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Numero 41
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
SORA
Almalinda
Giacummo
La
cittadina di Sora è situata ai margini di una fertile conca alle pendici del
monte S. Casto, su cui doveva sorgere l’Acropoli della città volsca. Fu
sempre contesa per la sua posizione strategica lungo il fiume Liri e allo sbocco
della valle di Roveto, passò ai Sanniti ed
ai romani dal 342 a.C.; nel 312 gli si ribellò, fu assediata e sedata, ripassò
ai Sanniti nel 306 e nel 303-302 vi fu dedotta una colonia romana, così come
con Augusto ve ne fu dedotta un’altra con i veterani della IV legione. Durante
la seconda guerra punica non inviò truppe a sostegno di Roma e per questo
l’Urbe la sanzionò pesantemente. Fu municipio dall’89 a.C. e sede vescovile
della prima ora; nel 702 d.C. fu occupata dal duca longobardo Gisulfo I di
Benevento ed eletta sede di gastaldo, un amministratore di circoscrizione
amministrativa, politica e militare di epoca longobarda, fece parte del cenobio
di Montecassino. Devastata dai saraceni nel X secolo, nel 970 divenne
Contea, fu occupata dai normanni nel 1062 e fu oggetto di lotte fra i vari
feudatari della zona. Fu distrutta da Guglielmo I nel 1156 in seguito ad
un’insurrezione popolare che aveva causato la morte di tal Simone, suo
prefetto. Guglielmo II la fece risorgere e nel 1215 Federico II la donò
ufficialmente alla Chiesa, che però la possedeva già ufficiosamente dal 1208:
quindi Federico se la riprese e, dopo una ribellione, eccola nuovamente
distrutta. Il 5 settembre 1399 Ladislao nominò Conte Nicolò Tomacelli, mentre
dal 1349 lo fu Nicola Cantelmo che, in seguito, fu nominato conte dell’intero
territorio. Nel 1461, per ordine di papa Pio II,
Pier Giampaolo Cantelmo fu attaccato da Antonio Piccolomini e Federico da
Montefeltro: la città fu conquistata e dal 1472 ceduta pacificamente al Regno
di Napoli, quindi fu eletto duca
Leonardo Della Rovere. Ma la pace non era ancora nell’aria, la città fu
riconquistata prima dal Cantelmo e poi dal re di Napoli che la riconsegnò ai
Della Rovere. Fu poi assediata invano da Cesare Borgia, conquistata da
Ferdinando d’Avalos, dal 1519 fu feudo di Gugliemo di Croy che diede la prima
concessione per una cartiera dando così il via ad una lunga tradizione di
raccolta degli stracci per la materia prima. Eccola di nuovo possesso dei Della
Rovere, venduta ai Boncompagni che, parenti dei Ludovisi, ne ebbero possesso
fino al 1796. Allora fu saccheggiata ed occupata dai francesi, dai soldati
borbonici e dai sanfedisti, contadini insurrezionisti contro i francesi ed i
repubblicani tra cui era il mugnaio di Sora, tal Gaetano Mammone, reo di
orribili crimini. Un altro sanfedista ci si nascose nel 1806, è il celebre Frà
Diavolo al secolo Michele Pezza d’Itri, ed i francesi saccheggiarono
nuovamente la città. Lui voleva riportare in auge Ferdinando IV e la dinastia
borbonica, ma i francesi di Forastier, una volta superate le difese approntate
comprese le porta murate, misero a ferro e fuoco la città e giustiziarono
decine di persone per rappresaglia. Presto smentiti nella speranza di aver
ucciso anche Frà Diavolo, lo inseguirono fino a Baronissi (Ce), lo catturarono
e lo impiccarono sulla piazza del Mercato a Napoli. Ancora resistenza borbonica
tra il 1861 ed il 1870 ad opera di ex soldati di Francesco I poi dediti al
brigantaggio. Secondo alcune guide, per un periodo il suo castello fu trasformato in una fabbrica di
tessuti, mentre normalmente questa funzione viene ricordata per il vicino paese
di Isola del Liri.
Geologicamente è stata soggetta a numerosi terremoti, tra i quali si ricordano
quelli del 1349, del 1634 e del 1915. Oltre alle frequenti inondazioni del Liri,
le macerie dei terremoti hanno causato un interro di circa 2 m che ha coperto
tutti gli eventuali resti più antichi. Inoltre, dopo l’ultimo terremoto, è
stata ricostruita in forme liberty-umbertine che ben si notano passeggiando per
le quasi patinate vie del centro.
Fra i personaggi illustri ai quali ha dato i natali si ricordano soprattutto il
celebre storiografo della Chiesa Cesare Baronio e l’attore-regista Vittorio De
Sica.
La parte più antica del nucleo cittadino è affacciata sul fiume Liri con
un’esedra che immette sulla via principale, corso Volsci, con la chiesa di S.
