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Anno 10
Numero 40
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
SPAGNA 2007: viaggio fai da te, considerazioni e
consigli
Gerardo Giacummo Antonia
Geninazza Bonomi
Il nostro viaggio in Spagna è
nato da una simpatica presa in giro coniugale. A causa del mio stacanovismo da
sette anni e rotti non siamo riusciti a fare una vacanza, il pomeriggio del 7
luglio mio marito Gerardo butta lì un: “Che ne diresti di una vacanza in
Spagna quest’estate?”. Si aspettava che facessi la solita alzatina di spalle
con sospiro sconsolato e si è trovato spiazzato dal mio: “Quando
partiamo?”. Ammetto onestamente che stavo scherzando,
ma davanti alla sua incredulità, al suo: “Dici davvero?!”, ho ribadito il
mio consenso e lui è partito a razzo per il porto di Civitavecchia a farsi
un’idea sui tempi e i modi per prenotare il traghetto fino a Barcellona. È
tornato con tutte le indicazioni, abbiamo dato una scorsa al calendario, è
ripartito per Civitavecchia a prenotare la partenza per il 20 luglio con rientro
il 3 agosto. Perché tanta fretta? Semplice: poiché il pagamento del viaggio in
nave avviene alla prenotazione e personalmente mi piace spendere ma non sbattere
via i quattrini, così mi sono obbligata a non cambiare idea.
Tempo una settimana e Gerardo ha preparato una tabella di marcia perfetta,
calcolata al chilometro e all’ora, con tanto di mappe stradali
dell’itinerario fino all’ingresso dell’albergo, per permetterci di vedere
le città e i monumenti che ci interessavano senza ammazzarci, aiutato dai
depliant reperiti agli uffici turistici romani di Spagna e Portogallo, con
prenotazione di alberghi e quello che si rivelerà un suo autentico colpo di
genio: la prenotazione della visita all’Alhambra di Granada. Colpo di genio
perché, una volta arrivati sul posto, abbiamo trovato turisti di tutte le nazioni
che freschi e belli come fiori si presentavano alla biglietteria per acquistare
il ticket e entrare, sentendosi rispondere che potevano solo prenotare e
compiere la loro visita dopo tre giorni!
CONSIDERAZIONI, AVVERTENZE
& CURIOSITÀ
Arrivati a Barcellona abbiamo fatto una prima constatazione: lungo le strade non
ci sono macchine
private parcheggiate, e così sarà in tutte le città spagnole, solo in
Portogallo e nei piccoli centri o in periferia si è vista qualche automobile
accostata ai marciapiedi. Non sappiamo come se la cavino gli abitanti, per noi
le soste nei garage sono stati salassi. Da mettere in conto nel preventivare le
spese.
Preparatevi a guidare con molta attenzione perché nelle città i semafori sono
a 30-50 metri l’uno dall’altro e le rotonde ogni 100 metri o giù di lì.
Inoltre, grossi cartelli avvertono gli automobilisti che il privilegiato è il
pedone. Non solo, quegli enormi rettangoli rossi con le strisce bianche pedonali
non sono dipinti sull’asfalto come da noi ma rialzati, molto alti, se non li
prendete a bassa velocità fate autocross e addio sospensioni, convergenza,
assali, ammesso che non vi capottiate.
Piacevole sorpresa: i taxi sono moltissimi e i prezzi modici.
Le autostrade, o autoruta o autopistas, sono comodissime e carissime.
All’improvviso trovi un casello e dai 3 ai 37 euro non sai mai quanto pagherai
perché non hai idea di dove abbiano iniziato a calcolare il pedaggio. A volte
prendi il ticket dieci chilometri prima della stazione, credi di sborsare pochi
spiccioli e ti trovi a pagare decine di euro. Ti consoli pensando di avere
percorso attorno ai 300/350 km di strade scorrevolissime senza incontrare
praticamente niente: pochissimo il traffico e lateralmente chilometri e
chilometri in lungo e in largo, a perdita d’occhio, di coltivazioni. Inizia il
granturco? E vai con il granturco, il giorno seguente sono girasoli, l’altro
ancora viti, poi ulivi, poi alberi da frutta per chilometri e chilometri in
lungo e in largo, a perdita d’occhio, dalla pianura fin sopra le colline che
intravedi all’orizzonte.
