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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

"DOSSIER PERÙ"

LE ORIGINI: le civiltà precolombiane (1 parte)

Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi

Il Perù si estende da 3° a 19° circa di latitudine sud, interamente compreso nella fascia equatoriale, bagnato dall’oceano Pacifico, ed esteso fino al bacino del Rio delle Amazzoni, anzi alcuni dei principali fiumi peruviani danno origine a questo fiume.
E’ un paese sulle cui coste non piove quasi mai e con le parole di Pedro Cieza de Leòn "…la pioggia non cade in nessun punto delle pianure, tranne una leggera rugiada che in molti punti sì e no fa abbassare la polvere..", "…ciò che chiamano inverno nelle pianure è costituito dal fatto che vi sono nebbie assai dense che fanno cadere una pioggia talmente leggera che a stento inumidisce la polvere…", si ha un'idea del clima.

La costa è in genere desertica, intervallata da solchi vallivi con fiumi di relativa portata permette, con le oasi di verde, una vita soddisfacente con più raccolti annui.
Le alte terre sono un altro discorso. Qui le piogge sono abbondanti e la vegetazione, specie alle quote più basse, rigogliosa. Quando la pioggia ti sorprende a 4000 metri e spira il vento, è un’esperienza diversa: le gocce viaggiano orizzontalmente e pungono come spilli. Anche in quella che chiamano estate.
elemento di collana Moche

I tipi umani sono svariati e a Lima, concentrazione di stirpi diverse, si possono distinguere i vari tipi: dal creolo puro, al meticcio, all’indio appena arrivato dalla cordigliera a quello venuto da Iquitos, ma non è un amalgama omogeneo, anzi c’è una distinzione "feroce". I discendenti dagli spagnoli, fieri di essere tali, i meticci, discendenti di indigeni e spagnoli, fieri di non essere indigeni, e in fondo i discendenti di quelli che erano i popoli dell’antico Perù, che sembrano sempre in cerca di qualcosa mentre ti offrono di acquistare qualunque cosa si possa vendere. Questo "qualcosa", forse non se ne rendono conto perché i secoli di sfruttamento selvaggio con le encomiendas, la privazione dei loro costumi, lo sradicamento delle loro tradizioni, è già in loro: è la discendenza dalle popolazioni precolombiane. Anche se non sentirete mai dire "precolombiane", ma "preispaniche".
Pensate, gli Uros del lago Titicaca, che vivono su isole galleggianti di canne totora, vi furono costretti dagli spagnoli. Spinti sul lago per punizione non potevano scendere a terra, e la necessità di vivere costrinse gli indigeni di cinque secoli fa a creare un nuovo modus vivendi per sopravvivere.

E ben a ragione gli indi odierni potrebbero guardare al passato.
statuina periodo di transizioneGli archeologi hanno stimato intorno al XVII secolo a.C. la nascita di un’epoca storica: si sono rifatti albicchiere -Lambayeque cosiddetto tempio nuovo di Chavin de Huantar, centro cerimoniale che si sviluppa e dura diversi secoli. A seguire c’è la civiltà che per circa 1000 anni fiorisce nelle valli del Piura e di Lambayeque con le culture di Vicus, Salinar e Virù, fino ad arrivare al nome più importante, il sito Moche. Durante queste civiltà si era sviluppata tutta una gamma di attività economiche, dall’irrigazione e coltivazione, alla ceramica, alla metallurgia.
I nomi con cui vengono indicate queste civiltà non sono quelli che esse stesse si davano bensì, in mancanza di testimonianze scritte, sono i nomi geografici dati dagli archeologi.

