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Anno
11
Numero
27

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

 

LA FESTA DEL TARTUFO DI CAMPOLI APPENNINO
Ventesima edizione della profumata manifestazione

Almalinda Giacummo

Si è svolta nella cornice medievale di Campoli Appennino (Fr) la XX edizione della Festa del Tartufo nero, una manifestazione organizzata dal Comune con la collaborazione dei Campoli Appennino - Festa del Tartufotartufai locali, nota non solo agli intenditori di tartufo ma anche ai semplici appassionati e buongustai. Attraverso i vicoli tortuosi del piccolo comune del frusinate, si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo: ogni cantina è aperta e mostra al viandante le sue meraviglie architettoniche, artigianali e gastronomiche. Da un lato il tartufo scorzone, estivo, nero e verrucoso, profumato e saporito, dall’altro i merletti, le conserve, le varie lavorazioni cui questo tubero viene sottoposto. La voglia di sperimentare non si placa mai: Il tartufo viene abbinato a tante lavorazioni diverse come formaggi, funghi, peschette, cioccolato, in carpaccio o sott’olio, in salsa o semplicemente grattugiato. Chi decide con cosa si sposa meglio il suo particolare sapore, il suo persistente profumo? È per lo più la richiesta del mercato che determina gli abbinamenti: è ovvio che il tartufo da solo, specie nella varietà bianco, possa risultare troppo costoso, mentre in certe lavorazioni possa essere gustato da molti, ad esempio in forma di crema, di maionese, misto al formaggio e con funghi porcini. A volte, poi, sono le richieste dei singoli clienti a creare vere prelibatezze, come le olive denocciolate e “tartufate” che ho sentito descrivere ed ho gustato con il pensiero. Altri accostamenti possono essere fatti con la salsiccia, con il miele, con gli asparagi...
Ma come si sceglie un tartufo e come si conserva? Esistono diverse teorie, legate soprattutto all’esperienza e alla mentalità dell’esperto: c’è chi ritiene che il tartufo vada raccolto solo al giusto grado di maturazione, ovvero quando il cane “lo sente” da solo e la colorazione dell’interno è equamente distribuita fra chiaro e scuro, le vene sono 50 e 50. Evitando di scavare attorno per cercare quelli “meno maturi”, che comunque non maturerebbero una volta estratti dalla terra e non avrebbero granché di profumo e gusto. La conservazione è anch’essa figlia della stessa mentalità: i “puristi” ritengono che il tartufo non si possa conservare più di tanto, che vada mangiato entro pochi giorni dalla raccolta matura ed al massimo posto in un sacchetto di carta e quindi in un frigorifero dove siano solo verdure. Una deroga può essere quella di grattugiarlo e metterlo sott’olio, ma per non più di una decina di giorni. I meno “integralisti” consigliano addirittura, se le altre lavorazioni non sono adatte, di congelarlo, intero o grattugiato, e di consumarlo sempre congelato.
Il modo migliore di mangiarlo? Appena grattato, condito con olio buono e su una fetta di buon pane casereccio. Anche se le gustose ricette comunque non mancano.
Campoli Appennino - uno scorcio durante la Festa del TartufoLa manifestazione ha avuto molti momenti di estremo interesse legati al tartufo, anche se non direttamente mangerecci: il convegno a tema, la musica jazz nei vicoli, un raduno Ferrari, una dimostrazione di alta cucina con il tartufo, la musica folk e varie estrazioni di lotteria. Di indubbio fascino la gara dimostrativa di “cerca” da parte di cani addestrati: in un prato sono stati nascosti alcuni tartufi ed i cani si sono cimentati nell’individuare cinque tartufi in un tempo massimo di cinque minuti. Nonostante il caldo afoso e la quasi totale assenza di ombra, caratteristiche che non corrispondono esattamente al clima boscoso in cui normalmente avvengono le raccolte, i cani, maschi e femmine, giovani e più esperti, si sono dimostrati bravi e, nella maggior parte dei casi, produttivi.
Ma la festa è stata anche all’insegna di altri prodotti del territorio, ad esempio le ciliegie, oltre a peperoncini, dolci, torte rustiche. Affascinanti gli spazi espositivi dedicati al vintage ed alla bigiotteria, al sud America, al Parco Nazionale d’Abruzzo, alla porchetta di Ariccia, alla birra di frumento con i calascioni al tartufo. Oltre alle visite guidate tenute dai volontari del Gruppo Archeologico del Medio Liri sia alla torre medievale sia ai resti della cinta muraria della città, senza tralasciare la chiesa di S. Andrea dove, con estremo stupore, si scopre che le spoglie di San Felice, sia le ossa sia parte del suo sangue, sono relegate nella base di un altare e coperte da un porta candele di quelli a pagamento. Cosimo, Diego, Emanuele, Alessia, Floriana ed i loro colleghi hanno accompagnato turisti e locali alla continua scoperta di scorci di indubbio interesse e fascino.
E poi i lavori dell’artigianato locale: pittori come Sara Ciuffetta, giovane ma di raffinato gusto coloristico, disponibile a parlare anche con la più profana delle turiste in fatto di arte contemporanea, scultori sia di gesso così curato da sembrare bronzo, legno di ogni tipo, vedendo nel singolo ciocco l’esatta scultura che esso contiene, Michelangiolesca memoria di Giovanni Corgnale, oltre a ferro e pietra. Il tutto in mostra ma non in vendita, a testimoniare di una vita culturale ed artistica sempre viva.
Per concludere: una tre giorni con ad ogni angolo una festa di sapori, profumi, di panorami che l’occhio coglie sempre diversi nella diversità degli stessi elementi che li compongono, ogni giorno in un allestimento diverso, ogni giorno con rinnovato entusiasmo. E le strade sempre inondate dell’inebriante profumo di tartufo, di bruschette, di tagliatelle...

Campoli Appennino - pasta con tartufi