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Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
CUZCO le chiese coloniali (2 parte)
Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi
Lhotel di cui parlavo nel precedente articolo, ha lingresso sul
Callejon de Romeritos che parte dalla piazzetta della chiesa di san Domenico che è il
primo monumento visitato.
Nel 1539, su decisione di Francisco Pisarro e affidata a fra Vicente
Valverde, il religioso dei conquistatori che presenziò al garrotamento di Atawallpa, è
fondata la chiesa con uno splendido chiostro.
Allinterno del chiostro di questa chiesa, sono conservati alcuni resti del Coricancha o tempio del sole: a sinistra quattro ambienti
comunicanti solo per una finestra centrale e tutti con porta esterna, la pietra lavorata
solo come solo gli Incas hanno saputo fare, le classiche nicchie, trapezoidali come tutte
le aperture, la cosiddetta chiave di volta incaica consistente in una pietra tagliata come
un parallelogramma e, particolare importantissimo, lincastro delle pietre ben
visibile in un tratto di muro superstite.
La parte più imponente del Coricancha è il muro che serve da base allabside
della chiesa, come nelle costruzioni interne una serie infinita di filari di pietre dette
andesite, squadrate e levigate, perfettamente connesse e con una curvatura
costante. Il colore scuro della pietra da lontano dà l'impressione che sia dipinta.
Leffetto di grandiosità è assicurato e daltra parte la stessa forma
curva indica il punto più sacro dellimpero Inca, il tempio del Sole, la casa della
Luna...
Gli archeologi hanno ipotizzato che contenesse anche il tempio del Tuono e
dellArco Iris, lArcobaleno...questo particolare ha fatto impazzire di gioia
l'Antonia, che ha scoperto essere il Perù il paese dell'arcobaleno.
Garcilaso de La Vega, che aveva abitato a Cuzco in una casa presso Plaza de Armas,
nei suoi scritti narra delle ricchezze predate dagli Spagnoli proprio nel Coricancha,
delloro che era stato strappato dalle pareti e dagli altari, dal rivestimento del
cornicione del tempio del Sole in oro a quello dargento del tempio della Luna.
Da Cuzco partiva la suddivisione dellimpero in quattro suyu, gli autori
moderni parlano di impero del Tawantinsuyu, a nord il Chincaysuyu, a sud il Collasuyu, ad
est lAntisuyu a ovest il Contisuyu, era la prima e fondamentale suddivisione che
permetteva di governare un immenso territorio.
La parte centrale di Cuzco può essere girata a piedi in tutta tranquillità, ma
non bisogna avere fretta. Laltezza 3400 m. sul livello del mare, può giocare
qualche scherzo anche a chi si ritiene in perfetta forma, mentre la calma e soprattutto
una certa lentezza nei movimenti aiutano anche a godere delle bellezze
della città.
Dopo aver percorso il callejon de Romeritos si percorre una strada dal nome inca
Intikijllu, chiamata anche calle Loreto, ai due lati della strada sono degli spendidi muri incaici, con pietre regolarizzate in corsi rettilinei,
fra luna e laltra delle pietre non esiste malta, la connessione è perfetta.
Sul lato sinistro, andando verso Plaza de Armas è in restauro un lungo muro, le pietre
sono numerate per il riposizionamento e la ricostruzione avviene sempre con il vecchio
sistema di riempimento posteriore di adobe, terra impastata con sterco di lama. Su
unarchitrave è scolpito il simbolo del serpente. Sul lato destro cè il
monastero di santa Catalina che occupa parte dellincaica Acllawasi, la casa
delle Vergini del Sole. Alla fine della strada, sulla sinistra il muro cambia aspetto, non
cè più la perfetta muraglia inca, si vedono i conci di sasso sbozzati
grossolanamente e uniti da uno spesso strato di malta: è il muro laterale della chiesa
della compagnia di Gesù.
Questa chiesa, la cui facciata è sul lato meridionale di plaza de
Armas, fu costruita dai gesuiti sulle case di Hernando Pisarro, fratello del conquistador,
che a sua volta aveva occupato le case incaiche di Amaru Cancha e Huayna Capac.
Allinterno laltare maggiore è considerato il capolavoro del barocco cuzqueno nella scultura, su una parete il dipinto di un matrimonio,
quello del nipote di santIgnazio di Loyola, Martin Garcia, con Beatriz.
La novella sposa è una principessa inca, imparentata con il primo Tupac Amaru. La
tradizionale didascalia del quadro recita limparentamento fra il nobile spagnolo e
la principessa inca, inutile dire che Beatriz rinsanguò le casse esauste di Martin
Garcia. La tela è del 1600 ed è di autore anonimo.
