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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo


MACHU PICCHU - La città

Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi

A Cuzco si sapeva, nei circoli informati, dell’esistenza nelle vicinanze di estese rovine. Nel 1902, Augustin Lizarraga ne aveva dato notizia, niente però era stato fatto per trovarle.
Machu Picchu entra ufficialmente nella storia il 24 luglio del 1911 ad opera dell’americano Hiram Bingham in coppia al meno noto Albert A. Giesecke. In realtà, è merito di quest'ultimo se il Bingham giunse a scoprire Machu, poiché Giesecke gli presentò un campesino della zona, Melchor Arteaga, che lo accompagnò sul posto. Dopo la scoperta, decine di anni dopo, da un fondo cartaceo degli archivi dei frati agostiniani di Cuzco, si apprenderà la conoscenza di estese rovine nella zona, poiché nel 1890 il francese Charles Wiener e l’italiano Antonio Raimondi, reduce dalle lotte per la Repubblica Romana nel 1848 e morto a san Pedro in Perù nel 1890, avevano fatto comunicazioni circa rovine importanti nella zona di Aguas Calientes, Hiram, però, non era a conoscenza di tutto questo.
Dopo il ritrovamento, la presa di coscienza dell’importanza della scoperta fu lenta, i collegamenti erano inesistenti, solo nel 1913 iniziarono i lavori della ferrovia che nel 1928 giunse ad Aguas Calientes. Nel frattempo, fino al 1915 Bingham proseguì negli scavi in lotta continua con le forti piogge, pensate per soli 3 mesi all’anno piove ogni tanto, per gli altri mesi tutti i giorni e torrenzialmente, tante, troppe scoperte sono
la valle dell'Urubamba vista da una finestra di Machu Picchustate danneggiate e qualcuna distrutta, travolta dall’acqua. Pioggia e sereno: ecco il perché dell'arcobaleno come simbolo del Perù e in particolare di Machu Picchu, visto che occhieggia in tutte le cartoline locali.
I resti della città sorgono su una sella fra due montagne: a nord il Machu Picchu, in mezzo il campo di resti archeologici e a sud il Huayna Picchu, rispettivamente vecchia e giovane montagna, 620 m. più in basso scorre il fiume Urubamba. È sempre il Vilcanota che ci accompagna dal Valle Sagrado e che prende questo nome dopo la confluenza dell’Aobamba, vicinissimo al fiume è il ferrocarrill che prosegue verso Quillabamba.
L’ingresso alle rovine è moderno, quello reale lo si usa per l’uscita. L’arrampicata, dopo l’entrata, è di 99 gradini ed è solo la prima di tante salite e discese nell’ambito della visita. Il salire è relativamente faticoso,
l'ultima arrampicata prima di giungere alla città interrotto ogni tanto per togliere un capo di vestiario che sta diventando di troppo, per dare un’occhiata alla vallata che giace ai nostri piedi, per far calmare un po’ l’accelerato battito del cuore e diminuire il fiatone che si impossessa di ciascuno di noi. Le rovine della città sono sopra di noi, visibili di tanto in tanto, se fossimo arrivati dal Camino Inca l’avremmo vista ai nostri piedi da Intipunku, l’ultima località incaica lungo la strada.
Che cosa sia stata in realtà Machu Picchu nessuno può dirlo con certezza,
la vallata con il fiume e la ferroviama a differenza di Bingham che vi aveva visto una fortezza, l’ultimo rifugio degli Incas ribelli, secondo lui era Vilcabamba l’ultima città rifugio, gli studi degli anni successivi hanno fatto piazza pulita di queste ipotesi. In base a ritrovamenti documentali si sa che l’ultima località ancora in mano agli Incas era molto più addentro nella selva, in una zona oggi conosciuta come Espiritu Pampa.
Machu era una piccola cittadina che date le dimensioni non poteva ospitare che poco più di un migliaio di abitanti compresi i nobili maggiorenti e i sacerdoti e che era stata costruita all’incirca durante la spinta espansiva dell’Inca Pachacuti che in questo modo cercava di creare un retroterra ampio per la sua capitale Cuzco. In effetti Machu era la porta d'entrata per la colonizzazione della montagna e della selva , era il naturale sbocco della valle dello Yucay con le terre della vallata del Vilcanota e la fortezza, questa sì era veramente tale, di Ollantaytambo. Parlando della storia degli Inca, abbiamo accennato a Viracocha Inca, defenestrato dal figlio e andato in volontario esilio proprio in questa direzione. La posizione di Machu in effetti può sembrare quella di un porto franco, un posto dove dalle tierras calientes arrivavano i prodotti ricercati che non c’erano nelle terre frias, frutti, tuberi, caccia, animali esotici, molto probabilmente la foglia di coca rivestiva in questo ambito una parte estremamente importante, e argento.
Ai giorni nostri le speculazioni su un sito del genere non si contano più. Per tantissima gente è un luogo sacro, mistico, esoterico, come per tanti altri monumenti vi si vede tutto e il contrario di tutto e senz’altro molto ha contribuito la descrizione che ne ha fatto Pablo Neruda:
                                   "Entonces en la escala de la tierra he subido
                                   entre la atroz marana de las selvas perdidas
                                   hasta ti, Machu Picchu.
                                   Alta ciudad de piedras escalares,
                                   por fin morada del que lo terrestre
                                   no escondiò en las dormidas vestiduras.
                                   En ti, como dos lineas paralelas,
                                   la cuna del relampago y del hombre
                                   se mecian en un viento de espinas".

Descrivere Machu Picchu è un problema e un emozione, è essa stessa un’emozione emersa dal profondo dei secoli e della selva.

