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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

 

MAIELLA montagna "madre"

Marco Branchi

Maiella, montagna "madre". La montagna della Maiella, oggi interamente compresa nel territorio del Parco Nazionale della Maiella, è uno dei tanti gioielli d'Abruzzo, sicuramente la regione italiana in cui la natura ha dato il meglio di sé, nelle sue più variegate forme e nella diversità degli ambienti. Dai primordi della storia umana, la montagna madre ha attirato a sé ed ispirato la religiosità degli uomini, e la storia della Maiella si interseca strettamente con le varie correnti spirituali che hanno attraversato la storia del nostro paese. Anche oggi, spopolata, aspra, difficile da scalare, con oltre venti cime che superano quota duemila metri, conserva tutto il suo fascino. Tanti sono i motivi per visitare questa zona, naturalistici, escursionistici, religiosi, storici, culturali e artistici. Uno per tutti: il giro delle antiche grotte degli eremiti. Qui si ritiravano nel medioevo gli eremiti, qui era il centro spirituale di movimenti fortemente caratterizzati, a volte anche con forti venature eretiche, qui svolse la sua attività Pietro da Morrone, divenuto Celestino V, e qui, dopo l'eccezionalità della sua abdicazione da Papa, avrebbe voluto passare gli ultimi anni della sua vita. Il giro delle grotte consente di apprezzare l'ambiente della Maiella, passando per boschi, vecchi sentieri esposti, aspri pianori.
La maggior difficoltà per le escursioni sulla Maiella è data dalla forte pendenza, in quanto gran parte dei suoi sentieri presentano dislivelli altissimi, ben più delle passeggiate dolomitiche e alpine in generale. Inutile sottolineare che in un ambiente come questo, ci si deve muovere al meglio delle proprie condizioni fisiche, ben allenati e, importante, ben equipaggiati. Anche nel periodo estivo, specie dopo le abbondanti sudate provocate dalla salita, un bel venticello a 2400 metri di altezza fa venire voglia di piumone e Gore-tex.

Proponiamo due itinerari. Il primo quasi in piano, attraverso la bellissima e boscosa valle del fiume Orfento. Il secondo, ben più impegnativo, la salita per il Monte Amaro. Il nome è tutto un programma.

Il punto di partenza per l'escursione nella Valle dell'Orfento è Caramanico Terme, rinomato centro termale. A Caramanico c'è anche il Centro visita della Riserva, ben curato, e con allestimenti di notevole interesse. Fiore all'occhiello del Centro Visita è sicuramente il Centro Lontra. Qui, infatti, è possibile osservare, specie nelle ore serali, questo simpatico e rarissimo mustelide, scomparso quasi ovunque. Nel centro ci sono alcune esemplari che vengono studiati da specialisti. Quest’area è di grande importanza per la riproduzione e la difesa della lontra. Dal Centro Visita parte il sentiero ad anello della Valle dell'Orfento. Inutile sottolineare, per la delicatezza della zona attraversata, di non uscire dal sentiero, peraltro ben segnalato. Il dislivello complessivo è di soli 650 metri, la percorrenza media è di circa quattro ore e mezzo. L'intero itinerario si snoda all'interno della Riserva Naturale, nella parte bassa della Valle dell'Orfento, in quanto il resto è rigidamente protetto ed interdetto ai non autorizzati. E' bene segnalare al Centro Visita la propria presenza. Con un tranquillo sentiero, camminando a mezza costa, si arriva ad un ponte sul fondovalle, praticamente senza dislivello di rilievo. Tenendo la destra orografica del fiume, si comincia a salire arrivando all'Eremo di Sant'Onofrio (1.089 m.). Si prosegue fino al termine della gola e si raggiunge il Ponte della Pietra. Con un po’ di fatica si arriva ad un Rifugio posto a circa 1100 metri di altezza. Si attraversa poi la stupenda faggeta con una strada agevole arrivando al Guado di Sant'Antonio (1226 m.).
In questa zona è possibile incontrare i cervi, qui numerosi grazie al successo delle iniziative di ripopolamento effettuate all'inizio degli anni '80. Numerose anche le fioriture, tantissime orchidee spontanee nel periodo primaverile, le eleganti aquilegie, il raro giglio martagone. Interessante anche la presenza di uccelli di bosco, più facili da ascoltare che da vedere. A questo punto si ricomincia a scendere in un piacevole sentiero sempre a mezza costa, fino ad una biforcazione. Tenendosi sulla destra, si attraversa il vallone fino a tornare al Centro Visita di Caramanico Terme.

Completamente diverso lo scenario, e soprattutto la difficoltà, del secondo itinerario che, partendo da Campo di Giove, conduce, con un dislivello di oltre 1500 metri, alla vetta del Monte Amaro, ad un'altezza di ben 2793 metri, seconda solo al Gran Sasso. Se nel primo itinerario era il bosco a farla da padrone, qui la faggeta iniziale cede il passo alla maestosità e all'asprezza che hanno reso così affascinante la Maiella. L'interesse è dato dalla spettacolarità del paesaggio, tipico dell'alta montagna. Il sentiero si prende da Fonte Romana, a circa 7 km. da Campo di Giove. Superato il bosco di faggio si giunge alla fonte dell'Orso, già a 1707 metri di altitudine. Qui si piega a destra, verso uno stazzo che si congiunge ad una mulattiera. Si segue questa mulattiera fino ad una bella conca. Attraverso alcuni tornanti, già belli e affaticati, dopo circa tre ore, si arriva alla Forchetta della Maiella e da qui alla Valle della Femmina Morta. Sul sentiero ghiaioso si prosegue fino ad un altopiano, superato il quale si arriva alla vetta del Monte Amaro. Il panorama, impressionante, su tutto l'Appennino, ripaga ampiamente delle quattro ore di salita dura e faticosa. La discesa, stesso itinerario dell'andata, è di circa tre ore e mezzo.