MACHU PICCHU - La città
Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi
A Cuzco si sapeva, nei circoli informati, dellesistenza nelle vicinanze di
estese rovine. Nel 1902, Augustin Lizarraga ne aveva dato notizia, niente però era stato
fatto per trovarle.
Machu Picchu entra ufficialmente nella storia il 24 luglio del 1911 ad opera
dellamericano Hiram Bingham in coppia al meno noto Albert A. Giesecke. In realtà,
è merito di quest'ultimo se il Bingham giunse a scoprire Machu, poiché Giesecke gli
presentò un campesino della zona, Melchor Arteaga, che lo accompagnò sul posto. Dopo la
scoperta, decine di anni dopo, da un fondo cartaceo degli archivi dei frati agostiniani di
Cuzco, si apprenderà la conoscenza di estese rovine nella zona, poiché nel 1890 il
francese Charles Wiener e litaliano Antonio Raimondi, reduce dalle lotte per la
Repubblica Romana nel 1848 e morto a san Pedro in Perù nel 1890, avevano fatto
comunicazioni circa rovine importanti nella zona di Aguas Calientes, Hiram, però, non era
a conoscenza di tutto questo.
Dopo il ritrovamento, la presa di coscienza dellimportanza della scoperta fu lenta,
i collegamenti erano inesistenti, solo nel 1913 iniziarono i lavori della ferrovia che nel
1928 giunse ad Aguas Calientes. Nel frattempo, fino al 1915 Bingham proseguì negli scavi
in lotta continua con le forti piogge, pensate per soli 3 mesi allanno piove ogni
tanto, per gli altri mesi tutti i giorni e torrenzialmente, tante, troppe scoperte sono
state danneggiate e qualcuna distrutta,
travolta dallacqua. Pioggia e sereno: ecco il perché dell'arcobaleno come simbolo
del Perù e in particolare di Machu Picchu, visto che occhieggia in tutte le cartoline
locali.
I resti della città sorgono su una sella fra due montagne: a nord il Machu Picchu, in
mezzo il campo di resti archeologici e a sud il Huayna Picchu, rispettivamente vecchia e
giovane montagna, 620 m. più in basso scorre il fiume Urubamba. È sempre il Vilcanota
che ci accompagna dal Valle Sagrado e che prende questo nome dopo la confluenza
dellAobamba, vicinissimo al fiume è il ferrocarrill che prosegue verso Quillabamba.
Lingresso alle rovine è moderno, quello reale lo si usa per luscita.
Larrampicata, dopo lentrata, è di 99 gradini ed è solo la prima di tante
salite e discese nellambito della visita. Il salire è relativamente faticoso,
interrotto ogni tanto per togliere un capo di vestiario
che sta diventando di troppo, per dare unocchiata alla vallata che giace ai nostri
piedi, per far calmare un po laccelerato battito del cuore e diminuire il
fiatone che si impossessa di ciascuno di noi. Le rovine della città sono sopra di noi,
visibili di tanto in tanto, se fossimo arrivati dal Camino Inca lavremmo vista ai
nostri piedi da Intipunku, lultima località incaica lungo la strada.
Che cosa sia stata in realtà Machu Picchu nessuno può dirlo con certezza,
ma a differenza di Bingham che vi aveva visto una fortezza,
lultimo rifugio degli Incas ribelli, secondo lui era Vilcabamba lultima città
rifugio, gli studi degli anni successivi hanno fatto piazza pulita di queste ipotesi. In
base a ritrovamenti documentali si sa che lultima località ancora in mano agli
Incas era molto più addentro nella selva, in una zona oggi conosciuta come Espiritu
Pampa.
Machu era una piccola cittadina che date le dimensioni non poteva ospitare che poco più
di un migliaio di abitanti compresi i nobili maggiorenti e i sacerdoti e che era stata
costruita allincirca durante la spinta espansiva dellInca Pachacuti che in
questo modo cercava di creare un retroterra ampio per la sua capitale Cuzco. In effetti
Machu era la porta d'entrata per la colonizzazione della montagna e della selva , era il
naturale sbocco della valle dello Yucay con le terre della vallata del Vilcanota e la
fortezza, questa sì era veramente tale, di Ollantaytambo. Parlando della storia degli
Inca, abbiamo accennato a Viracocha Inca, defenestrato dal figlio e andato in volontario
esilio proprio in questa direzione. La posizione di Machu in effetti può sembrare quella
di un porto franco, un posto dove dalle tierras calientes arrivavano i prodotti ricercati
che non cerano nelle terre frias, frutti, tuberi, caccia, animali esotici, molto
probabilmente la foglia di coca rivestiva in questo ambito una parte estremamente
importante, e argento.
Ai giorni nostri le speculazioni su un sito del genere non si contano più. Per tantissima
gente è un luogo sacro, mistico, esoterico, come per tanti altri monumenti vi si vede
tutto e il contrario di tutto e senzaltro molto ha contribuito la descrizione che ne
ha fatto Pablo Neruda:
"Entonces en la escala de la tierra he subido
entre la atroz marana de las selvas perdidas
hasta ti, Machu Picchu.
Alta ciudad de piedras escalares,
por fin morada del que lo terrestre
no escondiò en las dormidas vestiduras.
En ti, como dos lineas paralelas,
la cuna del relampago y del hombre
se mecian en un viento de espinas".
Descrivere Machu Picchu è un problema e un emozione, è essa stessa
unemozione emersa dal profondo dei secoli e della selva.
