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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

 

CUBA
L'isola tanto amata, tanto sfruttata, tanto esaltata, tanto contesa
(prima parte)

Roberta Gallina

Quando, nel 1492, Cristoforo Colombo avvistò le coste cubane, rimase entusiasta della bellezza dell'isola. Quale sia il punto esatto dello sbarco dell'ammiraglio genovese, non è sicuro: si ritiene che sia avvenuto sulla parte est, nei pressi di Baracoa (oppure a Guardalavaca?). Secondo una leggenda locale Colombo avrebbe piantato una croce di legno sulla spiaggia, croce che tuttora viene gelosamente conservata nella chiesa di Baracoa. L'isola non era disabitata: definiti da Colombo con il generico nome di "Indiani", gli abitanti appartenevano a diverse etnie. Quella più antica comprendeva i Guanahuatebey, poi c'erano gli Arawak, pacifici agricoltori, ed i più feroci Caribi, originari dell'America del Sud, con la triste fama di antropofagi.

Per loro disgrazia gli Spagnoli, venuti in seguito, scoprirono copiosi filoni d'oro nelle montagne cubane e decisero di appropriarsene, riducendo in schiavitù gli indigeni con il pretesto di "evangelizzarli". Ma i "selvaggi" non erano così docili come sembravano: comandati dal coraggioso guerriero Hatuey, riuscirono, in un primo momento, a respingere gli Spagnoli nell'attuale Haiti. Ebbero poi la peggio quando vennero inseguiti e catturati da Diego Velasquez De Cuellar (Cuellar, Segovia 1465-Cuba 1524), "el conquistador": fu offerto loro, come somma grazia, il battesimo prima dell'esecuzione. Avendolo rifiutato fieramente, morirono sul rogo.

Fu lo stesso Velasquez alcuni anni dopo, nel 1511, a fondare le sette villas di Cuba: Baracoa, Bayamo, Santiago, Trinidad, Camaguey, Sancti Spiritu, e Habana (che allora era sita sulla costa sud). Il progressivo sfruttamento operato dai colonizzatori portò ad una graduale estinzione degli indigeni: furono cacciati, ridotti in schiavitù, respinti verso la parte ovest dell'isola ove, ancor oggi, alcune località portano nomi guanahuatebey.

Con il successivo afflusso di ricchezze provenienti dal Messico e dal Perù, Cuba ebbe la parte secondaria di "magazzino", ma la sua posizione geografica costituiva un nodo strategico dei traffici del mare: posta sulle rotte tra la Spagna ed i Caraibi era scalo e fortezza ideale contro i concorrenti commerciali di altre nazionalità. La stessa Habana venne trasferita nella sede attuale, sulla costa nord dell'isola. Ma la novella città, pur beneficiando di notevoli abbellimenti e fortificazioni, continuò a mantenere un tenore di vita squallido: era un continuo fluire e proliferare di avventurieri, marinai, taverne e bordelli. I pochi che riuscivano a crearsi una fortuna costruivano magnifiche residenze, che portarono un viaggiatore a fare le seguenti considerazioni: "All'Avana i palazzi, le cattedrali e perfino i conventi sono una copia di quelli di Burgos o di Valladolid… Questi uomini hanno portato con loro leggi, istituzioni, stirpi nobiliari, vescovi ed anche l'Inquisizione…"

Ma un altro percolo andava profilandosi all'orizzonte: la pirateria. Nomi famosi come Francis Drake, Bartolomeo Portugues, Pietro l'Olonese, Henry Morgan (1668) trovarono un rifugio ideale tra le isole Bahamas prima, poi ebbero la loro base, con tanto di leggi e governatorato autonomo, nell'isola della Tortue, al largo delle coste settentrionali dell'isola di Hispaniola (oggi Repubblica Dominicana).

L'oro bianco e l'oro nero. Il clima cubano si mostrò subito ideale per la coltivazione del tabacco e della canna da zucchero, che in Europa aveva raggiunto prezzi proibitivi (veniva importato dall'Oriente); per coltivare le immense distese dei campi di canna venne introdotto l'oro nero: la tratta degli schiavi. In breve tempo, fino agli inizi del 1800 si era instaurata una sorta di "zuccherocrazia", che portò Cuba ad essere il più grande produttore mondiale di "oro bianco" ma, già verso il 1860, il mercato aveva raggiunto la saturazione ed iniziò il declino economico. Ormai esasperati, i cubani erano pronti per la rivolta contro gli spagnoli: guidati da Antonio Maceo dettero inizio all'Insurrezione. Nel 1895 ci fu la seconda guerra per l'Indipendenza che, condotta dallo statista José Martì (1853-1895): dopo numerosi massacri, riuscì a cacciare gli spagnoli, ma attirò sull'isola l'interesse degli Stati Uniti, decisi a "difendere ed aiutare" Cuba nella lotta contro la Spagna. In realtà la "Perla delle Antille" era caduta dalla padella alla brace.

