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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

ICA – NAZCA

Antonia Geninazza Bonomi e Giacummo Gerardo 

Il rientro a Lima ha segnato lo scioglimento del gruppo. Una parte si ferma in aeroporto per il rientro in Italia, mentre sei, compresi noi, sono affidati al nuovo accompagnatore Pedro Longa, per il proseguimento del viaggio.panorama di Ica
Prima di partire ci cambiamo di tenuta, togliamo le giacche a vento e tutto ciò che può portare caldo, bagaglio leggero per un viaggio di 24 ore e poi via sulla panamericana ancora una volta verso il sud del Perù.
Dal Callao dove si trova l’aeroporto Chavez, percorriamo tutta la strada costiera di Lima, ne raggiungiamo il limite meridionale e imbocchiamo un tratto autostradale diretto a sud e ben presto compare il deserto costiero che ci accompagnerà fino alla meta. Al primo sguardo sembra siano solo colline brulle, senza un filo d’erba, poi pian piano ci si accorge che cambia il colore e anche la consistenza di esse, sempre più spesso assumono l’aspetto di dune immense, alle cui basi qualcuno trova il modo di costruire una casetta magari fatta di assi e lamiere, qualcuna ha anche qualche pretenziosità, evidentemente c’è acqua perché c’è vegetazione bassa, rada, ma c’è, e allora ecco le recinzioni. Per abbellire ogni cosa è buona, purché ci sia colore. Ai lati della strada rottami di incidenti che sono lì, abbandonati, da chissà quanto tempo. L’autostrada finisce e comincia la vera e propria panamericana, strada trafficatissima e nello stesso tempo tracciata con criteri di gran risparmio, non è molto larga ed è a due sole corsie, noi diretti a sud abbiamo sempre alla nostra destra la vista dell’oceano Pacifico. Sopraggiunge il buio e la magia del cielo stellato e senza nubi, nei brevi tratti in cui non siamo illuminati dai fari dei veicoli che incrociamo possiamo ammirare una volta celeste non visibile dalle nostre parti, sulla scorta delle indicazione di Antonia riconosciamo la costellazione dell’Auriga e sempre seguendo le sue indicazioni seguiamo l’eclittica e ci mostra il Toro e la sua stella Aldebaran, i Gemelli con Castore e Polluce, il Cancro, il Leone con la stella Regolo e l’immensa Vergine, non abbiamo visto la Croce del Sud che, data la stagione e la latitudine, non era ancora sorta.
La strada per Ica è lunga e lo stomaco si lamenta, ci fermiamo in una località lungo la strada e mangiamo qualcosa, gustiamo il tamal, una sorta di polenta avvolta in foglie di banano, a sera tardi giungiamo in hotel. Fa caldo, si intravedono nel buio alte dune, fino a questo linee a Nazcamomento so di essere ad Ica da un cartello stradale, la città non l’abbiamo nemmeno intravista, una sosta al bar dell’albergo per un buon pisco che diventano due e poi a dormire. Domattina ancora una levataccia, speriamo non ci sia nebbia.
La giornata è splendida, il cielo azzurro pieno, non sembra ci sia nebbia nemmeno a Nazca. Il pulmino, dopo aver seguito una strada fra le dune, ci scarica a poca distanza dall’albergo, una vecchia hacienda è stata riadattata a terminal di un piccolo aeroporto privato. Mentre vengono sbrigate le pratiche per il nostro volo, leggi assicurazione, su Nazca, gironzolo nei dintorni e dopo aver attraversato un bel patio pieno di splendidi fiori, mi avvicino ad un gazebo e… sorpresa all’interno c’è un condor, sì, l’avvoltoio delle Ande in carne, ossa e piumaggio compreso il collo spelacchiato. Non c’è tempo.. ritornerò dopo per poterlo guardare bene. Prendo posto sul monoplano ad ala bassa che dovrà portarci sulla verticale delle linee di Nazca, sinceramente non è che l’aereo si presenti granché bene anche se la compagnia la Aerocondor  è ben reclamizzata, le carenature della carlinga sono ammaccate, scrostate e ridipinte, l’interno è quanto di più spartano si possa concepire: tre file di due sedili compreso quello del pilota. Ma, tant’è, qualche sobbalzo, una breve corsa e siamo in volo con l’Antonia che incrocia tutte le dita che ha e quelle che non ha, che solleva i piedi al momento del sollevamento da terra per aiutare l'aereo ad alzarsi. Non è una novità, lo fa anche con i più moderni jumbo!
