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Anno
8
Numero
37

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

BASILICATA un tesoro da riscoprire e valorizzare 

Gerardo Giacummo   Antonia Geninazza

BASILICATA la cucina
Regione montagnosa con affaccio sul mare, la Basilicata offre una vasta gamma di prodotti tipici che vanno dagli ortaggi ai cereali ai legumi, dagli insaccati, come dimenticare la “lucanica” che prende il nome dall’antica denominazione del territorio,canestrato di Moliterno all’olio e al vino, ai prodotti caseari che, non è per fare cicero pro domo sua, non hanno niente da invidiare ad altre più celebrate produzioni.
A volo d’uccello ricordo il pecorino di Filiano, il canestrato di Moliterno, il caciocavallo podolico ricavato dal latte di bovine di razza Podolica allevate nel Pollino e nel Volturino, la sopressata, il pezzente che faceva anche mio nonno quando ai tempi si ammazzava il maiale e che dava al sugo un sapore indimenticabile.
Tra i primi piatti troviamo le lagane (lasagne) con fagioli, o patate o ceci, quest’ultimo un piatto in voga tra i briganti del tempo che fu, i cavatelli e i maccheroni a ferretto conditi conlagane e fagioli i più svariati sughi, anche mollica di pane, e pecorino piccante, gli strascinati con “l’ntroppc”, un sugo fatto con salsiccia, qualche costarella di maiale e pecorino, oppure conditi con involtini di cotenna farciti con un battuto di lardo, aglio e prezzemolo e cotti con il pomodoro o, ancora, con le cime di rapa, e i ravioli, belli grossi, rigorosamente asciutti conditi con sugo di carne e pecorino piccante.
Tra le minestre ricordo (sì, perché sto pescando nella memoria, pensando alla cucina di mia madre e di mia nonna), quella di fave e cicoria, oppure di cavoletti, semplicemente foglie di cavolo agnello con funghi cardoncelli cotte dal gelo e condite con un battuto di lardo, aglio e l’immancabile peperoncino.
Maiale, agnello e capretto la fanno da padroni nei secondi e sono cucinati nei modi più svariati. Ricordo il maiale in padella con i peperoni sott’aceto (ah, la padellaccia di quando mio nonno ammazzava il maiale!), l’agnello al forno con i funghi cardoncelli che portava mio padre.
Il baccalà era rigorosamente lessato e condito con i peperoni cruschi (essiccati) fritti in olio, lo stesso condimento era usato anche per le patate lesse.
Un piatto che mi piaceva tanto erano le zeppole con l’acciuga, pasta lievitata piuttosto liquida e fritta a cucchiaiate in olio bollente.
I dolci del ricordo sono le screppedde, pasta all’uovo fritta e cosparsa di miele, decorata  con confettini e codette colorate, i mostazzuoli ricoperti di “naspro” altrimenti detto glassa, un pane particolare che si faceva per le feste e si chiamava  piccilatiedd, una grossa treccia unita in cerchio e unta per dargli il lucido, con qualche semino sulla crosta.
Ai miei tempi non si parlava di Aglianico ma genericamente di “vino di Acerenza” per indicare quello buono, sono fiero che ora sia conosciuto non solo in loco ma in tutto il mondo. Già, perché se non si fosse capito io sono potentino, anzi putenzese come si diceva una volta. 

un tesoro da riscoprire e valorizzare    la storia     
Potenza
    
itinerari lucani della provincia di Potenza  
Matera
   
il Parco delle chiese rupestri 
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Museo Archeologico Nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu”