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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
Il Castello di Giulio II
Maria Maddalena Regno
Per proteggere gli abitanti
della vecchia città, esposti ai saccheggi e alle devastazioni ad opera dei
saraceni, nella metà del secolo IX papa Gregorio IV decise di costruire da zero
un insediamento, Gregoriopoli, ormai comunemente identificato con l’attuale
Borgo di Ostia, fornendolo di una cinta muraria con torri e fossato. Il nuovo
abitato si insediò attorno ad una prima basilica cristiana dedicata a S. Aurea,
nominata già due secoli prima e costruita probabilmente sul luogo della tomba
della giovane che la tradizione vuole martirizzata sotto Claudio il Gotico
attorno al 270. La basilica era già stata restaurata da papa Sergio I
e da papa Leone III. Gli abitanti sopravvivevano stentatamente,
mantenendo in attività le saline, principale fonte economica del territorio fin
dall’antichità.
Agli inizi del XIII secolo il vescovo Ugolino dei Conti di Segni, diventato poi
Gregorio IX, decise di edificare una nuova cinta fortificata che, malgrado il
periodo turbolento, era ancora in buone condizioni quando Gregorio XI sbarcò
sul litorale ostiense di ritorno dalla cattività avignonese.
È probabile che ad Ostia fosse in funzione una dogana per il pagamento delle
gabelle delle merci che entravano via mare, e questa dogana doveva essere
presidiata dal castellano di una rocca dove ora sorge l’attuale. Anche delle
mura del tempo non resta molto,
se non, forse, la torre quadrata al lato della porta d’ingresso dell’abitato
che per struttura e tipo di muratura sembra d’epoca anteriore rispetto alle
mura conservate e che sono di epoca rinascimentale. Anche una parte delle mura
medioevali sud orientali avevano inglobato alcune arcate di mattoni risalenti ad
un acquedotto romano. Nei primi
anni del 1400 papa Martino V fece costruire
un nuovo torrione circolare a difesa del Borgo, e rocca e torrione erano
circondati da un fossato alimentato dalle acque del Tevere che scorreva lì
accanto. Nel 1471 nuova ristrutturazione su basi difensive moderne per quei
tempi, probabilmente affidata al cardinale d’Estoureville, con due torri
sempre circolari ad evitare punti morti, di scarsa visibilità in caso di
attacco. Tutta la struttura del Borgo doveva convergere verso la vecchia torre
di Martino V, mente l’ingresso all’abitato avveniva come dall’origine sul
lato Nord, in collegamento con l’antica via Ostiense.
Nel febbraio del 1483 arriva ad Ostia in qualità di vescovo Giuliano
della Rovere, poi Giulio II che, a proprie spese come ricorda una lapide, dà il
via a nuove trasformazioni. Ricostruisce la cattedrale di S. Aurea e avvia la
costruzione di un nuovo castello. Questo fu costruito inglobando le strutture
militari precedenti dall’architetto fiorentino Baccio Pontelli e il Vasari
afferma che lo fece su progetto del Sangallo. Nel corso dei lavori la torre di
Martino V fu rifoderata di mattoni, furono chiuse tutte le antiche aperture
compreso il portale d’accesso settentrionale. L’ingresso della rocca, resa
più solida all’esterno da una spessa scarpa, era difeso da un ponte levatoio.
La guarnigione era probabilmente alloggiata nella struttura triangolare della
fortificazione, su due piani collegati da una scala elicoidale, mentre in un
primo tempo il castellano e la corte papale dovevano essere ospitati nelle
grandi sale circolari
del mastio. La struttura, per quanto piuttosto angusta, era dotata di un bagno:
al centro della sala circolare e coperta da una volta a cupola, vi era una
profonda vasca con attorno due file di gradoni per potersi sedere. Ma un’altra
tragedia stava per abbattersi su Ostia e il suo Castello. Nel 1557, in seguito
ad una piena, il Tevere cambiò il suo corso allontanandosi dal Castello e fu
l’inizio di un nuovo declino, aiutato anche dalla formazioni di paludi e dal
saccheggio del 1737 ad opera delle truppe spagnole. Tutto cadde nel più
completo abbandono.
Nel 1700 la rocca fu concessa in affitto a famiglie del luogo come fienile, in
una delle stanze che si affacciano sul cortile si conservava, forse anche
produceva, il formaggio.
Nel 1804 il castello fu utilizzato per dare “asilo ai condannati addetti allo
scavo e ai soldati che loro facevano la guardia”, poiché iniziò in quel
periodo l’uso di galeotti per lavori inerenti alle Belle Arti. Se la cosa era
vantaggiosa economicamente, vista la gratuità della mano d’opra, non lo era
ai fini della conservazione del bene stesso, poiché l’alloggiare guardie e
ladri stravolse la funzione originaria dei locali interni del monumento.
Nella seconda metà dell’Ottocento ebbero inizio alcuni lavori di restauro e
Francesco De Sanctis approvò la destinazione del castello a nuovo Museo
ostiense, che doveva raccogliere i reperti degli scavi di Ostia antica. In
seguito, il materiale fu trasferito nel Museo Nazionale Romano. Nel 1908 fu
realizzato all’interno della rocca un Antiquarium di sei sale. Tra gli anni
’38 e ’40 i materiali furono trasportati nel Museo del Casone del Sale e per
la rocca iniziarono veri e propri lavori di restauro guidati da Italo Gismondi,
con l’abbattimento di tutto ciò che era “moderno” per riportare il
monumento alle strutture originali. Nel 1964 la Soprintendente Squarciapino
volle che al primo piano degli appartamenti papali fosse allestito un museo per
illustrare la storia del monumento.
Per ulteriori restauri e studi, negli anni ’80 il monumento fu chiuso per
riaprire negli anni ’90.
Ora, è aperto al pubblico e in parte visitabile, inoltre ospita il museo delle
ceramiche rinvenute all’interno e nell’area circostante.
Parte
delle notizie e delle illustrazioni di questo articolo sono tratte dal catalogo
“Le ceramiche tardomedievali e rinascimentali del Castello di Ostia Antica”,
edito da Campisano
Ostia
antica LE
CERAMICHE TARDOMEDIEVALI E RINASCIMENTALI
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