Nella zona nord della sierra c’è la cultura di Cajamarca con la sua bellissima ceramica in caolino bianco. Proseguendo verso sud e a grandi linee arriviamo al lago Titicaca e alla cultura rivelata dal sito di Pukara, con le sue piramidi imponenti orientate ad est, civiltà scomparsa per cedere il posto a quella di Tiwanaku. ornamento ChimuCompletando il giro e giungendo sulla costa incontriamo due nomi che se un tempo indicavano distinzione oggi indicano continuazione, Paracas e Nazca: non possiamo tralasciare di citare i ritrovamenti di mummie particolarmente ben conservate, conservazione agevolata dal clima del deserto, o la particolarità della decorazione ceramica nazca. Ben sedici tonalità di coloreornamento frontale Nazca.jpg (3836 byte) sono state individuate in essa, ma ciò che sempre di più colpisce l’immaginario collettivo e nello stesso tempo superficiale, è lo spettacolo aereo offerto dai geoglifi della Pampa del Ingenio. Scartate le ipotesi fantascientifiche di qualcuno senza nemmeno ricordarle, i geoglifi possono essere interpretati quasi come un libro di preghiera: un popolo da sempre alle prese con il problema acqua, nel corso di centinaia di anni non ha fatto Il ragno ne La pampa del Ingenio a Nazcaaltro che segnare le direttrici astronomiche e naturali che potevano essere collegate ad essa. Ha disegnato creature legate alla vegetazione, quasi un esorcismo, o una serie di monumentali ex-voto, la cui costruzione non è poi così straordinaria. Pensate, se si costruisce una linea di riferimento, come le piste rettilinee che si riferiscono alla direzione in cui il sole si leva al momento del solstizio, e un modellino di ciò che si vuole riportare sul terreno, senza bisogno di salire in alto si può riprodurre proporzionalmente l’immagine del modello a terra. Sorvolando con un piccolo aereo lo spazio, osservando le linee che limitano i "disegni", abbiamo riso pensando alle speculazioni che per anni abbiamo letto (e creduto), su queste linee, a quanti sono riusciti a farsi un nome fingendo di non capire come potessero essere state realizzate. Non abbiamo "scoperto" esattamente a cosa servissero, d'accordo, ma come farle non è un segreto se si ha un minimo di spirito pratico e non si vogliono tirare in ballo gli extraterrestri per forza!

Solo pochi addetti conoscono una civiltà quasi contemporanea di Tiwanaku, la civiltà Wari, sviluppatasi nella regione di Ayacucho. Durante questa epoca compare per la prima volta il dio Viracocha, che èdiadema Wari sempre lo stesso dei precedenti regni, solo che adesso è più caratterizzato, è l’evoluzione del "dio dai bastoni" della civiltà Chavin, è il dio che compare sulla porta del Sole a Tiwanaku. Con questa civiltà compaiono nuove strutture urbane, la pianta a scacchiera dei centri abitati, le mura di fortificazione, le strade di grande comunicazione e una delle scoperte più importanti: un nuovo modo di produrre il colore rosso. In quest’epoca, infatti, si abbandona la produzione di rosso derivato da una particolare conchiglia e si passa alla produzione del colore dalla cocciniglia, insetto parassita delornamento frontale Moche cactus, in alcune zone ancora fonte di reddito ancora oggi.
Anche questa civiltà si spegne per cause non accertate e in un altro punto del paese nasce una nuovo tipo di civiltà: nella valle del fiume Moche sorge il cosiddetto regno Chimù, che dalle tradizioni precedenti ricava e conserva quasi tutto, rielaborando e migliorando il sistema di vita. La capitale, se così vogliamo chiamarla, o il centro cerimoniale più importante, è Chan Chan, una metropoli di 20 km quadrati con ben 9 cittadelle nel suo perimetro, una ricchezza mai vista nelle tombe che si sono salvate a 4 secoli di depredazioni.
Non si possono tralasciare le culture Ica-Chinca sviluppatasi nella zona dei Nazca e la cultura Chachapoyas, venuta dal bacino amazzonico e insediatasi sul versante orientale della Cordigliera.

E giungiamo al termine di questo rapido e scarno escursus, necessariamente impreciso sia nelle notizie sia nei contenuti, parlando di quel popolo che è rimasto nella storia scritta come Incas.
Cominciando dalla denominazione: Incas è il nome dato dagli Spagnoli, il paese portava il nome Twantinuyu che in lingua quechua significa "i quattro quartieri", ed era diviso in 4 suyu: Collasuyu, Antisuyu, Cuntisuyu, Chincasuyu. La capitale era Cuzco, l’ombelico, in lingua quechua Cosco, pronunciata con una strana aspirazione…alla toscana.

Ma da dove erano arrivati gli Incas? La leggenda parla di 4 fratelli, figli di Viracocha, emersi da una grotta. Nel corso di un viaggio uno di essi, Manco, elimina gli altri, restando solo con Mama Ocllo che diventa sua sposa.
Viracocha consegna a Manco Capac una verga di oro con l’ordine di fermarsi nel luogo dove la verga scomparirà nel terreno. La verga scompare nel terreno di una vallata e qui nasce Cuzco, l’ombelico. Stando alla cronologia archeologica, questo dovrebbe essere successo verso il XIII secolo della nostra era, prima di questa epoca non c’è documentazione Inca. Successore di Manco Capac sembra essere stato l’inca Sinchi Roca, che unificò le genti della vallata di Cuzco e con i successori costituì un impero che con Huayna Capac, morto nel 1527, aveva raggiunto il milione di kmq e si estendeva dall’Equador settentrionale al Cile del nord, comprendeva il Perù odierno, parte della Bolivia e il nord dell’Argentina.

(fine 1 parte-continua)