può comunque dire che i romani ampliarono, fortificarono ed arricchirono le città degli Ernici e dei Volsci vinti con strade, teatri, terme e mercati. Il Medioevo ed il Rinascimento videro la fioritura di torri, palazzi e chiese di bellezza inestimabile, testimonianza di una fede antica che è tuttora molto sentita dai ciociari.
Le mura di FerentinoE in più è uno dei territori italici abitati gin dalla più remota antichità... lo testimonia ad esempio l’Uomo di Ceprano, un Homo Erectus comunemente datato a circa 900-800.000 anni fa, o i resti di Elephans Meridionalis et Antiquus, datati a 400.000 anni fa e trovati vicino Pofi.
Secondo la tradizione molte di queste cittadine, Atina, Anagni, Arce, Alatri ed Arpino, guarda caso tutte inizianti per A, sarebbero state fondate da Saturno, così come Saturnia in Toscana: secondo Dionigi di Alicarnasso quest’ultima sarebbe stata invece fondata dai Pelasgi. Plinio il Vecchio ricorda come il primo nome fosse Aurina: quindi un’altra A iniziale, simbolo della testa cornuta del toro. I Pelasgi invece avevano fra i loro simboli ricorrenti il Labrys, praticamente l’ascia bipenne, ed il fallo, che compare sulle cinte di diverse città quali Alatri, Anagni ed Arpino.
E il cibo, la sua qualità e la sua immensa quantità! Un antipasto è praticamente un pranzo completo a base di squisiti formaggi, soprattutto rigatello, caciocavallo, pecorino, ricotta, mozzarelle, provola, prosciutto e salsicce. Quindi primi come la pasta e fagioli con i maltagliati e le fettuccine, fagioli, lenticchie, piselli e cavoli neri, calascioni. Tartufi a non finire ed in tutte le stagioni, olio e dolci duri o morbidissimi, tutti buonissimi e sani, dai subiachini alla ciambella di Sora. E senza dimenticare i frutti di bosco, a cominciare dalle fragoline. Quindi l’artigianato monastico, con rimedi naturali e liquori famosi nel mondo, come le Gocce imperiali o la Sambuca.
Una terra da sogno, legata alla terra stessa in maniera indissolubile.

B&B        GIOIELLERIA     ALATRI    ANAGNI    ARPINO    FERENTINO    SORA