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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
AREQUIPA
Antonia
Geninazza Bonomi e Giacummo Gerardo
Il
Misti, c’è il Misti, guardiamo il Misti… dove sia, cosa sia, ognuno lo sa,
sappiamo tutto di lui, ci manca solo una cosa: vederlo… e non ci siamo
riusciti.
Posso
dirvi che l’ho visto in
fotografia, la caccia al Misti è cominciata mezz’ora dopo il decollo da Cuzco,
ma una platea spettacolare di nubi non ce lo ha concesso, l’atterraggio
all’aeroporto di Arequipa ci porta sotto questa pesante coltre di nubi, piove
ed è un corri corri al pulmino riservatoci… e per i due giorni successivi il
Misti è stato latitante.
Il Misti (5.821m), il Chachani (6.075m) e il Pichupichu (5.425m) sono tre dei
vulcani principali della zona di Arequipa, il Misti è quello più noto e
spettacolare, ed è anche quello che, in un certo senso, ha condizionato la vita
di questa città con le eruzioni e i terremoti che accompagnano sempre queste
presenze.
Arequipa è stata fondata il 15 agosto 1540 da Garcia Manuel de Carbajal, su un
basso altopiano sulla riva del fiume Chili nell’anfiteatro creato dai tre
vulcani principali che abbiamo citato. Inizialmente le costruzioni della città
furono realizzate con materiali poveri che i frequenti terremoti e conseguenti
incendi non hanno risparmiato. Entro il 1700 niente era rimasto dell’epoca
precedente, tutto era andato perduto, dai monumenti alle pitture agli altari.
Ogni volta che si ricostruiva, però, era usata una nuova tecnica e,
soprattutto, un diverso materiale. Il
materiale è una pietra vulcanica bianca chiamata sillar, abbondante in zona,
relativamente facile da lavorare il che permette agli artigiani di Arequipa di
realizzare decorazioni fitte e abbondanti su ogni facciata, lasciando spazio
all’immaginazione e all’abilità manuale di ciascuno.
La
città è impostata sulla solita Plaza de Armas, la grande piazza centrale di
ogni città peruviana, da dove partono le strade principali, sulle quali si
innestano le trasversali creando così un immenso reticolo. Non pensate,
comunque, che sia tutto uguale. Infatti, una sola cosa è uguale, cioè il
colore bianco del sillar delle facciate, mentre gli interni dei tanti palazzi
importanti possono essere un tripudio
di colori come avremo modo di vedere.
Plaza de Armas è il punto centrale della città, il lato nord della piazza è
occupato dalla Cattedrale su progetto dell’architetto Lucas Poblete,
ricostruita dal 1844, dopo le distruzioni per incendi e terremoti, i
rabberciamenti e ricostruzioni provvisorie precedenti. L’esterno non dice
granché, l’interno, più basso della facciata, offre qualche nota particolare
come il pulpito realizzato in Francia nel 1800, con alla base uno splendido
demone.
Di fronte alla Cattedrale, il lato sud della Plaza de Armas è occupato
dall’edificio della Municipalid, all’angolo con via Moran c’è la chiesa della Compagnia di Gesù, cominciata
nel 1590 e finita un secolo dopo. Sia la chiesa sia la facciata sono costruite
in sillar, e la parte della facciata sull’ingresso principale è un ricamo
barocco che non ha uguale. è il
barocco-meticcio proprio di queste zone sudamericane, il primo esempio di una
serie di decorazioni coeve. è un
modo di scolpire la pietra a rilievo superficiale, non in profondità dunque,
che utilizza elementi autoctoni come piante, animali e protagonisti della
mitologia preispanica mescolati a motivi europei, il tutto riempie la facciata
come se ci fosse horror vacui.
Verso la metà del '700, sul fianco alla chiesa furono costruiti due splendidi
chiostri, che alla cacciata dei gesuiti diventarono residenze e collegi. I
pilastri del primo chiostro sono
a forma quadrata, ricoperti da una decorazione densa di angeli e
motivi vegetali con i capitelli che portano una serie di teste di puma
stilizzate. Il secondo chiostro si
distacca per i suoi pilastri privi di decorazione, di una delicatezza e sobrietà
che lo fanno molto intimo, anche se attualmente è sede di negozi specializzati
in quello che è una delle industrie principali del luogo: la stoffa d’alpaca.
