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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Turismo
"DOSSIER PERÙ"
LA STORIA CONOSCIUTA: la conquista (2 parte)
Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi
Nel 1513 Francisco Pizarro era governatore de La Castilla de Oro,
sullistmo di Panama, ed era agli ordini di Balboa lo scopritore delloceano
Pacifico. Lì aveva raccolto la notizia di un paese ricco di oro che si
sarebbe trovato molto più a sud, anni dopo ne ebbe la conferma dalla spedizione di
Pascual de Andagoya che era giunto, navigando verso il sud nelloceano Pacifico, ad
un paese chiamato Birù.
Nel 1524 Pizarro compie una spedizione al Sud ma i tempi non sono
ancora maturi, le cose vanno male e il sodalizio che aveva creato con Diego de Almagro e
padre Hernando de Luque rischia di naufragare. Rinnovato il patto, nel 1526 riparte e
ancora una volta le cose non vanno per il verso giusto, in compenso però dimostra di
avere ascendente sui suoi uomini e con 13 di essi rimane alcuni mesi nellisola del
Gallo, fino al giungere dei soccorsi di Almagro, e insieme sbarcare a Tumbes per
raccogliere nuovi dati sul regno di cui ormai era certo. Rientrato a Panama con un indio
che viene da Tumbes, che diventerà cristiano e prenderà il nome di Felipillo, in accordo
con i soci nellimpresa parte per la Spagna e a Toledo, il 26 luglio 1529, con gli
emissari dellimperatore Carlo V firma un contratto nel quale è nominato governatore
della Nuova Castiglia, una regione che ancora non conosce e che deve conquistare con una
forza che da contratto è di 250 uomini. Nellaprile del 1532 Pizarro è di nuovo a
Tumbes e viene a conoscenza che la guerra civile fra Huascar e Atahualpa, i due
pretendenti al trono Inca, è finita con la vittoria di questultimo e che il
vincitore è ai bagni di Cajamarca. Messaggeri delle due parti prendono accordi per un
incontro nella piazza di Cajamarca fra Pizarro e il sovrano.
Pizarro aveva in precedenza occupato la piazza e sistemato i suoi uomini in modo
da dominare strategicamente il campo. Larrivo in
pompa magna, e disarmato, del sovrano rende ancora più facile il programma spagnolo. Il
16 novembre 1532 Atahualpa è prigioniero degli spagnoli e da quel momento limpero
Incas incomincia a morire.
Ataw Wallpa, è un altro modo di scrivere il nome dellInca, nei giorni
successivi alla sua cattura accetta di pagare un riscatto consono alla sua persona: dovrà
riempire un locale, la cui capacità è stata stimata a 88 metri cubi, di oggetti di oro e
argento. Per giorni le carovane, ordinatamente, porteranno i loro carichi preziosi secondo
la testimonianza di Francisco de Jerez, ma sempre di più la cupidigia spagnola ne
richiedeva e sempre più la libertà di Atahualpa si allontanava, fino al 29 agosto 1533,
giorno in cui il povero indio, dopo il battesimo, sarà garrotato senza pietà.
Ora la pacifica conquista può dirsi finita, il timore di nuocere
allimperatore ha fermato la mano indigena, la sua morte libera tutte le energie
possibili, i curaca, governatori, oppongono resistenza e loccupazione di Cuzco
avvenuta il 15 novembre 1533 è lultima che si svolge senza spargimento di sangue e
con lo sbalordimento degli spagnoli al vedere le immense ricchezze
del Coricancha, il più grande santuario del Sole, il più antico e sontuoso dei templi
inca. Al suo interno anche un giardino con la riproduzione in oro di piante di mais e di
animali. Durante questo saccheggio nulla fu risparmiato, dalla decorazione del tempio in
oro al suo arredo, dalle statue preziose, alle tombe. Pedro Pizarro, uno dei fratelli del
capo spedizione, ricorda che in una caverna furono trovate 12 pecore doro e argento
dallaspetto dei lama, innumerevoli vasi preziosi e un "bulto" doro:
la statua rappresentava Manco Capaq e per gli indios fu un gran dolore.
Per tutti i popoli che in quelle terre erano nati, cresciuti, ampliati,
modificati, progrediti, la guerra civile fra i conquistadores prima e la rivolta degli
oppressi poi costituì la fine, le epidemie importate dallEuropa diedero la seconda
mazzata e infine la distruzione delle opere che costituivano la base della prosperità
dellimpero portarono ad una carestia senza pari. Da 9 milioni di abitanti, un secolo
dopo ne erano rimasti circa seicentomila; usando un paradosso: limpero delloro
si era trasformato nella repubblica degli indios.
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