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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

 

l'AnfiteatroGli edifici pubblici

Almalinda Giacummo

La città si trova a circa 30 m s.l.m., sull’altopiano formato da un’antica colata lavica, le mura sono lunghe 3.300 m e l’area occupata dalla città è di circa 63 ettari. L’attuale ingresso all’area degli scavi avviene da Porta Marina: in antico difficilmente doveva essere percorsa dai carri a causa della notevole pendenza, ma sono comunque ben visibili sia l’arcata per il passaggio pedonale sia quella per il passaggio di carri a trazione animale. Percorrendo la via Marina si giunge al Foro, che non si trova al centro della città, ma si apre sulla parte più alta e pianeggiante. E’ rettangolare e si doveva presentare con un porticato sormontato da un loggiato: nell’area più a sud si trovavano molte statue in marmo ed in bronzo, di cui oggi restano i basamenti infissi nella pavimentazione a grandi lastre di travertino. La base più massiccia era il suggestum, la tribuna per gli oratori. Sul Foro affacciavano molti edifici importanti per la vita pubblica e religiosa della città, fra questi: a un fornonord erano il tabularium, la sede dei Duoviri, i magistrati più importanti della città, e la Curia, la sede delle riunioni dei decurioni.  Sul lato sud- est del Foro era il Comitium della fine dell’età sannitica, il luogo dove avvenivano le elezioni municipali.
Poi vi era la mensa ponderaria, il luogo in cui le misure venivano controllate per verificarne la conformità alle misure romane standard, subito vicino era l’Horreum, il granaio pubblico, oggi occupato da un magazzino di materiali archeologici; seguiva una latrina pubblica e due sale sotterranee, all’interno delle quali, secondo alcuni, si conservava il tesoro della città. L’area a sud-ovest è occupata dalla Basilica, con vestibolo di pilastri in tufo, pianta rettangolare e colonne che dividono l’interno in 3 navate, mentre sul fondo era il tribunalis. Si trattava di un edificio pubblico all’interno del quale si dirimevano le cause civili, oltre ad essere un luogo adatto alle contrattazioni finanziarie. Nell’angolo sud ovest si trova il macellum di età augustea, con ingresso a portico di colonne di marmo. All’interno ospitava negozi e tabernae, mente il centro doveva essere occupato da un chiostro circolare a cupola con bacino d’acqua, mentre le nicchie posteriori dovevano ospitare le statue della famiglia imperiale. In fondo a destra, il complesso sistema per l’approvvigionamento e lo smaltimento delle acque conferma la destinazione dell’area alla vendita del pesce. In pratica, si trattava di una specie di grande mercato. Un altro edificio tutto sommato pubblico era quello dedicato dalla sacerdotessa Eumachia, patrona dei fullones, alla Concordia Augusta: era la sede centrale dei tintori e dei cardatori, i fullones appunto, con un ampio cortile colonnato circondato da un muro con tre nicchie, di cui quella centrale conteneva una statua dell’imperatrice. Notevole la decorazione marmorea della porta centrale, rettangolare con fregio continuo di girali d’acanto ravvivati da uccelli ed insetti, di età tiberiana. Secondo alcuni studiosi, doveva essere una sorta di mercato della lana ed il criptoportico serviva da magazzino per le merci.
