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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
GALLERIA CORSINI - DESCRIZIONE
delle sale
Antonia Bonomi
Nella Sala I della galleria,
detta delle "canonizzazioni" e la cui volta presenta una decorazione
ottocentesca, sono raccolte alcune grandi tele raffiguranti scene della vita di
santi canonizzati durante il pontificato di Clemente XII e Benedetto XIV,
servite per gli addobbi delle cerimonie di canonizzazione dei medesimi. Sono
presenti opere del
Masucci, di Zoboli e Benefial come la Visione di S. Caterina Fieschi, Panini,
Anesi, Dughet, Garzi con il
ritrovamento di Mosè, ecc., e paesaggi.
Nella Sala II, un tempo anticamera che introduceva all'appartamento del
cardinale Neri, sono esposte opere dal 1300 al 1600, anche di autori stranieri,
nonché il Trittichetto con Giudizio Universale e Pentecoste del Beato Angelico.
Altre opere sono di Giovanni da Milano, Andrea di Cione, Andrea del Sarto,
il Francia, Fra Bartolomeo, Marconi, Venusti e Cavalir d'Arpino, Rubens,
van Dyck, Murillo e altri, per lo
più a soggetto religioso, Sacra famiglia e Madonna, e ritratti.
Nella Sala III, campeggia un San Giovanni Battista del Caravaggio e sono esposte
opere legate in vario modo all'esperienza caravaggesca di Gentileschi,
Caroselli, Seghes, Rombouts, la bellissima Erodiade con la testa del Battista di
Vouet, ecc. Nella sala sono
presenti numerose bambocciate, genere di pittura nata attorno al 1620 ad opera
per lo più di fiamminghi per scimmiottare l'arte "seriosa", e che finì
con il creare una moda, riproducendo folcloristicamente, per i nobili, stili di
vita lontani dal loro.
Nella Sala IV è presente la maggior parte dei paesaggi con opere di Dughet, van
Bloemen, Blanchet, de Momper, Panini e Gaspardi, questi ultimi con due quadri
che più romani non si può come, rispettivamente, Ruderi e Il portico
d'Ottavia.
Nella Sala V, un tempo camera dal letto della regina Cristina di Svezia, il
soffitto ha pitture che propongono Storie di Salomone e nella volta più interna
Storie di Mosè,
realizzate da varie mani. Nella sala sono esposti dipinti di piccolo formato,
anche perché è la più piccola, con bamboccianti e nature morte di Christian
Berentz che mi hanno estasiata per la nitidezza dei vetri, per la cura dei
dettagli. Un particolare riferito dal dott. Sivigliano Alloisi, direttore della
Galleria: Berentz, che ebbe un gran successo ma terminò la sua vita in miseria
nel ricovero del S. Michele (oggi sede del Ministero per i Beni Culturali e
Ambientali), dipingeva "anche sotto gli oggetti". Esempio: vedete il
piatto con salame e prosciutto? Il piatto è dipinto anche sotto i salumi, così
i tavoli con sopra le tovaglie e questo si è potuto appurare con le moderne
tecniche.
Nella Sala VI sono raccolte opere soprattutto romane del sei-settecento, con
qualche presenza fiorentina e veneziana. Si possono ammirare tele di Maratta,
Poussin con il trionfo d'Ovidio, Mola, Cozza con una impressionante Pietà,
Romanelli, Lauri, Mancini, Piazzetta con un'interessante Giuditta, Furini, Dolci
ecc.
Nella Sala VII, costruita verso la fine dell'Ottocento per collocarvi la statua
di Ercole e Lica del Canova, raccoglie dipinti prevalentemente secenteschi di
ambito emiliano e bolognese. Ecco Guido Reni con la Salomè con la testa del
Battista, accanto alla quale sono un Cristo coronato di spine, San Giovanni
Evangelista e una Vergine addolorata, poi Carracci, Gentile, Lanfranco e
Savonazzi, Albai e Creti, Cantarini e altri.
La Sala VIII, che nel settecento era la "Galleria dei quadri" vera e
propria, la sala di rappresentanza attraverso la quale si doveva per forza
passare per avere udienza dal
cardinale, presenta alcune porte decorate con Ruderi e Paesaggi del Piazza i
primi e del Locatelli i secondi, e riunisce opere di scuola napoletana del 1600.
Un piccolo gruppo è composto da grandi nature morte d'impressionante verismo
(le ostriche non sono freschissime), di de Caro, altre di Forte e una natura con
frutti e cetrioli non ancora attribuita. Il quadro di maggior spicco, in ogni
caso, è Venere e Adone di Jusepe Ribera detto lo Spagnoletto, datato 1637 e
firmato per esteso. Ancora si possono ammirare S. Pietro piangente del Solimena,
la Madonna della rosa di Stanzione, due Salvator Rosa, alcuni dipinti del
Preti e del suo rivale Luca Giordano.
Fra le manifestazioni più recenti della Galleria, ricordiamo la mostra dei
Ritratti della Collezione Corsini, materiale che rappresenta un sesto circa
della collezione, concepita e realizzata dal dott. Sivigliano Alloisi. La mostra
non l'ho vista, ma ho tra le mani il catalogo e sfogliandolo, oltre a godere
della bellezza delle opere e della cura dei particolari tipografici, trovo che
la lettura del testo che accompagna ogni opera non abbia niente da invidiare al
miglior romanzo: acquisti, attribuzioni, biografie, descrizione dei particolari,
è una saga appassionante!
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