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Anno
11
Numero
41

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

 

TRISULTI e COLLEPARDO: LA CIOCIARIA SACRA E PROFANA
Grotte, doline e cistercensi
 

Almalinda Giacummo 

Il paesaggio è di quelli che incantano e lasciano l’anima sospesa, come fra le nuvole: la abbazia di Trisultisottile dorsale che divide le valli del Rio e del Fiume porta ad attraversare un querceto fino alla suggestiva Certosa di Trisulti, edificata all’indomani dell’abbandono del monastero benedettino di S. Domenico, nel 1204. Il nome deriva dalla deformazione tardo latina di Tres Saltus, i tre monti che bisogna superare perAbbazia di Trisulti - quadrato magico raggiungerla. Papa Innocenzo III diede incarico ai certosini di costruire un nuovo complesso, che soprattutto nel corso del ‘700 fu ingrandito e rimaneggiato e che dal 1947 è stato affidato ai cistercensi della vicina Casamari. Il portale con caditoia e busto di S. Domenico permette l’accesso all’interno, lungo una rampa fra muri paralleli. Subito si incontra la liquoreria, dove vengono venduti distillati di erbe, prodotti tipici della stessa Certosa come l’Amaro Centerbe, l’Alpestre, il Millefiori, il Trisulti Brandy e le Gocce imperiali, il Vegetale, la Sambuca, l’Anisetta; quindi la farmacia, all’interno della quale si trovano Trisulti portale d'ingressomobili in legno datati al 1783 e utensili originali per la preparazione di medicamenti. Una curiosità: lungo il corridoio, raffigurato sul piedistallo di una statua dipinta sulla parete, si trova un quadrato magico palindromo «SATOR/AREPO/TENET/OPERA/ROTAS» il cui significato è tuttora fonte di dibattito fra gli studiosi, soprattutto osservando che le 25 lettere che compongono il palindromo possono essere disposte in modo da formare 2 parole PATERNOSTER incrociate.
In fondo alla rampa si accede ad un piazzale su cui affacciano la Chiesa ed il Palazzo di Innocenzo III, foresteria e biblioteca di grande importanza. La chiesa è quella di S. Bartolomeo, innalzata all’inizio del ‘200, dopo l’inizio del palazzo, anche se elementi come la facciata a due ordini, di cui quello superiore arretrato, sono  di epoca successiva. L’interno è decorato “alla barocca”, ma le strutture restano gotiche e la singola navata è divisa a metà da una sorta di iconostasi; la cappella maggiore presenta dipinti di Filippo Balbi e Giuseppe Caci, con la sua Gloria del Paradiso dipinta sulla volta, e due cori lignei certosini, il primo di Fra Stefano (1688) e di Mastro Iacobo (1774). La chiesa conserva anche pregevoli portali intagliati ed altari ricchi di marmi: sempre del Caci la pala dell’altare raffigurante la Madonna in trono con Bambino ed i ss. Ambrogio ed Agostino. Dalla porta a sinistra del presbiterio si accede alla cappella dell’Annunziata, con un notevole pavimento realizzato con maioliche abruzzesi (1535); dalla porta di destra si accede invece alla cappella di s. Bruno con pala dell’omonimo santo sempre del Caci. Si accede poi al piccolo chiostro che fungeva da cimitero dei frati, quindi alla sala capitolare, dove i monaci, le monache ed i canonici in generale  trattavano gli affari e le questioni relative alla comunità, con la banconata scolpita dagli stessi autori dei cori della chiesa. Si accede poi al grande chiostro rettangolare, porticato del ‘700 come il vicino refettorio.
Molto vicino si trova Collepardo, piccolo centro sul un colle allungato che domina la Val Fiume. Feudo dei Colonna e di un ramo dei Tolomei di Siena che si imparentò con i Lattanzi, nuovi signori del villaggio. Secondo la tradizione venne fondata dai profughi di Alatri dopo che la loro città era stata distrutta da Totila. Notevoli le ricchezze del territorio, dal caolino, all’alabastro, al gesso, al ferro ed all’asfalto, senza dimenticare una miniera aurifera sfruttata a partire dal 1868. Alcuni resti di mura medievali con torri sia quadrate sia cilindriche ed alcune case antiche, con bifore gotiche e portali del ‘500. All’interno della Rocca, l’edificio comunale, si trova il Museo delle Erbe, ove si conservano molti esemplari di erbe essiccate e di strumenti necessari per la fabbricazione di medicamenti dalle stesse piante.
In zona si può vedere anche il Pozzo Santullo o d’Antullo, una depressione profonda circa 60 m formatasi in seguito allo sprofondamento della volta di una caverna creatasi fra il banco di calcare compatto del cretaceo ed un bancone di breccia calcarea cementata. Oggi è quindi un grande cono detritico, appuntito, una sorta di dolina puteiforme per crollo: secondo alcuni il diametro  medio è di circa 96 m , con una sezione a tronco di cono che raggiunge i 110 m sul fondo, secondo altri di 140 m in alto e 155 in basso. Secondo la leggenda al di sopra si trovava un’ampia aia: il giorno dell’Assunta alcuni contadini vollero battervi il grano e l’aia sprofondò. Nei secoli scorsi pare che vi si calassero gli armenti per farli pascolare, vista la rigogliosa vegetazione del fondo.
Sempre di origine naturale è la Grotta dei Bambocci, 180 m di stalattiti e stalagmiti, descritta tra gli altri dal Gregorovius.
La zona è da visitare perché nonostante sembri che il tempo trascorra velocemente certi profumi e sapori restano sempre gli stessi, la magia e l’incanto anche.

ALATRI    ANAGNI    ARPINO    FERENTINO     SORA