prima paginaPrima pagina
editorialeEditoriale
attualita'Attualità
culturaCultura
costumeCostume
spettacoloSpettacolo
personaggiPersonaggi
turismoTurismo
medicinaSalute
sportSport
agendaAgenda
oroscopoOroscopo
curiosita'Curiosità
consulenteConsulente
giardinaggioGiardinaggio
cucina
Cucina
dentino avvelenatoDentino avvelenato

linkI nostri link
e-mailE-mail


Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

 
 
RAINBOW BRIDGE un arcobaleno di pietra forgiato dalla natura 

Almalinda Giacummo 

I Navajo e i Paiute abitanti dell'Utah  meridionale, tramandavano ai discendenti la leggenda del "nonnezoshi", l'arcobaleno di pietra che per gli avi era stato un luogo sacro, come testimoniano reperti archeologici rinvenuti sul posto, ma l'ubicazione era un segretoRainbow Bridge che pochi conoscevano. Nei racconti si parlava di questa meraviglia naturale che aveva la forma e i colori di un arcobaleno, e nel 1909 tre uomini bianchi organizzarono una spedizione per rintracciarla, facendosi guidare da due nativi. Attraverso zone impervie raggiunsero uno stretto canyon, talmente ben occultato dalla natura del luogo da far comprendere il perché così pochi ne conoscessero l'ubicazione. Superata l'entrata, lo stupore fu enorme: l'arco era leggiadro e perfetto, la pietra, delicatamente colorata di rosa, quando il cielo era sereno appariva di un intenso color lavanda mentre all'ultimo sole pomeridiano si striava di rosso e marrone. La voce si Delicate Archsparse e nel 1910  Rainbow Bridge fu dichiarato monumento nazionale americano. Per il presidente Theodore Roosevelt era senza ombra di dubbio la più grande meraviglia naturale del mondo. Fatto di arenaria, il ponte è lungo 94 m e l'altezza alla sommità dell'arco è di 88 m. La pietra ha uno spessore di 13 m ed è larga 10 m, misure imponenti per un'opera di tanta leggiadria che sovrasta un piccolo canyon e un modesto corso d'acqua, il Bridge Creek. È stata proprio quest'acqua, nel corso dei millenni, con le piene stagionali, ad erodere la pietra fino a darle la forma attuale, mentre il vento ne ha levigato la superficie. Per anni pochi hanno potuto ammirarlo, poiché per raggiungerlo bisognava percorrere una ventina di chilometri di sentieri da capre. Poi, nel 1963, in seguito al completamento della diga del Glen Canyon, la zona è stata aperta ai viaggiatori, cheAngel Arch possono arrivare in barca fin nelle vicinanze del Ponte dell'Arcobaleno.
Ma se questo ponte è la super star, lo Utah vanta centinaia di archi di arenaria, duecento dei quali si trovano nell'Arches National Park, 300 km a nord della zona del primo. Ogni arco ha un suo nome, tra i più famosi l'Angel Arch, poiché l'arco sembra sormontato da un paio di ali, e il Delicat Arch, chiamato così poiché essendo alto più di un edificio di sette piani, nel punto più sottile misura scarsi due metri, particolare che non ne fa presagire una vita lunga. È splendido da vedere, così alto ed esile, isolato sul bordo di una depressione rocciosa. Oltre al poetico nome di Delicato, qualche bontempone l'ha soprannominato Old Maid's Bloomers, mutandoni della vecchia zitella, per la sua forma. Zitella che andava a cavallo, aggiungo io, viste le gambe arcuate!