Terminata la salita per l’ingresso eccoci in piena città, e passiamo subito a parlare dei monumenti illustrandoli secondo le più nuove interpretazioni.la porta d'ingresso alla città
La porta di ingresso si discosta dalla forma tradizionale, è perfettamente rettangolare e non trapezoidale come al solito, le pietre sono ben squadrate e portano il segno di successive rilavorazioni. Al di là ci si trova nella zona più importante, la cittadella, ai piedi di questo sprone montuoso c’è il Tempio Maggiore, un edificio largo 11 m e profondo 8
Il Tempio Maggiorecon le pareti finemente lavorate con le sue nicchie perfette regolarmente distanziate, anche gli Incas nelle costruzioni erano soggetti a imperfezioni, in questo caso infatti l’angolo che vedete rovinato è costruito su un riempimento che nei secoli ha ceduto. Sulla destra di questo tempio c’è una bassa costruzione, è chiamata Palazzo o tempio delle tre finestre (e duetempio delle Tre Finestre nicchie). La tre finestre e le due nicchie sono finemente lavorate, potremmo pensare che in origine le finestre fossero cinque, visto che le due nicchie hanno le stesse dimensioni delle finestre se fosse tolta la chiusura e la pietra che fa da basamento. Alcuni archeologi in riferimento a questo edificio ricordano la leggenda dei cinque fratelli Ayar mitici antenati degli Incas.
Dietro il Tempio Maggiore una scalinata abbastanza comoda ci
l'Intiwatanaporta alla sommità più importante della città, la hanan, la parte alta. Qui, in uno spazio aperto una roccia sagomata con al di sopra in posizione eccentrica un prisma ricavato dalla stessa roccia, è l’Intiwatana. Il prisma quadrangolare è alto 36 cm. Ed è orientato secondo le coordinate NW-SE. Nessuno sa di preciso a cosa servisse, suggerisce l’idea di funzioni astronomiche e secondo le affermazioni di qualcuno potrebbe segnare i solstizi e gli equinozi, noi ci limitiamo al nome... Intiwatana significa "luogo dove si lega il sole".la cosiddetta Croce del Sud
A poca distanza un’altra pietra che sembra abbia anch’essa la sua importanza, è un blocco di roccia quadrangolare inclinato a circa 45° con incisa nella parte più lunga una diagonale, qualcuno ha detto che rappresenta la Croce del Sud.
A valle di questa collina c’è un grande spazio aperto: la piazza e dalla parte opposta l’altra parte della città, la hurin o città
la grande piazza e la Hananbassa, non solo in senso letterale ma anche perché era riservata alla parte abitativa per maggiorenti, una lunga scala porta alla cima e le case si succedono una accanto all’altra.
Altro ambiente mantenutosi eccezionalmente bene è la casa dei mortai, così chiamata per i due mortai ricavati nella roccia di base. Una caratteristica che in questa costruzione si può vedere sono le grosse pietre cilindriche che sporgono dalla parete: servivano per legare con corde vegetali il tetto sovrastante.
La prima cosa che Bingham vide, quando scoprì Machu Picchu, fu il tempio del Sole. Una costruzione a cilindro aperto su un lato costruita con pietre finemente lavorate, nella parte sottostante una
il Tempio del Sole regolarizzazione della roccia che sostiene il tempio fa la parte sottostante il Tempio del Solepensare quasi ad un mausoleo sepolcrale o meglio ancora un altare alla divinità della terra. L’interno del tempio del Sole ha un enorme macigno lavorato in maniera ben strana, non si potrebbe dire altare e nemmeno raffigurazione di un qualcosa. Alle spalle del tempio, in mezzo a due scalinate convergenti, esce acqua che viene incanalata in pozzetti con una serie di salti successivi. Potrebbero essere bagni per abluzioni rituali.
Altro ambiente che qualcuno ha voluto chiamare carcere è la casa dove la
la testa del condor con il collarino roccia è stata lavorata per dare la rassomiglianza del condor. La roccia è stata regolarizzata, integrata con muri intera immagine del condorin pietra ben lavorata e per terra la roccia che ha la testa del condor e il collarino bianco. Sembra ben strano voler pensare ad un luogo del genere come ad un luogo di detenzione, sembra piuttosto un luogo con una sua sacralità.

Quello che a Machu Picchu si nota ancora oggi è il grande rispetto per la natura dei suoi costruttori, le acque incanalate scorrono ancora oggi, iuna visione delle andenes verso il Machu Picchu materiali utilizzati sono quelli trovati sul posto, la roccia utilizzata per quello che successivamente sarebbe servita, tipo la scala appena abbozzata, alle spalle dell’immagine della scala si vedono blocchi di andesite non ancora lavorati, l’ultilizzo dello spazio in funzione del massimo rendimento, basta guardare le andenes, intatte come cinque secoli fa e costruite con i risultati dello spietramento del terreno, e dove era necessario integrate con muri costruiti con pietre concatenate alla maniera incaica.
Questa è la descrizione delle pietre, di come sono posizionate. Come vi abbiamo detto prima, descrivere l'impressione, l'emozione che si prova è impossibile. Noi sappiamo quello che abbiamo "sentito" personalmente, ed eravamo fortemente impressionati, anche con le lacrime agli occhi. Interrogando gli altri, abbiamo saputo che tutti, anche i più "tosti" o quelli che parlando del luogo in cui si trovavano, Perù, dicevano Cile un'emozione l'avevano riportata. Perché non provate a scoprire la vostra, andandoci? Vi avvertiamo di una cosa: noi conosciamo benissimo, innanzi tutto, la nostra splendida penisola!

Il viaggio