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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Turismo
PISA E I MISTERI DELLA SUA STORIA
Una provincia di primo piano
Almalinda Giacummo
Fa parte di quelle città che
gli italiani conoscono sicuramente ma che, per un motivo o per un altro, viene
visitata meno frequentemente di quanto meriterebbe.
Pisa è una città bellissima, ricca di storia e di arte, oltre ad avere un
artigianato ed una gastronomia da record. Prima antico porto romano, come stanno
vieppiù dimostrando gli scavi per la stazione di S. Rossore, poi famosa e ricca
con i traffici verso il mondo arabo e Repubblica marinara. Oggi è lontana dal
mare, ma il suo splendore resta intatto in monumenti quali la piazza dei
Miracoli: su un ampio prato erboso il duomo, il battistero, la torre pendente ed
il camposanto monumentale fanno il loro effetto.
Il Duomo è dell’XI secolo, la costruzione fu iniziata dal Buscheto in
occasione della vittoriosa spedizione contro il covo dei pirati arabi di
Palermo, mentre parte della facciata fu realizzata dall’architetto Rainaldo;
l’interno è ripartito in cinque navate dove si conservano il pergamo di G.
Pisano (1311) e la lampada di Galileo, opera di B. Lorenzi, grazie alla quale si
racconta che il grande scienziato scoprì l’isocronismo del pendolo
(nonostante qualche discrepanza nelle datazioni), fra le altre cose. Le porte in
bronzo della facciata, del XVI secolo, sono opera di seguaci del Giambologna,
mentre il grande mosaico dell’abside, con il Redentore in croce fra la Vergine
e S. Giovanni, fu terminato nel 1302 dal Cimabue. E’ poi famosa la porta di S.
Ranieri, patrono della città: i battenti realizzati in bronzo fuso dal Bonanno
dopo il 1186, rappresentano in rilievo le Storie della vita del Redentore. La
storia è raccontata su formelle con “didascalie” in latino, con una grande
attenzione per il paesaggio: l’andamento è dal basso verso l’alto, da
sinistra verso destra.
Di fronte si trova il cilindrico Battistero, la cui forma singolare produce la
famosa “risata del diavolo”: basta battere le mani che un misterioso suono
riecheggia in tutto il monumento. Iniziato dal Diotisalvi, vide la sospensione
dei lavori per circa un secolo, fino alla ripresa nel 1260 da parte di Giovanni
e Nicola Pisano. Fu terminato nella seconda metà del XIV secolo da Cellino di
Nese e Maestro Zibellino da Bologna. Quest’ultimo pose i marmi bianchi alla
base della cupola per alleggerirne la forma ottagonale che contrastava con la
forma circolare dell’edificio sottostante. Il fonte battesimale interno è
opera di Guido da Como: è una grande vasca ottagonale intarsiata di marmi
policromi.
Anche la Torre pendente è cilindrica (XII-XIV), con serie di loggette
sovrapposte per i 55 metri d’altezza: è notoriamente famosa per la sua forte
inclinazione, anche se da anni sono allo studio sistemi per frenarne la corsa
verso il basso. Iniziata la costruzione dal Bonanno, questo si fermò al terzo
piano per il cedimento del terreno: ripresi i lavori nel 1275 da Giovanni di
Simone, fu terminata da Tommaso Pisano, che nel 1350-72 costruì la cella
campanaria. L’interno ha 294 gradini.
Il Camposanto Monumentale è formato da quattro porticati che cingono il campo
in cui anticamente venivano seppelliti i morti, con terra santa che i pisani
avevano prelevato in Palestina e trasportato a Pisa con le loro galee: del XIII
secolo conserva sinopie, sculture, sarcofagi ed affreschi.
Rinascimentale è la piazza dei Cavalieri, con palazzi disegnati dal Vasari su
ordine di Cosimo I per le sedi dell’Ordine di S. Stefano, creato per
combattere i pirati che infestavano il Mediterraneo, palazzo della Gherardesca,
con la famosa torre della Muda, e quello dell’Orologio con la torre dei
Gualandi, dove venne rinchiuso, e condannato a morire di fame insieme ai figli,
il conte Ugolino, il Palazzo dei Cavalieri o della Carovana, per il corso di
istruzione che qui seguivano i cavalieri, con facciata curvilinea e doppia
scala, decorazione a graffiti e sei statue a busto di granduchi di Toscana, la
chiesa di S. Stefano, progettata dal Vasari anche nelle acquasantiere, ha alle
pareti trofei di bandiere vinte dai Cavalieri contro i turchi. Sulla piazza
stessa è il monumento a Cosimo I, opera del Giambologna.
Da non perdere la passeggiata sul Lungarno per godere della vista dei palazzi
del cinquecento. Poi il Giardino Scotto all’interno della vecchia fortezza del
Sangallo, di stile ottocentesco, la chiesa di S. Maria della Spina, con una
reliquia della corona di Cristo, le guglie e le edicole di stile romanico-gotico,
la Cittadella del quattrocento con il vecchio Arsenale delle Galee, il Museo
Nazionale di S. Matteo con sculture di scuola pisana e dipinti del XII-XV
secolo, quali il S. Paolo del Masaccio, il Redentore del Beato Angelico. Poi il
medievale Borgo Stretto, con edifici porticati con colonne dagli interessanti
capitelli, il quartiere di S. Andrea, il vicolo delle Sette Volte: sei lunghe
volte con brevi spiragli di luce uniscono le abitazioni poste ai lati. Non è
comunque solo la Torre a pendere a Pisa: ci sono anche la chiesa romanica di S.
Michele degli Scalzi ed altri antichi campanili della città.
Una volta a Pisa si possono gustare i necci, cioè schiacciatine di farina di
castagne, il condimento alla “fornaia, con noci, formaggio, olio e basilico,
il minestrone con fagioli bianchi. Per secondo lo sformato di fagioli con le
animelle, filoni di vitello e besciamello, fave al prosciutto e fagioli
all’uccelletto. E poi la bistecca alla cacciatora, con funghi porcini,
pomodori e cipolle, faraona al cartoccio e trippa alla toscana. Per il pesce
Cieche alla pisana, cioè anguille cotte in padella con olio, aglio e salvia e
poi in forno con salsa di uova sbattute e limone, uguale condimento per sardine
ed acciughe. Per dolce i brigidini all’anice, il tutto annaffiato dal
Valdicecina, dal Chianti delle colline pisane e dal bianco di S. Torpé.
Pisa ha anche molte altre attrazioni che ad ogni angolo, ad ogni via, in ogni
squarcio, raccontano una storia millenaria e variegata.
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