Ed ecco il panorama del deserto, tutto intorno a perdita d’occhio è un mare di sabbia, dune alte, basse, lunghe, arrotondate e poi la città di Ica, un agglomerato di case solcato da strade diritte abbandonato nel nulla. Il volo continua tranquillo verso sud, man mano l’ambiente diventa sempre più ostile, il colore è variegato, dal sabbia che conosciamo al grigio, al bianco, giallo, ruggine a seconda dei componenti principali delle masse rocciose che nei secoli si sono dissolte in sabbia. Sembra un mare le cui onde si siano solidificate, solcato da letti di fiumi che da chissà quanti anni non hanno ricevuto acqua. Di tanto in tanto una striscia di vegetazione, favorita da una risorgiva, dà una nota di colore diverso. Dopo circa mezz’ora di volo intravediamo la panamericana, una striscia nera in mezzo a tanto grigio e ad un tratto ecco le linee, siamo sulla pampa del Ingenio dal nome del fiume che la delimita a nord.
Il pilota indica con il nome le immagini che possiamo vedere dall’alto, cominciamo con l’astronauta, è un geoglifo falso costruito pochissimi anni fa da un gruppo di americani, proseguiamo per le altre figure.  Il pilota per ogni figura da vedere fa due giri, in un giro fa in modo che possano vedere i passeggeri sul lato sinistro e nel successivo tocca a quelli del uccello con becco a serpentelato destro e viceversa, a seconda della posizione delle figure sul terreno e della rotta seguita.ala di uccello
È un'immensa rete di linee, di rettangoli, triangoli, quadrati e trapezi intervallati e intersecanti animali fantastici e colossali nella loro rappresentazione grafica:  ecco il colibrì con il becco lunghissimo, ecco il colossale ragno lungo 45 metri, ecco la scimmia con la sua coda lunghissima arrotolata a spirale su quattro giri, l’orca unico animale marino rappresentato, il pappagallo, la grandissima ala di un condor, o forse aquila di mare, e tante linee diritte, lunghissime fino al limite dell’orizzonte e in tutte le direzioni, disegni a punta di freccia come segnali strada. Venti minuti di lento volo, con inclinazioni a destra e sinistra che lasciano interdetti, un uccello simile al colibrì nelle forma delle ali ma con il becco di un serpente, mani appena abbozzate… è già ora di rientrare, l’autonomia dell’aereo regola quella che è stata la nostra esperienza. Sinceramente, a distanza di tempo posso dire che era un panorama visivo, quello delle linee di Nazca, che già conoscevo bene dalle innumerevoli pubblicazioni viste nel corso degli anni e che l’emozione è stata molto relativa. Posso aggiungere ancora una cosa riguardante il metodo di creazione dei geoglifi. Manualmente è stato asportato lo strato di ciottoli e frammenti ossidati che coprivano il terreno giallastro e tale materiale è stato depositato lateralmente creando in tal modo il disegno. L’idea che noi avevamo del come siano state fatte ha trovato conferma: pensavamo che da un disegno piccolo fossero state riportate in scala più grande le immagini. La conferma ci è stata data dagli studi di Maria Reiche cui è intitolato il museo di Ica. Quanto alle linee erano tracciate seguendo funi tese fra pali di legno, i cui resti più antichi risalgono a 1500 anni fa, niente extraterrestri quindi, niente piste di atterraggio di astronavi aliene, forse solo un calendario astronomico il cui uso è ancora sconosciuto anche se l’astronomo Hawkins, con l’aiuto di un calcolatore, non ha trovato alcun legame fra le linee di Nazca e le posizioni planetarie del cielo in tutte le epoche.

Il nostro viaggio termina qui, abbiamo cercato di raccontarvi quelle che sono state le nostre esperienze, per noi bellissime, le nostre sensazioni, i nostri palpiti emozionali, i dispiaceri sottintesi in certe situazioni, con la consapevolezza di essere pronti a ripartire e rifare lo stesso viaggio, le stesse strade, rivedere gli stessi posti… magari aggiungendo qualcosina ancora. Ciao Perù, sei stato un sogno lungo una cinquantina d'anni felicemente realizzato.