Ti viene spontaneo pensare alle nostre autostrade piene di traffico, con il mare
da un lato e le colline dall’altro, alle nostre strisce di terra coltivate e,
sì, la superficie della Spagna è quasi il doppio della nostra e la popolazione
inferiore di numero.
Proprio grazie all’assoluta mancanza di code, pur mantenendo i 120 km orari
regolamentari, siamo stati spesso in anticipo sulla nostra tabella di marcia e
questo ci ha permesso di fare molte deviazioni dall’itinerario di base.
A movimentare il paesaggio sono le torri eoliche, piazzate per ogni dove lungo
le strade che, secondo Gerardo, costano due lire, o euro, perché sono strisce
di asfalto, o cemento, e di ponti o viadotti ne abbiamo incontrati pochissimi.
Praticamente inesistenti sul nostro itinerario boschi o foreste: tutte
coltivazioni.
Quello che ci ha stupito è la mancanza di animali, soprattutto di moscerini,
farfalle, calabroni: sedici giorni di spostamenti e non abbiamo mai dovuto
lavare il parabrezza! Inoltre, si vedono pochissime abitazioni, ti chiedi chi
curi tutti quei campi e ti chiedi quali antiparassitari usino.
Per contro, nelle città si ha l’impressione che alle signore il ventaglio
serva per scacciare le mosche e non per farsi vento: sono terribili, ti si
appiccicano addosso e non se ne vanno più. A Siviglia, Cordoba e Granada l’Antonia
non ha fatto altro che schiaffeggiarsi.
Una sorpresa piacevole: la benzina in Spagna costa meno che da noi, in
Portogallo è più cara.
Un inconveniente, almeno per noi, è stato uscire dalle città. Quando arrivi il
centro è chiaro, all’uscita trovi confluenze di quattro- sei corsie con
indicazioni che ti sbalestrano mandandoti avanti, a destra e a sinistra, un paio
di volte ci è capitato di tornare al luogo di partenza per riuscire a beccare
la direzione giusta. Inoltre, devi conoscere il nome della città che vuoi
raggiungere nella lingua parlata nella regione che attraversi. Già, perché
tutti parlano spagnolo ma nelle indicazioni stradali usano l’antica lingua
della Navarra, della Castiglia, della Catalogna, dell’Andalusia ecc., e se
parti da Saragozza per andare a Leon, per fare un esempio, all’inizio la trovi
segnata in un modo e a metà strada in un altro,
insomma una babele. Meno male che per noi non è stato un problema grazie
ai ricordi scolastici e alle letture. Bossi e i nomi dei paesi e delle città in
dialetto locale non ha scoperto niente.
ALBERGHI & RISTORANTI
Gli alberghi sono stati persino superiori alle aspettative, escludendo Saragozza
dove a darci
il benvenuto nell’elegantissimo hotel, con camera e bagno tutto velluto e
marmi decisamente oppressivo, barocco o “spagnolesco” per usare la mia
espressione, è stata una cucaracia, sì proprio uno scarafaggio!
Avvertenza importante: quando prenotate l'albergo, leggete attentamente cosa è
compreso nel prezzo perché il parcheggio dell’automobile può costarvi anche
30 euro a notte e la prima colazione variare dai 10 ai 18 euro a testa. Non
fidatevi del fatto che ci sia l’indicazione che l’albergo ha il parcheggio,
deve essere indicato che è compreso nel prezzo totale.
Ad Alcobaca, Portogallo, non avevamo prenotato, abbiamo trovato alloggio
all’Albergo S.ta Maria, fresco, giovanile, dignitosissimo, per 60 euro a
notte, prima colazione decente e garage compresi.