un negozioPompei era poi dotata di un secondo foro, il cosiddetto Triangolare per via della forma che lo costituisce, posto come si trova su un bastione naturale sovrastante la piana, con panorama mozzafiato: vi si accede tramite un grande propileo a colonne ioniche e tutte intorno alla piazza sono 95 colonne slanciate e più alte di quelle del Foro, poiché senza un ordine superiore. La parte sud- est è occupata dalle rovine del Tempio Greco, di tre altari preromani, di una fontana e di un orologio solare donato, come quello che si trova nel tempio di Apollo, dai duoviri L. Sepunius e M. Eremius. Accanto al foro triangolare si trovano la Palestra sannitica, il Teatro Coperto, il Teatro Scoperto e la Caserma dei Gladiatori. I due teatri furono costruiti una prima volta nel III secolo a.C.: quello Grande, scoperto, aveva verso sud un grande portico di tufo che serviva da ridotto per gli spettatori. Pur adagiandosi, alla greca, sul pendio della collina, presenta oggi un palcoscenico di tipo romano, a tre porte con nicchie ed edicole. Conteneva fino a 5.000 spettatori ed in alcune occasioni poteva essere coperto con un velario, come accadeva a Roma per il Colosseo. Resta parte dei gradini della ima cavea, dove sedevano eminenti personaggi i cui nomi erano incisi sui vari gradini, e resti di vasche e bacini per i giochi d’acqua tanto in voga presso i Romani. Dopo il terremoto del 62 il portico fu trasformato in Palestra per Gladiatori con un campo per le esercitazioni: lungo le pareti ed al piano superiore erano sistemate piccole camere per l’alloggio sia dei gladiatori stessi sia dei loro guardiani-allenatori. All’interno di queste sale sono state trovate diverse armi gladiatorie, alcune delle quali talmente fastose da essere sicuramente da parata (mostra Sangue e Arena a Roma). In una sala di questo edificio sono stati rinvenuti numerosi morti, fra cui una donna riccamente ingioiellata ed un bambino appena nato e deposto in una giara. Un’altra palestra, cosiddetta sannitica, si trovava a nord del teatro scoperto e fu rimpicciolita all’indomani dello stesso terremoto, per permettere l’ampliamento del tempio di Iside: presenta un portico in stile dorico e da qui proviene una delle copie migliori del Doriforo di Policleto. Il Teatro Coperto, o Odeion, fu edificato con la colonia romana nel I secolo a.C. ed era usato per spettacoli musicali o dei mimi per un totale di circa 1.000 spettatori: notevoli le decorazioni ellenizzanti quali i due telamoni in tufo all’estremità dei due parapetti.
casa del gladiatore Actius Anicetus: pittura con la rissa fra Nocerini e PompeianiMa sicuramente uno degli edifici più famosi di Pompei è il bell’anfiteatro: costruito in epoca sillana, si erge parzialmente sull’aggere delle mura cittadine e poteva contenere fino a 20.000 spettatori, provenienti da Pompei e dalle città vicine. Ad edificarlo furono gli stessi magistrati che costruirono il teatro piccolo, C. Quintius Valgus e M. Porcius. Non presenta ambienti al di sotto dell’arena e le scale di accesso sono all’esterno, mentre la galleria superiore era forse riservata alle donne. Anche in questo caso poteva essere tirato un velario per difendere gli spettatori dalla pioggia o dal sole: il passaggio a volta al centro del lato ovest poteva fungere da porta libitinensis, per intendersi quella attraverso cui passavano i gladiatori morti o, secondo alcuni, la porta per l’accesso del magistrato più importante. Da ricordare che, forse, a Pompei ci fu la prima squalifica del campo della storia: la causa fu una rissa fra Pompeiani e Nocerini. Nelle immediate vicinanze è la Palestra Grande, costruita in epoca imperiale: si tratta di una vasta piazza quadrata racchiusa da un alto muro e distinto portico su tre lati. Al centro è una grande piscina: le piante attuali hanno affianco i calchi delle radici di quelle più antiche.