Sulla facciata di questa chiesa, a destra della porta dingresso, cè
una lapide, piccola, sobria, ricorda che nel 1781, su quella piazza fu squartato Tupac
Amaru, lindio il cui nome spagnolo era Josè Gabriel Condorcanqui, cacicco di
Tungasuca, ribellatosi e sconfitto nella battaglia di Sangarà. La lapide ricorda che
insieme a lui furono giustiziati tutti i membri della sua famiglia, nessuno escluso, per
estirpare definitivamente il germe della ribellione. Fu ribadito, in
quella occasione, il divieto assoluto delluso dei costumi inca. Infatti quelli che
vediamo sono stati disegnati da incaricati spagnoli. Una curiosità: l'uso della bombetta
sfoggiata da tante donne indie, risale alla metà del 1800 e fu introdotta da mercanti
inglesi. È miracolo come si regga poiché il copricapo non è affrancato in nessun modo
alla capigliatura, ma semplicemente appoggiato sulla testa ed è sempre più piccolo del
giro del cranio. 
Plaza de Armas è vastissima, in leggera pendenza, grosso modo corrisponde ad
una parte della piazza inca di Huacaypata, sempre sulla piazza prospetta la facciata
grandiosa della cattedrale di Cuzco con accanto la casa dellInquisizione.
Già le chiese... le chiese di Cuzco ridondanti di decorazioni, di altari immensi,
di pareti d'oro e d'argento sottratto a questa ricca terra con la fatica, il sudore, il
sangue e la vita dei poveri indios negli anni funesti del dominio spagnolo.
Dopo il terremoto del 1650, che rase al suolo lintera città, la
ricostruzione fu fatta in grande. È inaugurata un'epoca di grande splendore
architettonico, le pietre della vicina fortezza di Sacsayhuaman furono utilizzate per la
costruzione dellimponente cattedrale. Come del resto accadde per i monumenti romani
non appena si affermò il cristianesimo. Contemporaneamente nacque un modo di dipingere
indigeno, caratteristico proprio di Cuzco, e
conosciuto, appunto, come scuola cuzquena. Intendiamoci, gli artisti indios erano
obbligati dai loro maestri religiosi a dipingere soggetti sacri cattolici, nei quali
infilavano simboli della loro religione: il sole e la luna, gli animali della loro terra e
che avevano deizzato. Curioso è notare come in molti quadri rappresentanti la sacra
famiglia, Gesù sia un bambinello e la Madonna
incinta. Come in quello che vi
mostriamo, che troneggiava nell'ingresso dell'hotel, e in molti altri custoditi nelle
pinacoteche delle varie chiese e monasteri.
Il luogo in cui sorge la cattedrale sembra sia quello occupato in precedenza dal
tempio di Viracocha e chiamato Quishuarcancha, corrispondente alla parte posteriore della
cattedrale. Lintero è sontuoso, centinaia di tele alle pareti, tutti di scuola
pittorica cuzquena, moltissimi di Marcos Zapata. Altissimi e lavoratissimi gli altari,
pieni di immagini religiose, rigorosamente rivestiti doro, un altare immenso è in
argento, con tutti gli ornamenti, compresi i candelabri, dello stesso metallo... È
difficile rendere a parole la grandiosità e la ricchezza di questa chiesa, che risulta
anche opprimente con tutta questa profusione di ricchezze, le statue con i capelli veri, e
su tutto i due campanili, modesti nella loro altezza, con la campana Maria Angola, fusa
con oro, argento e bronzo sul lago Titicaca. La campana gemella, chiamata Maddalena, fu
distrutta durante il terremoto del 1650.
Al fianco della cattedrale cè la chiesa del Trionfo, 1732, così chiamata
in ricordo della vittoria conseguita dagli spagnoli durante la rivolta del 1536 ai danni
dellinca Manco Capac, e dedicata alla Vergine e allapostolo Santiago, che
secondo la leggenda apparvero ai combattenti. Un po' come la croce apparsa all'imperatore
Costantino.
A poca distanza, la chiesa della Merced sorge su una piazzetta, ma il complesso è
immenso. In questa piazzetta si radunavano gli indios per il mercato e la
possibilità di conversioni era aumentata appunto dallafflusso di gente.
Allinterno un chiostro bellissimo con pietra finemente lavorata, alle pareti della
chiesa uninfinità di quadri barocchi con la storia della conversione dei mori,
alcuni di essi sono attribuiti a pittori cuzqueni come Basilio Santa Cruz e Ignacio
Chacon.
Altro giro e altra chiesa, quella di san Blas, nella zona che al tempo incaico era
artigianale e che nei secoli ha conservato la sua funzione. È infatti una zona molto
bella, armoniosa, frutto anche di un sapiente restauro. Allinterno della chiesa,
dalla modesta facciata, un pulpito del XVII secolo scolpito in un immenso blocco di cedro,
di gran valore artistico considerato la massima espressione del barocco sudamericano nella
scultura.
Nota di servizio: portate creme e prodotti di bellezza vari in vasetto, evitando
i tubetti, se non volete raccoglierle tra specchi e soffitti. Gli unici che non sono
schizzati sono stati il dentifricio e la vaselina, indispensabile per salvare labbra e
mani a quell'altezza.
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