Anche a Sagunto non avevamo prenotato non sapendo se ci saremmo fermati a
Valencia o Alicante: giriamo per la cittadina sonnolenta e semivuota, cerchiamo
nella parte bassa al mare, altrettanto sonnolenta e deserta, niente da fare,
tornando al centro storico ne scopriamo uno aperto, mio marito s’infila, fissa
la camera, saliamo, la chiave apre ma non chiude, scende alla reception, dopo un tempo
infinito torna e ridendo mi racconta di aver dovuto pagare la camera in anticipo
perché la segretaria, piangendo, gli ha detto che altrimenti la “signora”
non l’avrebbe pagata. Non c’era la carta igienica, l’ho chiesta alla
cameriera, questa ha fatto il giro di tutti gli stipetti della camera prima di
cedermi un preziosissimo rotolo. Stendiamo un velo pietoso, circolavano certe facce che la
notte abbiamo dormito solo dopo aver spinto l’armadio contro la porta.
All’esterno insegna spagnola, personale spagnolo, quadretti cinesi alle
pareti, tendaggi con scritte cinesi.
Una menzione particolare la meritano i letti: non uno
"normale". In certi alberghi erano così ampi che, per usare il
paragone di un signore di Caserta, per parlarsi ci si doveva chiamare al
telefono, altri erano della cosiddetta piazza e mezza. Meno male che Gerardo ed
io siamo di taglia normale e non ci dispiace stare... vicini vicini!
Una constatazione: nelle grandi città al di fuori degli itinerari prettamente
turistici i negozi, di tutti i tipi, erano chiusi e le strade deserte. Già, era
fine luglio-inizio agosto, anche gli spagnoli hanno diritto a una vacanza,
magari in Italia!
SPAGNA: mangiare? È
un’avventura
Non siamo i tipi che cercano gli spaghetti al polo nord, anzi vogliamo
“mangiare locale” perché siamo curiosi, però al caffè del mattino non
rinunciamo ed è stata una pessima sorpresa:
hai voglia a chiederlo “espresso e curto”, è sempre brodaglia anche perché
la miscela è scadente. Solo a Santiago abbiamo bevuto un eccellente caffè, e
la proprietaria del bar ci ha spiegato che, appunto, è una questione di miscela
e la sua era buona, oltre ad avere una macchina espresso italianissima. In ogni
caso, bevibile o ciofeca, in Spagna e Portogallo lo paghi 1euro.
Premesso che il nostro conto spese era limitato solo dal buon senso, che per
regola di vita se mangiamo il primo non mangiamo il secondo e saltiamo il dolce,
che l’Antonia non mangia a mezzogiorno, per i pranzi di Gerardo e le cene in
due abbiamo provato di tutto, osterie e ristoranti titolati, mangiato
splendidamente dove meno te lo aspetti, da schifo dove avevano la puzza sotto il
naso e preso batoste qua e là, batoste sempre limitate a quello che mangiamo:
poco. Leggi i depliant e senti magnificare le tapas “una miriade di piattini
contenenti bocconcini appetitosi da gustare con gli occhi prima che con il
palato…”. Sarà, ma le tapas che abbiamo avuto modo di vedere nel percorrere
il perimetro della Spagna erano tranci di baguette alti un paio di centimetri
con sopra un velo trasparente di salsa non meglio identificata e un’acciuga
sott’olio, oppure un gamberetto, o una fettina sottilissima di salame o un triangolino di
frittata, il tutto dall’aria poco invitante. Per farla corta: sei pezzi di
pane guarniti con qualcosina a 10 euro. Come ha sottolineato una signora di
Lamezia Terme, loro erano in quattro, 40 euro per non mangiare niente. Non solo,
in tutti i ristoranti, in tutti i bar di tutte le città dalle montagne al mare
che abbiano toccato le tapas erano identiche, precise spaccate nei colori e
negli ingredienti come se fossero create da una sola mano. Così come tutti i
tapas bar, i bar e quant'altro vendesse roba da mangiare avevano gli identici
contenitori di pesante plastica bianca contenenti l'identica insalata di riso,
l'identica insalata russa ecc.
A Saragozza splendida sorpresa a El Cierzo: parillada, abbondantissima carne
morbidissima cotta come piace a noi, a soli 28 euro bevande comprese.
A Leon è bene dimenticare la paella che ci hanno servito: 29 euro, pancia vuota
e chicchi di riso secco che giravano in bocca.