Fin dagli inizi del XX secolo Cuba era diventata la "Disneyland del sesso" degli americani che, durante il periodo del proibizionismo potevano, secondo gli slogan pubblicitari, "bere quanto volevano, insieme ad ogni altro genere di divertimenti, e nessuno avrebbe chiesto loro il…certificato di matrimonio!…" La decadenza dell'Avana era certamente favorita dalla politica interna, composta da regimi sempre più corrotti, brutali ed assolutisti. Perfino Hollywood, con immagini romantiche ed edulcorate, mostrava al mondo la capitale cubana come il ritrovo mondiale del sesso e delle "Notti Birichine". Era un mondo eterogeneo, che univa VIP ubriachi di rum, trafficanti di droghe, ricconi in cerca di divertimenti "particolari", boss della mafia, scrittori come E. Hemingway, A. Nin, G. Greene, a gente che moriva di fame, oppositori del regime che venivano perseguitati, non di rado torturati e fatti sparire dalla feroce politica del presidente Fulcencio Batista (e dal suo predecessore G. Machado), scioperanti che venivano regolarmente uccisi. Tutti questi elementi portarono il popolo cubano all'esasperazione che esplose il 26 luglio 1953. Guidati da un giovane avvocato chiamato Fidel Castro, 125 ribelli assalirono la guarnigione di Moncada, a Santiago: i neo rivoluzionari vennero però sconfitti ma , pochi anni dopo, nel 1958, l'esercito di Batista si arrese a Castro dopo dieci giorni di assedio. Mentre Castro entrava a Santiago, suo fratello Raul ed E. Guevara, "El Che", si dirigevano su Santa Clara e sulle province orientali: Batista fuggì in Florida con (si dice) una valigia contenente 130 milioni di dollari. Il nuovo governo, con a capo Castro, dopo essersi sbarazzato dei sostenitori dell'ex presidente, attuò una riforma agraria che limitava la proprietà privata e confiscò le industrie a capitale straniero (eliminando così il controllo statunitense sull'isola). Altre riforme attuate riguardavano il sistema scolastico, che venne aperto a tutti, le aziende agricole e le raffinerie petrolifere che vennero nazionalizzate: fu inoltre proibita la discriminazione razziale e fu resa pubblica l'assistenza medica. La conseguente ridistribuzione delle ricchezze gratificò il ceto contadino, ma colpì le classi medio-alte che si videro privare dei loro privilegi: la maggior parte di costoro fuggì a Miami, in Florida, ove fondarono una comunità anti-castrista. Dopo l'incontro di Castro con il premier russo N. Krusciov, gli U.S.A. incominciarono ad allarmarsi ed i rapporti diplomatici si guastarono immediatamente. Dopo una serie di "ripicche" dall'una e dall'altra parte, nel mese di aprile del 1961 una banda di mercenari addestrata dalla CIA, di cui facevano parte moltissimi esuli cubani, sbarcò a Playa Giròn (Baia dei Porci), con lo scopo di attuare un colpo di stato contro Castro. Nonostante l'appoggio del presidente Kennedy, l'attacco fallì nel giro di settantadue ore. A quest'umiliazione il governo americano reagì bloccando le relazioni con Cuba e vietando anche i rapporti commerciali: ma prima di ratificare questa decisione, Kennedy fece scorta di più di mille sigari cubani.

Gli anni sessanta sono ricordati come gli anni della repressione politica: chiunque sembrasse in disaccordo con il partito veniva etichettato come "inaccettabile" ed incarcerato, poeti e scrittori furono ridotti al silenzio, cattolici, ebrei, protestanti e santeros furono perseguitati. Vennero create delle pattuglie di guardia dei quartieri, note come Comitati per la difesa della Rivoluzione, per scoraggiare le possibili attività antirivoluzionarie. Gli anni settanta rappresentarono il periodo più euforico del regime castrista: l'economia prosperava, Cuba era il paese latino-americano che aveva sviluppato il miglior sistema scolastico e sanitario, riuscendo a ridurre drasticamente la mortalità infantile e ad eliminare l'analfabetismo. Sebbene avesse modellato il proprio governo sull'esempio di quello sovietico, Castro riuscì a mantenersi indipendente, specialmente nella politica estera, inserendo la propria isola tra i paesi non allineati. Nei primi anni ottanta Cuba era ancora il simbolo latino-americano dell'indipendenza dagli Stati Uniti, ma la qualità della vita cominciava a declinare. I problemi erano originati da un'incapacità gestionale: inoltre i membri del partito ricoprivano posizioni importanti, ma erano privi della competenza necessaria. Il sistema politico modellato su quello sovietico era inapplicabile alla realtà cubana. Il malcontento sfociò in protesta popolare e Castro si trovò costretto a lasciare la via libera agli emigranti: nello stesso anno 125.000 cubani entrarono negli Stati Uniti unendosi alle centinaia di migliaia che erano fuggiti all'inizio del governo castrista. Un ulteriore motivo di scontentezza erano le notizie date da un'emittente radiofonica statunitense le cui notizie favoleggiavano le idilliache (!) condizioni di vita americane.

Profondamente scosso dalla crisi economica, il governo ha recentemente adottato delle misure di sopravvivenza dette "periodo speciale": l'orario di lavoro si è allungato, il consumo energetico è stato ridotto drasticamente, le razioni governative pro capite sono di una pagnotta al giorno, tre uova alla settimana, una porzione di pollo o pesce una volta al mese. La gente fa lunghe code per ore davanti ai negozi per avere poca merce, oltretutto scadente, i telefoni in funzione sono pochi, riso e fagioli sono difficili da trovare. Nel dicembre 1997 Fidel Castro ha destato stupore annunciando che a Cuba il 25 dicembre il Natale sarebbe tornato ad essere celebrato: non succedeva più dal 1968. Il 21 gennaio dell'anno seguente Sua Santità Giovanni Paolo II, in visita, verrà accolto dal presidente in persona: l'immagine della loro stretta di mano e del reciproco sorriso è stata pubblicata in tutto il mondo.