Bartolomeo, parzialmente rifatta in seguito all’allargamento della sede
stradale, e quella di S. Francesco con la sua abside quadrata con bifora gotica
ed all’interno affreschi del XIV-XV secolo. Nel suo ex convento si sta
allestendo il Museo della Media Valle del Liri che conterrà reperti
archeologici provenienti dal territorio ed un’ala dedicata a De Sica. Più
avanti si trova la chiesa di S. Restituta, romanica con tre portali in facciata,
completamente ricostruita dopo il terremoto del 1915, compresa una rotazione
dell’asse. In fondo al corso di trova il Duomo, dedicato a S. Maria. Iniziato
nella seconda metà del XII secolo sui resti di un tempio
romano, fu distrutto nel 1103, riedificato nel 1110 e riconsacrato nel 1155 da
papa Adriano IV. Distrutto nuovamente nel 1229, fu riedificato cistercense e
rimaneggiato nel ‘600. In facciata è una bella scalinata, poi vi sono un
androne ed un portale romanico del ‘200 con stipiti ed architrave a
decorazioni vegetali pertinenti a strutture del 1100: sono rappresentati due
animali dalle cui bocche escono foglie e fiori stilizzati ed agli angoli due
croci greche. Sono poi presenti due iscrizioni, di cui una riguarda
l’uccisione di una giovane martire sulla soglia della Cattedrale stessa, la
seconda invece è una dedica alla Vergine ed è datata al 1100. A sinistra della
facciata si trova il campanile con bifore romaniche a doppie colonnine, mentre a
destra è parte di un torrione cilindrico, detto Torrione aragonese, del XV
secolo.
L’interno ricalca la planimetria della struttura romana precedente che in
alcuni punti riaffiora, sia nelle pareti sia nel pavimento: il podio era in
blocchi squadrati di calcare con profilo a gole chiasticamente contrapposte, con
dimensioni di 24x37 m. La presenza di altre strutture romane individuate dagli
scavi della stessa area riportano alla dea Minerva, con una dedica su una
cassetta in pietra con coperchio in bronzo con all’interno ancora alcune
monete (thesaurus), e al dio Marte per
gli elementi di un altare. La potenza della struttura muraria e le testimonianze
di una zona di culto lascerebbero propendere per un’identificazione con il Capitolium
relativo alla deduzione della colonia romana del 303 a.C., inserito in un’area
sacra di maggiori dimensioni.
Sul monte S. Casto sorgono due chiesette. La prima, dedicata a S. Antonio
Abate, è purtroppo vittima di personaggi poco raccomandabili il cui unico
impegno sembra essere la distruzione del bene comune: all’interno è un altare
di scuola barocca napoletana. La seconda, più su lungo il sentiero, è dedicata
alla Madonna delle Grazie e dalla sua terrazza si gode di uno splendido panorama
sia sulla città sia sull’intera valle: nota dal 1583, conserva una cornice
opera dello scultore sorano Lucarelli. Salendo ancora sul sentiero,
percorso sia da sportivi sia da turisti, si possono osservare i resti, in
qualche caso un pò “infrattati”, delle mura megalitiche pertinenti
all’Acropoli dell’antica Sora, in blocchi di dimensioni e forma
apparentemente irregolari ma giustapposti gli uni agli altri, per un’altezza
massima di circa 4 m, fino ad arrivare alle imponenti rovine del castello di S.
Casto, detto anche Rocca Sorella, fondato nel 955 d.C. e da ricollegarsi
probabilmente con la Rocca Sorana ricordata da Tito Livio. Il castello fu dei
Della Rovere e dei Boncompagni, distrutto da Federico II il 28 ottobre 1229, fu
riedificato nel 1268 e restaurato nel ‘400. Presenta un bel giro di mura a
scarpa e in totale sei torrioni di varie forme, circolari, quadrata e
poligonale. Il vasto cortile interno conserva il mastio, due cisterne, oltre ai
resti di due strutture realizzate con materiali di reimpiego nel ‘900 ad uso
abitativo di un personaggio particolare, una sorta di erborista che con il
pendolo individuava le sale sotterranee del castello stesso.
Per quello che riguarda eventuali resti di strutture precedenti il castello e
pertinenti l’Acropoli poco si può dire: è probabile l’esistenza di una
struttura templare per analogia con altre località e per il ritrovamento nel
1951 di una favissa contenente ex voto ed antefisse. Il fatto che la città si
trovasse lungo la via che conduceva da e per il territorio dei Marsi, a pensare
ad un’identificazione della struttura templare con un edificio dedicato ad
esempio ad Ercole, come le molte edicole incise in più punti lungo tutta la
valle sorana.
Piacevole passeggiare lungo il fiume Liri, frequenti le sagre, ottime le
ciambelle, la sambuca e, sperando nella buona sorte, i gamberi di fiume che,
quando sono presenti, garantiscono la pulizia delle acque fluviali.
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