|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopo
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

Turismo
LA SPADA NELLA ROCCIA? E’ IN ITALIA!
Un luogo fra leggenda e realtà immerso nella natura splendente
Almalinda Giacummo
Si dice sempre che le favole
hanno un fondo di realtà e San Galgano e la spada nella roccia confermano
questa teoria: sì!, la spada conficcata nella roccia esiste davvero e non si
trova in qualche parte della brumosa Gran Bretagna, ma in Italia, in provincia
di
Siena, nell’abbazia intitolata a San Galgano. Andiamo con ordine: per
raggiungere questi luoghi, si percorre una breve deviazione della statale 441
Massentana, presso la confluenza con la statale 73, poi una strada sterrata
profilata da alberi curiosamente ramificati conduce all’abbazia. Qui lo
spettacolo che si propone al visitatore è di estremo fascino: una enorme chiesa
semidiruta, colline a protezione di una bella pianura, l’eremo di Montesiepi
dappresso. Questa abbazia è uno degli esempi più famosi del gotico cistercense
in Italia: fondata alla fine del XII secolo, fu un importante centro religioso,
tanto che i suoi monaci amministrarono la costruzione del duomo di Siena. La
grande chiesa fu eretta fra il 1224 ed il 1288, nel ‘500 ci furono i primi
grossi danni e nel ‘700
le cose peggiorarono notevolmente: oggi chi entra nella chiesa ha un bel prato
come pavimento ed il cielo per tetto. Poco lontano, su una particolare
collinetta, sorge la primitiva chiesetta intitolata a san Galgano: di forma
circolare, è in stile romanico. Al centro il motivo di tanta fama nel mondo:
una spada conficcata in un masso. Secondo la tradizione, fu il nobile cavaliere
Galgano Guidotti (1148-1181) di Chiusdino a conficcare la spada nella roccia per
adorarne l’elsa in forma di croce. Mentre la conficcava gli apparve
l’Arcangelo Michele che lo convertì al cristianesimo. Da allora Galgano visse
da eremita e costruì la prima chiesetta. Galgano era figlio di Giudotto e
Dionigia ed il nome pare che derivasse da una visita fatta dai genitori al
santuario di s. Michele al Gargano: quindi la famiglia, ed anche la loro zona di
residenza, erano devote dell’Arcangelo, tanto che la pieve di Chiusdino era
dedicata proprio a lui.
Rimasto orfano molto presto, pare avesse sogni religiosi: una prima volta sognò
che l’Arcangelo lo chiedesse a sua madre come cavaliere, la seconda la
questione fu ben più complessa. Nel sogno l’Arcangelo lo condusse per luoghi
magici, come prati smaltati e caverne sotterranee, fino ad un luogo misterioso
con un edificio circolare entro cui erano i dodici Apostoli: questi lo
attorniarono e gli chiesero di leggere da un libro, ma Galgano non sapeva
leggere e quindi gli indicarono il cielo dove ebbe una visione mirabile ed
ineffabile, la
Maestà Divina, gli dissero gli Apostoli. Poi gli ordinarono di costruire in
quel posto un edificio di culto dedicato alla Madonna, agli Apostoli, a Dio e a
san Michele. Passò del tempo da quel sogno, quando un giorno, durante un
viaggio, il suo cavallo si impuntò e per giorni non volle saperne di andare per
alcuna strada: allora Galgano pregò il Signore di mandarlo dove Lui voleva e
per incanto si ritrovò nel luogo che aveva sognato ed infisse la spada per
adorare la croce.
Dopo la sua morte, i cistercensi di Casamari ottennero il permesso di costruire
in onore della sua canonizzazione, avvenuta nel 1185, un oratorio ed un
edificio, nuclei dell’abbazia. In seguito qualcuno cercò di estrarre la spada
che si spezzò: oggi è sostituita da una copia.
Leggendariamente parlando, la storia di questa spada ricorda molto quella di re
Artù: narrano che alla morte di re Uther, l’Inghilterra fosse senza un capo.
Comparve allora a Londra una spada infissa nella roccia e la tradizione per la
quale sarebbe diventato re chi fosse riuscito ad estrarla: non era necessaria
una grande forza fisica, ma una durevole forza morale. A spuntarla fu Artù. Per
la cronaca: la leggenda di re Artù divenne famosa in Europa e soprattutto in
Italia nel XII secolo e lo stesso nome di Galgano è assai simile a quello di
uno dei cavalieri della Tavola Rotonda, Galvano. Certo, qualche differenza c’è:
Artù estrasse la spada mentre Galgano la conficcò saldamente, la sua era una
“conversio”, un viaggio iniziatico sotto la guida dell’Arcangelo.
Ecco quindi che nel suo sogno Galgano aveva attraversato un fiume, cioè la
sfera delle emozioni, un prato ricco di fiori splendidi, cioè il Paradiso
terrestre, ed infine una caverna, la morte e l’oscurità in generale. Poi la
Gerusalemme Celeste, il cerchio ed il numero 12, la contemplazione divina. La
conversione fu definitiva e totale solo nel momento in cui Galgano conficcò la
spada e cominciò a costruire la chiesetta. Da notare il simbolismo della spada:
la sua elsa sembra sì un croce, ma tutta è la rappresentazione del
cielo-principio maschile, rappresentato dalla lama, e della terra-parte
femminile, rappresentata dall’elsa. Poi la lama che separa di netto e
simboleggia la virtù del discernimento e del libero arbitrio, conosce il Bene
ed il Male, lavora per i deboli e gli oppressi o, nel peggiore dei casi, per la
morte e la distruzione. La spada si presta però ai giuramenti, quindi utile per
ristabilire la giustizia. E’ anche l’unione di acqua e fuoco, quando viene
forgiata, è il lampo e la folgore, che sono fenomeni ignei associati alla
pioggia. E la roccia? E’ simbolo dell’immutabilità e Jahvè è detto Roccia
d’Israele; è fonte di vita, come dimostra Mosè nel deserto, ed il Cristo
viene detto Pietra angolare e «Roccia da cui scende la bevanda di vita».
Secondo alcuni la Roccia è una sorta di altare.
Dietro l’altare della chiesetta si trovano i resti di due mani mozzate: si
racconta che appartenessero a uno dei tre uomini che un lupo assalì durante la
distruzione della capanna eremitica di san Galgano nel 1181.
Ci troviamo all’estremità occidentale della provincia senese: qui
confluiscono le colline metallifere e le selve maremmane, i bacini naturalistici
del Merse e del suo affluente Farma: le acque dei fiumi sono limpide, incassate
fra monti e boschi, raggiungibili per lo più solo a piedi, per vedere un
patrimonio florofaunistico unico al mondo con la lontra, il tritone alpestre, la
trota fario e varietà arboree uniche a queste latitudini, il tasso ed il
faggio. Il periodo migliore per una visita in questi luoghi è senza dubbio la
primavera: la natura è in rigoglio ed il turismo non è ancora a livelli
oceanici.
|