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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

 

VICENZA la piccola Roma

Almalinda Giacummo

La struttura urbanistica del centro storico è molto irregolare: le vie sono tortuose e spesso porticate. Alcuni fra i  suoi palazzi sono stati costruiti fra il XIV ed il XV secolo: sono in stile gotico-veneziano Palazzo Zen, in marmo rosso e pietra bianca, Palazzo da Schio, che per i suoi capitelli dorati ebbe il nome di Ca' D’oro, la prima versione di Palazzo Thiene, Casa Pigafetta, che unisce schemi rinascimentali e spagnoli inserendo raffinate decorazioni agli archi delle finestre ed ai balconcini trilobati; sulla sua facciata è iscritto il motto della famiglia ”Il n’est rose sans espine”, così come sulla stessa facciata viene ricordato Antonio Pigafetta, compagno di viaggio e storiografo nella spedizione di circumnavigazione del globo compiuta da Magellano tra il 1512 ed il 1522. Tra metà XV e metà XVI vengono invece costruiti i palazzi con le forme del primo Rinascimento, Angaran e Negri, fino a quando il Palladio conferisce alla città l’aspetto architettonico della grandiosità di Roma illuminata dalla tradizione pittorica veneta, tanto da farla chiamare “la città del Palladio”. Sono del Palladio la Rotonda, finita in realtà dallo Scamozzi, Palazzo Chiericati, sede del Museo Civico, ed il simbolo della città, la Basilica in marmo bianco, detta anche Palazzo della Ragione. Si tratta di un originale struttura gotica a cui il Palladio rifece la facciata: dal portico due scale portano alla loggia, una di Zanon Marchesini, l’altra di A. Benatello; dentro è un grande salone, illuminato da 24 finestre ad ogiva, ed un grande leone di S. Marco dorato. Palladio fascia il palazzo gotico con due ordini di logge classiche, in stile dorico e ionico, chiamando lo stesso basilica perché in essa si amministrava la giustizia come nell’antichità. Il palazzo si apre su piazza dei Signori con finestre ad arco impostato su colonnine binate con trabeazione (serliane) ed è chiuso da una fila di statue realizzate da personaggi che succedettero al Palladio nella costruzione. il grande tetto a carena di nave crollò in parte durante la Seconda Guerra Mondiale, ma venne ricostruito fedelmente. Subito a sinistra del Palazzo si erge la Torre di Piazza, alta 82 m, acquistata dal Comune presso privati nel 1226. La piazza dei Signori ha forma rettangolare e di fronte alla Basilica ha la Loggia del Capitaniato, con facciata ornata di statue e stucchi opera del Rubini, mentre all’interno l’opera del Palladio racchiude affreschi di Tiziano e Bordone. La stessa Piazza ha sul fondo due colonne veneziane, di cui una sorregge un leone di S. Marco del 1473: la Piazza è unita a quella delle Erbe attraverso la piazza della Biava. Il Duomo fu eretto su una precedente struttura paleocristiana, rimaneggiato nel XIII secolo e ricostruito dal XIV al XVI secolo: la facciata gotica è attribuita a Domenico da Venezia. Il portale gotico del fianco destro è datato al 1250, mentre il sinistro, rinascimentale, viene normalmente attribuito al Palladio stesso; l’abside rinascimentale è invece opera di Lorenzo da Bologna. Il campanile dell’XI secolo costruito in grandi blocchi è aperto in alto da bifore. Notevoli le altre chiese, quali S. Maria de Servi, del XV secolo, SS. Fortunato e Felice con origine nel IV secolo e reliquie conservate nella cappella S. Maria Mater Domini, e S. Maria in Aracoeli, eretta su disegno del Guarini a pianta ellittica iscritta in un rettangolo con la parte centrale coperta da una cupola emisferica. Nelle immediate vicinanze della città la Basilica di Monte Berico, chiesa costruita dal Borrella alla quale si giunge attraverso il porticato del Muttoni: notevole il panorama che si gode dal suo belvedere.
Da non dimenticare in assoluto il Teatro Olimpico, miracolo scenografico sede di rappresentazioni teatrali. Iniziato dal Palladio, fu terminato a causa della sua morte dallo Scamozzi: per via dello spazio ristretto, l’artista creò una scala a forma ellittica ed una scena fissa con soluzione prospettica che dà l’idea di una fuga di strade che si perdono sullo sfondo. Impressionante il numero di statue, ben 95, dei fondatori dell’Accademia Olimpica che richiesero e finanziarono l’intera opera. Il teatro fu inaugurato nel 1585 con la rappresentazione dell’”Edipo re” di Sofocle.
Vicenza è, inoltre, un alto centro di artigianato per la lavorazione della seta, della ceramica, dell’oreficeria, argenteria, intarsio ed intaglio del legno.
La gastronomia è ricca di bovoli (lumache) conditi con aglio e prezzemolo, risi e bisi (riso con piselli), risi con asparagi, bigoli con l’anatra, toresani (colombi al forno) e di baccalà “a la visentina, bon de sera e de matina”.
Vicenza è da vedere perché come la maggior parte delle città italiane merita una visita, certo, ma va organizzata. Non conviene passarvi semplicemente, magari con la pretesa di vedere almeno il teatro Olimpico: si rischia di dover pagare un biglietto cumulativo per la maggior parte delle strutture visitabili anche se, magari, non interessano o non si ha il tempo per vederle. Nemmeno pretendere di affacciarsi dalle logge di Palazzo della Ragione è consentito, se non si paga il biglietto per la locale galleria d’arte. Respirare è invece possibile, così come camminare con il naso all'aria ammirando le stupende facciate delle decine di palazzi d’epoca.