Terminata la salita per lingresso eccoci in piena città, e passiamo
subito a parlare dei monumenti illustrandoli secondo le più nuove interpretazioni.
La porta di ingresso si discosta dalla forma tradizionale, è perfettamente rettangolare e
non trapezoidale come al solito, le pietre sono ben squadrate e portano il segno di
successive rilavorazioni. Al di là ci si trova nella zona più importante, la cittadella,
ai piedi di questo sprone montuoso cè il Tempio Maggiore, un edificio largo 11 m e
profondo 8
con le pareti finemente lavorate con le sue nicchie perfette
regolarmente distanziate, anche gli Incas nelle costruzioni erano soggetti a imperfezioni,
in questo caso infatti langolo che vedete rovinato è costruito su un riempimento
che nei secoli ha ceduto. Sulla destra di questo tempio cè una bassa costruzione,
è chiamata Palazzo o tempio delle tre finestre (e due
nicchie). La
tre finestre e le due nicchie sono finemente lavorate, potremmo pensare che in origine le
finestre fossero cinque, visto che le due nicchie hanno le stesse dimensioni delle
finestre se fosse tolta la chiusura e la pietra che fa da basamento. Alcuni archeologi in
riferimento a questo edificio ricordano la leggenda dei cinque fratelli Ayar mitici
antenati degli Incas.
Dietro il Tempio Maggiore una scalinata abbastanza comoda ci
porta alla sommità più
importante della città, la hanan, la parte alta. Qui, in uno spazio aperto una roccia
sagomata con al di sopra in posizione eccentrica un prisma ricavato dalla stessa roccia,
è lIntiwatana. Il prisma quadrangolare è alto 36 cm. Ed è orientato secondo le
coordinate NW-SE. Nessuno sa di preciso a cosa servisse, suggerisce lidea di
funzioni astronomiche e secondo le affermazioni di qualcuno potrebbe segnare i solstizi e
gli equinozi, noi ci limitiamo al nome... Intiwatana significa "luogo dove si lega il
sole".
A poca distanza unaltra pietra che sembra abbia anchessa la sua importanza, è
un blocco di roccia quadrangolare inclinato a circa 45° con incisa nella parte più lunga
una diagonale, qualcuno ha detto che rappresenta la Croce del Sud.
A valle di questa collina cè un grande spazio aperto: la piazza e dalla parte
opposta laltra parte della città, la hurin o città
bassa, non
solo in senso letterale ma anche perché era riservata alla parte abitativa per
maggiorenti, una lunga scala porta alla cima e le case si succedono una accanto
allaltra.
Altro ambiente mantenutosi eccezionalmente bene è la casa dei mortai, così chiamata per
i due mortai ricavati nella roccia di base. Una caratteristica che in questa costruzione
si può vedere sono le grosse pietre cilindriche che sporgono dalla parete: servivano per
legare con corde vegetali il tetto sovrastante.
La prima cosa che Bingham vide, quando scoprì Machu Picchu, fu il tempio del Sole. Una
costruzione a cilindro aperto su un lato costruita con pietre finemente lavorate, nella
parte sottostante una
regolarizzazione della roccia che sostiene il tempio fa
pensare quasi ad un mausoleo sepolcrale o meglio ancora un altare alla
divinità della terra. Linterno del tempio del Sole ha un enorme macigno lavorato in
maniera ben strana, non si potrebbe dire altare e nemmeno raffigurazione di un qualcosa.
Alle spalle del tempio, in mezzo a due scalinate convergenti, esce acqua che viene
incanalata in pozzetti con una serie di salti successivi. Potrebbero essere bagni per
abluzioni rituali.
Altro ambiente che qualcuno ha voluto chiamare carcere è la casa dove la
roccia è stata lavorata per dare la rassomiglianza del condor. La
roccia è stata regolarizzata, integrata con muri
in pietra ben
lavorata e per terra la roccia che ha la testa del condor e il collarino bianco. Sembra
ben strano voler pensare ad un luogo del genere come ad un luogo di detenzione, sembra
piuttosto un luogo con una sua sacralità.
Quello che a Machu Picchu si nota ancora oggi è il grande rispetto per la
natura dei suoi costruttori, le acque incanalate scorrono ancora oggi, i
materiali utilizzati sono quelli trovati sul posto, la
roccia utilizzata per quello che successivamente sarebbe servita, tipo la scala appena
abbozzata, alle spalle dellimmagine della scala si vedono blocchi di andesite non
ancora lavorati, lultilizzo dello spazio in funzione del massimo rendimento, basta
guardare le andenes, intatte come cinque secoli fa e costruite con i risultati dello
spietramento del terreno, e dove era necessario integrate con muri costruiti con pietre
concatenate alla maniera incaica.
Questa è la descrizione delle pietre, di come sono posizionate. Come vi abbiamo detto
prima, descrivere l'impressione, l'emozione che si prova è impossibile. Noi sappiamo
quello che abbiamo "sentito" personalmente, ed eravamo fortemente impressionati,
anche con le lacrime agli occhi. Interrogando gli altri, abbiamo saputo che tutti, anche i
più "tosti" o quelli che parlando del luogo in cui si trovavano, Perù,
dicevano Cile un'emozione l'avevano riportata. Perché non provate a scoprire la vostra,
andandoci? Vi avvertiamo di una cosa: noi conosciamo benissimo, innanzi tutto, la nostra
splendida penisola!