CUBA
L'isola tanto amata, tanto sfruttata, tanto esaltata, tanto contesa
(prima parte)
Roberta Gallina
Quando, nel 1492, Cristoforo Colombo avvistò le coste cubane, rimase
entusiasta della bellezza dell'isola. Quale sia il punto esatto dello sbarco
dell'ammiraglio genovese, non è sicuro: si ritiene che sia avvenuto sulla parte est, nei
pressi di Baracoa (oppure a Guardalavaca?). Secondo una leggenda locale Colombo avrebbe
piantato una croce di legno sulla spiaggia, croce che tuttora viene gelosamente conservata
nella chiesa di Baracoa. L'isola non era disabitata: definiti da Colombo con il generico
nome di "Indiani", gli abitanti appartenevano a diverse etnie. Quella più
antica comprendeva i Guanahuatebey, poi c'erano gli Arawak, pacifici agricoltori, ed i
più feroci Caribi, originari dell'America del Sud, con la triste fama di antropofagi.
Per loro disgrazia gli Spagnoli, venuti in seguito, scoprirono copiosi
filoni d'oro nelle montagne cubane e decisero di appropriarsene, riducendo in schiavitù
gli indigeni con il pretesto di "evangelizzarli". Ma i "selvaggi" non
erano così docili come sembravano: comandati dal coraggioso guerriero Hatuey, riuscirono,
in un primo momento, a respingere gli Spagnoli nell'attuale Haiti. Ebbero poi la peggio
quando vennero inseguiti e catturati da Diego Velasquez De Cuellar (Cuellar, Segovia
1465-Cuba 1524), "el conquistador": fu offerto loro, come somma grazia, il
battesimo prima dell'esecuzione. Avendolo rifiutato fieramente, morirono sul rogo.
Fu lo stesso
Velasquez alcuni anni dopo, nel 1511, a fondare le sette villas di Cuba: Baracoa, Bayamo,
Santiago, Trinidad, Camaguey, Sancti Spiritu, e Habana (che allora era sita sulla costa
sud). Il progressivo sfruttamento operato dai colonizzatori portò ad una graduale
estinzione degli indigeni: furono cacciati, ridotti in schiavitù, respinti verso la parte
ovest dell'isola ove, ancor oggi, alcune località portano nomi guanahuatebey.
Con il successivo afflusso di ricchezze provenienti dal Messico e dal
Perù, Cuba ebbe la parte secondaria di "magazzino", ma la sua posizione
geografica costituiva un nodo strategico dei traffici del mare: posta sulle rotte tra la
Spagna ed i Caraibi era scalo e fortezza ideale contro i concorrenti commerciali di altre
nazionalità. La stessa Habana venne trasferita nella sede attuale, sulla costa nord
dell'isola. Ma la novella città, pur beneficiando di notevoli abbellimenti e
fortificazioni, continuò a mantenere un tenore di vita squallido: era un continuo fluire
e proliferare di avventurieri, marinai, taverne e bordelli. I pochi che riuscivano a
crearsi una fortuna costruivano magnifiche residenze, che portarono un viaggiatore a fare
le seguenti considerazioni: "All'Avana i palazzi, le cattedrali e perfino i conventi
sono una copia di quelli di Burgos o di Valladolid
Questi uomini hanno portato con
loro leggi, istituzioni, stirpi nobiliari, vescovi ed
anche l'Inquisizione
"
Ma un altro percolo andava profilandosi all'orizzonte: la pirateria.
Nomi famosi come Francis Drake, Bartolomeo Portugues, Pietro l'Olonese, Henry Morgan
(1668) trovarono un rifugio ideale tra le isole Bahamas prima, poi ebbero la loro base,
con tanto di leggi e governatorato autonomo, nell'isola della Tortue, al largo delle coste
settentrionali dell'isola di Hispaniola (oggi Repubblica Dominicana).
L'oro bianco e l'oro nero. Il clima cubano si mostrò subito ideale per
la coltivazione del tabacco e della canna da zucchero, che in Europa aveva raggiunto
prezzi proibitivi (veniva importato dall'Oriente); per coltivare le immense distese dei
campi di canna venne introdotto l'oro nero: la tratta degli schiavi. In breve tempo, fino
agli inizi del 1800 si era instaurata una sorta di "zuccherocrazia", che portò
Cuba ad essere il più grande produttore mondiale di "oro bianco" ma, già verso
il 1860, il mercato aveva raggiunto la saturazione ed iniziò il declino economico. Ormai
esasperati, i cubani erano pronti per la rivolta contro gli spagnoli: guidati da Antonio
Maceo dettero inizio all'Insurrezione. Nel 1895 ci fu la seconda guerra per l'Indipendenza
che, condotta dallo statista José Martì (1853-1895): dopo numerosi massacri, riuscì a
cacciare gli spagnoli, ma attirò sull'isola l'interesse degli Stati Uniti, decisi a
"difendere ed aiutare" Cuba nella lotta contro la Spagna. In realtà la
"Perla delle Antille" era caduta dalla padella alla brace.
Fin dagli
inizi del XX secolo Cuba era diventata la "Disneyland del sesso" degli americani
che, durante il periodo del proibizionismo potevano, secondo gli slogan pubblicitari,
"bere quanto volevano, insieme ad ogni altro genere di divertimenti, e nessuno
avrebbe chiesto loro il
certificato di matrimonio!