Ci hanno viziati a Santiago, dove nell’osteria La Tita abbiamo ordinato una
sola porzione per tipo di polpo in insalata, vongole stufate, calamari fritti,
fagiolini come contorno senza sapere come fossero le porzioni e ci siamo
ritrovati con enormi piatti fondi ricolmi di pietanze saporitissime, con i
fagiolini c’erano anche due uova sode!, più le bevande 35 euro il conto.
Una pacchia ad Alcobaca in Portogallo: a Casa Alcobaca, dalla senora Teresa,
cena luculliana che andava dal baccalà alla pignatta di pollo secondo una
ricetta locale, ben innaffiata di vino per 38 euro e vi assicuro che ci siamo
stragofati essendo oltretutto digiuni dalla sera precedente e avendo girato in
macchina come trottole e scarpinato tutto il giorno per Coimbra. Ed eravamo
seduti proprio davanti al sagrato del magnifico monastero.
Di
Lisbona non ci possiamo lamentare, anche se una cena è costata 40 euro e una
22, senza che ci rendessimo conto del perché della differenza considerando che
di baccalà e sardine fritte si è trattato tutte e due le volte, e la qualità
del ristorante era la stessa..
A Siviglia consigliamo vivamente di stare alla larga da La Espumosa: camerieri
in giacca bianca e guanti, 9 cozze 9 e una porzione di prosciutto Serrano Pata
Negra ecc. immangiabile perché tagliato alto (hai voglia a ridurlo a
stricioline!), secco nella parte magra e con il grasso, largo oltre 3 centimetri
a suddividere i due magri, trasparente come se fosse stato fritto tanto era
sciolto dal caldo, salato e con un sapore muschiato vagamente rancido, il tutto
per 38 euro. Stravolti da una lunga camminata, in un bar abbiamo bevuto uno
splendido gazpacio.
A Batalla la sorpresa è stata in una sorta di spaccio nelle vicinanze della
cattedrale: un toast megagalattico con prosciutto cotto saporito, formaggio
senza risparmio, pane morbido e ben tostato, impossibile mangiarlo a morsi tanto
era alto,
abbiamo dovuto dividerlo in otto e ancora c’era da fare bocconi.
A Granada, chissà come e chissà perché, per due giorni è stato una sorta di
calvario, e sì che di strada a piedi ne abbiamo fatta, locali ne abbiamo visti,
ma siamo riusciti a mangiare fermandoci un mezzogiorno ad un McDonald, così
sapevamo cosa ci aspettava, e una sera abbiamo calmato i morsi della
fame in un ristorante nordafricano dove ci hanno servito un gustosissimo kebab e
a prezzi così modici che non siamo ricorsi alla carta di credito. La sberla è
arrivata in un bar dove due sangrie ci sono costate 20 euro e davanti non
avevamo neppure Fontana di Trevi o il Pantheon!
Esperienza farsesca a Sagunto. Personalmente ho mangiato uno splendido stinco di
agnello cucinato a puntino, Gerardo le solite 9 cozze 9 perché non te ne danno
di più mentre ti sommergono di vongole, al momento di pagare il conto di 29
euro, sbagliato per difetto stando ai prezzi del menu, mio marito tira fuori la
carta di credito ma, sorpresa, non accettano “tarjeta” fino a 30 euro. E mio
marito ordina un’altra birra! Aveste visto la faccia del ristoratore!
E siamo a Barcellona. Tre cene e tre pranzi teorici, tapas e baguette con
qualche fettina di salume
dappertutto e a noi ingozzarci di solo di pane non va, in poche parole una sera
abbiamo mangiato in un ristorante e ci è andata bene, un pranzo Gerardo l’ha
fatto al mercato generale e non sappiamo come il conto sia arrivato a 40 euro
visto che era appollaiato su uno sgabello al bancone. Va bene che era pesce,
compresi 4 enormi cannolicchi, ma che prezzi. Una sera abbiano mangiato la
paella ma… era identica a quella di Leon: riso secco, i gusci delle 3 cozze
bruciati, il coniglio stopposo, il pollo invisibile, il chiorizo da cercare con
il binocolo e malgrado le porzioni siano per due, la divisione dei morsetti di
carne è impossibile: uno mangia il pollo e l’altro il coniglio. Inoltre,
osservando le varie paelle nei vari ristoranti delle diverse città, ci è sorto
un dubbio: poiché tutte corrispondono perfettamente all’immagine
pubblicitaria che è identica in ogni ristorante anche nel tegame, secondo noi sono fatte in
serie, surgelate, spedite nelle varie direzioni dove vengono riscaldate nel
microonde. Questo, perché in certi ristoranti, in particolare sulle ramblas di
Barcellona, non si vedeva traccia di cucine. Non solo, quella servita nel
ristorante all’inizio del vialone era identica a quella servita nel ristorante
alla fine del medesimo, tutte spiccicate a quella fotografata nel cartellone pubblicitario e
tutte a 29 euro.