In pieno centro si trova uno dei monumenti più importanti di Arequipa, che
costituisce uno dei punti obbligati della visita alla città: il monastero di
santa Catalina.
La data di fondazione è il 1575 con il permesso del viceré Francisco de
Toledo, i fondi per la sua costruzione derivarono in parte da lui, ma in
massima parte da Maria di Guzman, vedova dell’hidalgo spagnolo Diego Gutierrez
de Mendoza che verso il 1579 entra in convento con una figlia e dona tutti i
suoi beni alla comunità.
Il convento, che è delimitato a
sud da calle Ugarte a est da calle Bolivar, a nord calle Zela e a ovest calle
santa Catalina, costituisce un immenso isolato con ingresso su calle Santa
Catalina. È senza dubbio
un’opera maggiore dell’architettura conventuale coloniale spagnola e si
presenta come una cittadella medioevale cinta da un muro, è una città nella
città, con le sue strade, le sue piazze e tutti gli edifici funzionali alla
vita di tutta una comunità: patios, giardini, chiostri, pozzi.
Ogni religiosa non aveva una cella come negli altri conventi, bensì una vera e
propria casa indipendente, con propri domestici, ma anche all’interno del
monastero si notava la gerarchia vigente all’esterno, nella città dei laici.
La grandezza delle singole dipendenze derivava dal censo che le religiose
avevano allo stato laicale, più ricca e detentrice di mezzi era la famiglia
d’origine e più ampio era l’appartamento in godimento alla donna o ragazza che,
entrando in convento, portava la sua dote, i suoi domestici, quando non gli
schiavi, che potevano essere fino a quattro per ciascuna. In certi periodi, la
popolazione arrivò a circa 500 persone, un terzo delle quali religiose, quando
c’era affollamento si occupavano delle sale comuni come alloggi, sale che oggi
sono luogo di esposizione delle collezioni.
Nell’ambito del convento ci sono tre chiostri, Il Chiostro Grande, il Chiostro
degli Aranci e il Chiostro delle Novizie. Nelle lunette di tutti i chiostri ci
sono dipinti che servivano da esempio emulativo per le suore. Nel Chiostro
Grande ci sono immagini riguardanti la vita
di Gesù e Maria, nel Chiostro delle Novizie c’è la serie riguardanti le
litanie Lauretane, nel Chiostro degli Aranci la serie sugli esercizi spirituali
per la perfezione dell’anima, scritti da Sant’Ignazio di Loyola. Il
monastero è un immenso scrigno di opere d’arte dei vari secoli dalla sua
fondazione, in calle Malaga è conservata una tavola che rappresenta
l’arcangelo Michele attribuita a Francisco Zurbaran. Ogni strada presenta
scorci simpatici, piante e fiori ingentiliscono le vie e pian piano, durante la
visita, ci si allontana dall’ingresso fino a trovarsi al margine del
complesso, verso calle Zela, dove c’è il lavatoio delle suore, potete vederlo
nella foto: è costituito da una serie di mezze giare di terracotta molto
grandi, sistemate ai due lati di un canale adduttore d’acqua, il tutto
costruito con una leggera pendenza che porta l’acqua residua
nelle vasche di decantazione.
Gloria
del convento di Santa Catalina è la beata suor Ana de Los Angeles Monteagudo y
Ponce de Leon, nata ad Arequipa il 26 luglio 1602 e morta il 10 gennaio 1686,
priora del convento, cui sono attribuite predizioni e miracoli che hanno
alimentato uno straordinario culto.
Arequipa è la città più importante del sud del Perù, ha notevoli risorse
economiche ed è abitata da una popolazione soprattutto di origine spagnola. Già
al tempo dei viceré era definita
"Muy Noble y Muy Leal" proprio per questo suo essere spagnola. Ancor
oggi ciò
che è più bello, ciò che è più buono, ciò che è più nobile, famoso,
gratificante e quant’altro è arequipeno, come dire… tutto il resto che c’è
in Perù, che non è arequipeno, è c….
A 180km da Arequipa c’è una zona
particolarmente spettacolare, il canyon di Colca, che cos’è il canyon di
Colca? È il solco scavato dal fiume Colca nell’altopiano andino, detto così
sembra una cosa normale, in effetti è impressionante, il Canyon è profondo
3.000 metri. Non ho sbagliato, ripeto: il canyon è profondo 3 kilometri.
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