" La decadenza
dell'Avana era certamente favorita dalla politica interna, composta da regimi sempre più
corrotti, brutali ed assolutisti. Perfino Hollywood, con immagini romantiche ed
edulcorate, mostrava al mondo la capitale cubana come il ritrovo mondiale del sesso e
delle
"Notti
Birichine". Era un mondo eterogeneo, che univa VIP ubriachi di rum, trafficanti di
droghe, ricconi in cerca di divertimenti "particolari", boss della mafia,
scrittori come E. Hemingway, A. Nin, G. Greene, a gente che moriva di fame, oppositori del
regime che venivano perseguitati, non di rado torturati e fatti sparire dalla feroce
politica del presidente Fulcencio Batista (e dal suo predecessore G. Machado), scioperanti
che venivano regolarmente uccisi. Tutti questi elementi portarono il popolo cubano
all'esasperazione che esplose il 26 luglio 1953. Guidati da un giovane avvocato chiamato
Fidel Castro, 125 ribelli assalirono la guarnigione di Moncada, a Santiago: i neo
rivoluzionari vennero però sconfitti ma , pochi anni dopo, nel 1958, l'esercito di
Batista si arrese a Castro dopo dieci giorni di assedio. Mentre Castro entrava a Santiago,
suo fratello Raul ed E. Guevara, "El Che", si dirigevano su Santa Clara e sulle
province orientali: Batista fuggì in Florida con (si dice) una valigia contenente 130
milioni di dollari. Il nuovo governo, con a capo Castro, dopo essersi sbarazzato dei
sostenitori dell'ex presidente, attuò una riforma agraria che limitava la proprietà
privata e confiscò le industrie a capitale straniero (eliminando così il controllo
statunitense sull'isola). Altre riforme attuate
riguardavano il sistema scolastico, che venne aperto a tutti, le
aziende agricole e le raffinerie petrolifere che vennero nazionalizzate: fu inoltre
proibita la discriminazione razziale e fu resa pubblica l'assistenza medica. La
conseguente ridistribuzione delle ricchezze gratificò il ceto contadino, ma colpì le
classi medio-alte che si videro privare dei loro privilegi: la maggior parte di costoro
fuggì a Miami, in Florida, ove fondarono una comunità anti-castrista. Dopo l'incontro di
Castro con il premier russo N. Krusciov, gli U.S.A. incominciarono ad allarmarsi ed i
rapporti diplomatici si guastarono immediatamente. Dopo una serie di "ripicche"
dall'una e dall'altra parte, nel mese di aprile del 1961 una banda di mercenari addestrata
dalla CIA, di cui facevano parte moltissimi esuli cubani, sbarcò a Playa Giròn (Baia dei
Porci), con lo scopo di attuare un colpo di stato contro Castro. Nonostante l'appoggio del
presidente Kennedy, l'attacco fallì nel giro di settantadue ore. A quest'umiliazione il
governo americano reagì bloccando le relazioni con Cuba e vietando anche i rapporti
commerciali: ma prima di ratificare questa decisione, Kennedy fece scorta di più di mille
sigari cubani.
Gli anni
sessanta sono ricordati come gli anni della repressione politica: chiunque sembrasse in
disaccordo con il partito veniva etichettato come "inaccettabile" ed
incarcerato, poeti e scrittori furono ridotti al silenzio, cattolici, ebrei, protestanti e
santeros furono perseguitati. Vennero create delle pattuglie di guardia dei
quartieri, note come Comitati per la difesa della Rivoluzione, per scoraggiare le
possibili attività antirivoluzionarie. Gli anni settanta rappresentarono il periodo più
euforico del regime castrista: l'economia prosperava, Cuba era il paese latino-americano
che aveva sviluppato il miglior sistema scolastico e sanitario, riuscendo a ridurre
drasticamente la mortalità infantile e ad eliminare l'analfabetismo. Sebbene avesse
modellato il proprio governo sull'esempio di quello sovietico, Castro riuscì a mantenersi
indipendente, specialmente nella politica estera, inserendo la propria isola tra i paesi
non allineati. Nei primi anni ottanta Cuba era ancora il simbolo latino-americano
dell'indipendenza dagli Stati Uniti, ma la qualità della vita cominciava a declinare. I
problemi erano originati da un'incapacità gestionale: inoltre i membri del partito
ricoprivano posizioni importanti, ma erano privi della competenza necessaria. Il sistema
politico modellato su quello sovietico era inapplicabile alla realtà cubana. Il
malcontento sfociò in protesta popolare e Castro si trovò costretto a lasciare la via
libera agli emigranti: nello stesso anno 125.000 cubani entrarono negli Stati Uniti
unendosi alle centinaia di migliaia che erano fuggiti all'inizio del governo castrista. Un
ulteriore motivo di scontentezza erano le notizie date da un'emittente radiofonica
statunitense le cui notizie favoleggiavano le idilliache (!) condizioni di vita americane.
Profondamente
scosso dalla crisi economica, il governo ha recentemente adottato delle misure di
sopravvivenza dette "periodo speciale": l'orario di lavoro si è allungato, il
consumo energetico è stato ridotto drasticamente, le razioni governative pro capite sono
di una pagnotta al giorno, tre uova alla settimana, una porzione di pollo o pesce una
volta al mese. La gente fa lunghe code per ore davanti ai negozi per avere poca merce,
oltretutto scadente, i telefoni in funzione sono pochi, riso e fagioli sono difficili da
trovare. Nel dicembre 1997 Fidel Castro ha destato stupore annunciando che a Cuba il 25
dicembre il Natale sarebbe tornato ad essere celebrato: non succedeva più dal 1968. Il 21
gennaio dell'anno seguente Sua Santità Giovanni Paolo II, in visita, verrà accolto dal
presidente in persona: l'immagine della loro stretta di mano e del reciproco sorriso è
stata pubblicata in tutto il mondo.