Altra produzione in serie, a nostro avviso, è lo splendido polpo. Possibile che
il sapore, squisito, la morbidezza e le dimensioni del taglio siano identici in
tutte le città?
Osservando la perfetta somiglianza di polpo, tapas e paella, contenitori di riso
e insalata russa la considerazione
di Gerardo è stata: “Hanno un catering nazionale”.
A proposito di birra: controllate sempre prima quanto la fanno pagare perché
noi abbiamo oscillato da 1.50 e 8 euro a testa. Non solo, se non la prendi in
bottiglia dove la marca è specificata, ci sorge il dubbio che alla spina ti
diano quello che vogliono perché malgrado fossero indicate marche diverse,
abbiamo visto sempre e solo scaricare enormi barilotti di metallo che da
Saragozza a Santiago a Lisbona, Siviglia, Granada e via per Barcellona erano
tutti identici, tutti anonimi.
A Sagunto e a Barcellona abbiamo avuto più forte il sospetto che dietro le
attività apparentemente in mano agli autoctoni, a dirigere in realtà fossero i
cinesi che comparivano nelle vesti più strane, tipo camerieri che non
prendevano un ordine pur indossando la giacca bianca, impiegati in albergo che
non uscivano dall'ufficio.
Souvenir gastronomici? Meglio pensarci prima di tentare l'impresa. In uno
splendido negozio nel centro di Barcellona, autentica boutique del gusto a
leggere l'insegna, abbiamo osato comperare prosciutto Serrano ecc. ecc. e 3 tipi
di salame, tutti rigorosamente tagliati e messi sotto vuoto davanti a noi
perciò normalmente in vendita e non ad uso turisti, chorizo e scatolame di
pesce: cozze, vongole, cannolicchi e lattarini d'anguilla. Lasciamo perdere il
prosciutto salato e stopposo, uno dei salami in bocca aveva la consistenza e il
sapore della segatura, l'altro sembrava fatto anche con cotiche, sono finiti
tritati in un enorme gattò di patate. Quanto al pesce, togliendo la confezione
di cartone abbiamo scoperto stampigliato sulla scatola di metallo che proveniva
da Cile. I lattarini d'anguilla? All'interno c'era scritto che era surimi in
forma di...
Che dire dell’accoglienza? Togliendo Alcobaca e un ristorante a Lisbona dove
le proprietarie erano donne dinamiche e simpaticamente professionali, anche
negli alberghi non è che la cortesia regni sovrana. L’aria è quella di
sufficienza di chi sa che tanto non puoi scappare, lì o da un altro sei il
pollo fastidioso ma necessario perciò o magni sta minestra o salti sta
finestra, sei un provinciale venuto nella metropoli per ammirarne le bellezze,
respirare l’aria cosmopolita…
Qualcuno dirà che in Italia la situazione non è migliore, che i prezzi sono
alti, che il turista è un pollo da spennare, d’accordo ma basta infierire
masochisticamente su noi stessi e accettare supinamente le critiche che ci
arrivano dagli altri
paesi, il vecchio detto che “tutto il mondo è paese” è sempre valido, più
che mai valido, con qualche valore aggiunto che fa la differenza per quanto ci
riguarda: quello che abbiamo noi non ce l’ha nessuno in particolare se cerchi
la storia, se vuoi vedere monumenti, che siano monumenti veri e non...
Ci siamo divertiti? Come pazzi.
Vi chiedete il perché? Lo capirete leggendo le tappe del viaggio.
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