Un’altra importante tipologia di edifici erano le Terme: a Pompei esistevano le Stabiane, quelle del Foro e quelle Centrali. Le Terme Stabiane sono le più antiche e furono terme del Foro: volta a stucco, particolare dell'aquila che rapisce Ganimedeedificate nel periodo sannita: una vasta palestra rettangolare è circondata su tre lati da un portico in tufo, mentre verso est sono i bagni pubblici divisi in settore maschile e settore femminile. La parte più monumentale è quella degli uomini: un ingresso conduce ad uno spogliatoio (apodyterium) da cui si accede ad una stanza a volta con cisterna circolare per il bagno freddo (frigidarium); una seconda stanza aveva invece una temperatura più mite (tepidarium), mentre l’ultima, più grande, era riscaldata ad una temperatura elevata con una grande vasca per i bagni caldi ed una fontana (labrum) da cui spruzzarsi acqua fresca. Di fronte all’impianto termale vero e proprio, dall’altro lato della palestra, era una grande piscina per gli esercizi acquatici: tutta l’area è decorata da alcuni degli stucchi più belli noti a tutt’oggi. Se dalla piazza del Foro si usciva verso sud- ovest, si arrivava alle Terme del Foro, più piccole delle precedenti ma più finemente decorate. Questo edificio appartiene all’inizio della colonia romana: il grande labrum fu installato dai duoviri Cn. Melinaeus Aper e M. Staius Rufus al costo 5.240 sesterzi alla fine del I secolo a.C. Le Terme Centrali erano state appena costruite al momento del disastro e non erano ancora funzionanti: hanno comunque una grande palestra ed un grande laconicum, una sala adibita a sauna. In generale, erano riservate agli uomini.
L’ultimo luogo pubblico che citiamo è sicuramente quello che maggiormente incuriosisce i turisti, dà inoltre dimostrazione che un certo mestiere è il più antico del mondo: scena erotica da Pompeiparliamo del Lupanare ed il mestiere è quello della “meretrice”. In effetti, non era questa cosa così mal vista: le Signore godevano spesso di molta fama ed importanza ed il loro sostegno, o sdegno, durante eventuali elezioni poteva cambiare le sorti di questo o quel personaggio. Era allora uso fare campagna pubblicitaria scritta tracciando sulle pareti dei palazzi scritte a vivaci colori del tipo: "Vota Tizio, lo fa anche la bella Caia". E le prostitute non operavano certo per strada: avevano case apposite attrezzate per l’occasione. Quello attualmente visibile è un lupanare piccolo: poche camerette piccole, giusto lo spazio per un letto, una latrina sul fondo e due ingressi, un secondo piano con balcone. Vicino alla porta di ogni cameretta un’immagine dipinta con le evoluzioni erotiche di un uomo ed una donna, secondo alcuni nella posa più nota per la ragazza in questione: si può curiosamente ricordare come qui sia stata rinvenuta una porzione di pasta e fagioli non consumata.
Lo abbiamo detto, Pompei era dedicata a Venere anche da Silla e a questa dea era dedicato il primo tempio, quello della divinità protettrice della città, una Venere genitrix, dea dell’amore, della fecondità e della ricchezza del genere umano.
le strisce pedonaliE poi Pompei è un pullulare di fontane lungo le strade, castella per l’approvvigionamento idrico, strade pavimentate con pietra lavica e dotate di strisce pedonali rialzate per evitare di sporcarsi quando si attraversa la strada, marciapiedi, negozi o tabernae, termopolia come quello di Asellina, dove era possibile comprare bevande calde e fredde, cibi cotti, forse da consumare al piano superiore, il tutto allietato da fanciulle provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo. Poi tintorie e tutto quanto ha sempre composto una città. Panifici e forni compresi, che a Pompei fanno ovunque la loro comparsa: come quello del vicolo storto, con le macine a meta e catillus per il grano, il forno per la cottura del pane ed il bancone per la vendita al minuto. Da questo, che è il pistrinum di Modesto, provengono 81 pani rotondi carbonizzati, divisi in 8 spicchi.
E poi le necropoli: lungo le strade, subito all’uscita della città, erano i sepolcri dei cittadini, di tutte le fogge e le forme possibili, a seconda delle possibilità economiche, delle origini, dei mestieri.

POMPEI una perla del passato
POMPEI alcune case per una città di abitanti
I templi e le divinità