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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

 

LE MARCHE: IL Conero, Osimo e Castelfidardo 

Almalinda Giacummo 

Le Marche sono una terra ricca di meraviglie non poi così nascoste, ma sicuramente poco conosciute. E a questo si può cercare di porre rimedio. Per cominciare si può parlare del monte Conero e del parco omonimo: compreso nei comuni di Sirolo, Numana ed Ancona, è composto da una costa sabbiosa che all’improvviso viene interrotta da un costa ripida di bianche rocce coperte di macchia mediterranea. Di sicuro impatto la passeggiata a picco sulla scogliera, fino agli isolotti delle Due Sorelle cominciando dal passo del Lupo. Numana gode, nell’ambito di questo monte, di una posizione ideale, a picco sul mare che domina dall’alto. Dal suo belvedere, dove si trovano anche i resti di una torre medievale, i turisti amano affacciarsi, mentre i nativi preferiscono godere della brezza marina dalla piazza del Santuario. Da qui fino al mare arriva la Costarella, una scalinata simile a Trinità dei Monti a Roma, con fiori ed artisti ad ogni gradino. Dall’altro lato del monte Conero si trova la bella ed antica Ancona: fondata dai greci con il nome di Ancon (dal greco “gomito”), la città è disposta sulle colline attorno ad una bella baia. I più insigni monumenti sono l’arco di Traiano, il duomo di S. Ciriaco e S. Maria della piazza. Il primo fu costruito per l’omonimo imperatore da Apollodoro di Damasco, in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione del porto; il secondo, il duomo di S. Ciriaco, è del IX secolo, con ristrutturazioni iniziate nell’XI e terminate nel XIII. Si tratta di un complesso edificio romanico con pianta a croce greca, influenze bizantine ed elementi gotici. Sorge su un edificio più antico dedicato a Venere Euplea, protettrice della navigazione, e le complessità stilistiche sono probabilmente dovute alla lunga durata dei lavori: inizialmente dedicato a S. Lorenzo, fu poi intitolato al patrono della città, le cui reliquie sono conservate nella cripta; la cupola centrale rappresenta i rapporti con l’Oriente, frequenti nelle città costiere, più aperte ai commerci con questi luoghi lontani. Santa Maria della Piazza è degli inizi del XIII secolo: anch’essa costruzione romanica, fu edificata su precedenti chiese paleocristiane. Nell’ordine inferiore della facciata sono presenti quattro file di archetti ciechi su esili colonnine, esempio unico del genere. Il portale in stile gotico si trova sul fianco della chiesa. Da Ancona  e Numana si arriva facilmente a Osimo e Castel Fidardo: il primo si trova in una zona ricca di vigneti e di fiori. Municipio romano del 267 a.C. fu circondato da possenti mura che diedero alla cittadina importanza strategica durante la guerra greco-gotica, resistendo all’assedio per ben sette mesi; divenne Comune libero ed anche dopo le Costitutiones dell’Albornoz mantenne una certa indipendenza; fu poi Malatesta e Sforza, per rientrare nell’orbita diretta dello Stato Pontificio.
Ha un duomo in conci di pietra dell’VIII, secondo altri di IV ed opera di S. Leopardo,  ristrutturato nel ’200: interessante la sottostante cripta, così come il battistero con il suo piccolo museo artistico, mentre il lato che si apre sulla piazza è un portico a tre arcate sollevato con una gradinata e la testata del transetto è chiusa da un rosone con figure simboliche plastiche. Caratteristico l’abitato all’interno delle mura medievali, a giro più largo delle precedenti, fra palazzi settecenteschi con facciate in cotto e angoli, finestre ed ingressi sottolineati da marcature in pietra, e giardini fioriti, così come le statue senza testa che adornano il Palazzo Comunale: furono decapitate dal condottiero Giangiacomo Trivulzio. Ancora oggi, il peggior insulto per un abitante di Osimo è il dargli del “senza testa”. La Fonte Magna è di età romana, ma resta solo parte della struttura ad esedra forse fu costruita da Pompeo Magno, anche se probabilmente il nome deriva dalla grande portata idrica che doveva avere in epoca antica. Sarebbe stata usata da Belisario per costringere gli abitanti di Osimo alla resa, infatti ne avvelenò le acque.
A pochi chilometri di distanza si trova Castelfidardo, semplice cittadina della valle del Musone, famosa per la fabbricazione di strumenti musicali, soprattutto fisarmoniche. Al suo nome è legata anche una battaglia fra piemontesi e truppe pontificie nel 1860: a perenne memoria si trova un monumento bronzeo opera di V. Pardo, disposto in un parco ricco di cipressi. Anche nel Convento degli Agostiniani, del XVI secolo, in cui fu ospitato il quartier generale piemontese, nel Palazzo Comunale e vicino Porta Marina, una balconata sul Conero fino a Recanati, ricordano questa stessa battaglia.
Nella zona si possono gustare molti piatti tipici  a cominciare dalle tagliatelle, poi  cacciagione, soppressate, prosciutti, salsicce, fichi, sedani, poi ciambelloni, scroccafusi, caciuni, frostenghi e sughitti, tutti dolci. Famoso il vino rosso del Conero.