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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Turismo
BOLZANO e l'uomo del Similaun
Almalinda Giacummo
Secondo alcuni vi sorgeva la
stazione romana di Pons Drusi e,
nonostante gli scarsi ritrovamenti, è probabile la presenza di un abitato di età
romana. Il nome attuale, comunque, appare per la prima volta nella Storia dei
Longobardi di Paolo Diacono come “Bauzanum”. Un vero e proprio sviluppo
storico, artistico ed urbanistico si ebbe solo a partire dalla fine del XII
secolo quando furono costruite, ed in alcuni casi ricostruite, le chiese, prime
delle quali il duomo e la chiesa dei Domenicani. Il tutto in uno stile gotico
che ha il suo centro in piazza Walther, dal nome del poeta medievale Walther von der Vogelweide il cui monumento si erge al centro
della medesima, e che d’inverno ospita l’ormai consueto Mercatino di Natale.
La fortuna di Bolzano fu però il commercio con l'importante mercato che si
svolgeva quattro volte l’anno, due in primavera e due in autunno, tanto
importante che fu istituito già nel 1635 il Magistrato Mercantile, uno
“straniero” che tutelava i mercanti stranieri, quali genovesi, veneziani
ecc. Poi passò ai conti del Tirolo, ai duchi di Carinzia e nel 1363 ai duchi
d’Austria ed Asburgo fino al 1918, previa pausa di dominazione napoleonica ed
appartenenza al sempre napoleonico stato d’Italia. Negli anni trenta del
‘900 prende il via un grande sviluppo industriale, con la costituzione di
nuove zone residenziali, ed operaie, dove sorgono le cosiddette case
“semirurali”, una forma d’insediamento a metà fra la borgata e la città
giardino, e numerose fabbriche.
Da vedere è sicuramente il Duomo apparentemente in stile gotico, risalente al
XIV-XV secolo, e dedicato all’Assunta: presenta un’elegante abside ed un
tetto policromo (nero,
verde ed ocra) con disegni a losanga per la verità piuttosto rari in Italia,
con ampia pendenza e composita cuspide a trafori del campanile, databile al
1519. L’interno si presenta a tre navate con affreschi tra il XIV ed il XVI
secolo, notevoli il pulpito scolpito e l’altare barocco; mentre l’esterno ha
ancora portali e rilievi, il tutto con un fiorire di “mostri” nella parte
alta, per lo più usati come gocciolatoi. L’antichità del duomo è spiegata
dalla presenza del protiro retto da due leoni in facciata, di chiara origine
romanica. Da segnalare le notevoli distruzioni apportate nella zona dai
bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. Sempre di epoca gotica è la
chiesa dei Domenicani, semidistrutta durante l’ultimo conflitto mondiale:
resti di affreschi del XIV-XV ed una pala attribuita al Guercino. Da non perdere
la Cappella di S. Giovanni, voluta dalla famiglia di banchieri fiorentini Rossi,
completamente decorata con splendidi affreschi di scuola giottesca-patavina,
databili al 1335-1340 ca.; sempre di scuola giottesca gli affreschi della
cappella di S. Caterina. Molto suggestivo è il chiostro con affreschi del
Pacher (sec. XV) e del Müller (inizi ‘500). Sempre in stile gotico è la
chiesa dei Francescani, una volta famosa per i suoi affreschi: la guerra ha
fatto molti danni e restano solo i 16 Dottori francescani del ‘500, mentre ad
epoca più antica è ascrivibile una Crocifissione
dipinta nel 1330 da un artista riminese e conservata nel bel chiostro ad
arcatelle trilobate. Passeggiando in città, la via principale è sicuramente
via dei Portici, stretta e rettilinea, nucleo principale della città, oggi
fiancheggiata, sia dal lato dei portici tedeschi sia dal lato di quelli
italiani, da negozi e splendide case databili tra il ‘400 ed il ‘700, con i
tipici erker, o strutture a sporto, dell’Europa settentrionale: lungo di essa
si apre piazza delle Erbe, dove si svolge il mercato della frutta. La forma
ricurva è dovuta alla presenza-ricordo di parte della cinta muraria medievale;
nella stessa piazza venivano una volta esposte al pubblico ludibrio le persone
condannate alla gogna. Lungo il Tàlvera corre una suggestiva passeggiata, meta
di chi non vuole o non può prendere il sole al mare nelle calde giornate
d’estate: ampi prati soleggiati, alberi per chi cerca l’ombra, lo scorrere
piacevole dell’acqua.
Tornando alla visita della città, non bisogna dimenticare il Museo Civico con
materiale archeologico databile fra l’epoca Mesolitica e quella romana, con
reperti piuttosto noti quali il menhir antropomorfo di Lungostagno (Renon), la
spada di Hauenstein, il cinturone di Lothen ed il miliario dell’imperatore
Claudio da Rablà. Interessante anche la collezione etnografica, con costumi
tipici della zona, oggetti domestici, “stube” di vecchi masi; poi la
pinacoteca con artisti atestini del ‘400.
Una delle mete turistiche più recenti, ma sicuramente di grande spicco,
è il Museo Archeologico dell’Alto Adige, dove è conservato, musealizzato e
studiato, Oetzi, o Uomo del Similaun. Come molti sanno, si tratta della mummia
di un uomo vissuto circa 5300 anni fa e morto fra i ghiacciai al confine fra gli
attuali stati di Italia ed Austria. Perché è così speciale? Perché lo stato
di conservazione
di quest’uomo preistorico è quasi perfetto e perfette sono le sue vesti, i
calzari, l’arco, le frecce e la faretra, per non parlare del cestino per le
braci. Recentemente è stata avanzata quella che sembra più di un’ipotesi:
che Oetzi sia stato assassinato da un “italiano”. In effetti, nel suo corpo
è stata individuata la punta di una freccia cosiddetta “a peduncolo”, usata
in quel periodo, secondo gli esperti, solo nell’area subalpina, quindi in
pieno territorio italiano. Oltre ad Oetzi, il Museo ospita anche reperti di
epoche successive e provenienti da diverse zone del territorio, spiegando la
storia dell’Alto Adige fino all’inizio del Medioevo. Per la verità, la
parte riguardante l’Uomo di Similaun è organizzata in modo organico e
comprensibile mentre il resto, al confronto,
risulta affastellato e confuso, quasi messo “a tirar via”. Ma vale
comunque la pena.
Gastronomicamente a Bolzano si possono assaggiare numerose specialità fra cui,
solo per citarne alcune, le cervella in carrozza, i canederli, la zuppa di orzo
e speck sminuzzati o quella con crostini spalmati con composto di milza, molti
insaccati, poi lo strudel, lo zelten, con pasta di pane di segale mista a fichi,
datteri, uvetta, pinoli e noci. Da annaffiare con il Malvasia o lo Schiava, con
il moscato o lo spumante.
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