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Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Turismo

VERONA Romeo e Giulietta, l’Arena e tutta la storia dell’alta Italia 

Almalinda Giacummo 

Di origine preistorica, poi città euganea o retica, quindi in contatto con Galli ed Etruschi, Verona - l'Arena Verona divenne Colonia Augusta Verona nel I secolo a.C. Ebbe la civitas romana da  Giulio Cesare nel 49 a.C., quindi municipium fino a diventare la piccola Roma. Un impianto regolare basato sul cardo e sul decumano che s’incontravano nella piazza del Foro, ponti, teatri, anfiteatri, in un crocevia di genti e merci, lì dove si incrociavano la via Augusta per Trento ed Augsburg, la Gallica per Torino e la Postumia per Genova edVerona - l'Arena in una vecchia immagine Aquileia. Quindi la cinta muraria attribuita all’imperatore Gallieno, nel III sec.d.C., la diffusione della dottrina cristiana con Zeno, Verona sarà sede del regno di Teodorico dopo la sconfitta di Odoacre, poi dal VI secolo i Longobardi di Alboino, seguiti dai Franchi dell’VIII secolo. Nel X secolo con Ottone I entra nei possessi dei duchi di Baviera, quindi la rivendicazione dell’autonomia comunale e la costituzione della Lega Veronese insieme a Venezia, Padova, Vicenza e Treviso con funzione difensiva di fronte alle mire espansionistiche di Federico Barbarossa. Nella prima metà del XIII secolo è la volta di Ezzelino da Romano, tiranno sostenuto dall’imperatore. Alla sua morte, nel 1259, il potere passa nelle mani di Leonardino della Scala detto il Mastino, che diventa Capitano del Popolo, e segna di fatto l’ascesa degli Scaligeri che ampliarono ulteriormente le mura dando vita all’architettura gotica cittadina con monumenti quali Castelvecchio, la basilica di sant’Anastasia e le Arche Scaligere, arte Verona - l'ala superstite dell'Arena pittorica degli affreschi di San Fermo e alle figure del Turone e di Altichiero. Fra i successori di Mastino si ricorda soprattutto Can Francesco, passato alla storia come Cangrande I della Scala costruttore del palazzo scaligero, delle torri Catena, dei Lamberti e di S. Zeno. La corte scaligera veronese diviene sede di molti artisti, poeti, uomini colti in ogni campo. La famiglia sarà ancora grande e potente con personaggi come Mastino II, Cangrande II e Cansignorio, ma nel 1387 Antonio scapperà di fronte alla potenza dei Visconti di Milano, padroni della città fino agli inizi del XV secolo, ad eccezione del triennio 1402-1405, durante il quale domineranno i Carraresi di Padova. Il Rinascimento segna la presenza di artisti come il Mantegna, Domenico e Francesco Morone, Liberale da Verona, Girolamo dai Libri, Giovanni e Giovan Francesco Caroto e Paolo Caliari detto il Veronese. Verona si affilia poi alla Repubblica di Venezia fino alla fine del XVIII, ed il Barocco riguarderà per lo più l’ornamentazione e la rivisitazione degli edifici, mentre il rinascimento veneziano si esprimerà con le opere del Sanmicheli. La pace sarà regina fino all’avvento di Napoleone Bonaparte nel 1796, con la riscossa della città l’anno successivo con le Pasque veronesi, fallite e brutalmente represse dall’invasore, nonostante la cultura continui fervida la sua vita, esprimendo personaggi del calibro di Scipione Maffei e l’architetto Alessandro Pompei. Fino al 1814 è in potenza sia della Francia sia dell’Austria, è un vertice del famigerato Quadrilatero austriaco con Peschiera, Mantova e Legnago ed entra nel Regno d’Italia solo nel 1866. Nel 1882 è vittima di una terribile esondazione dell’Adige, in seguito irregimentato da possenti nonché attufanti bastioni, poi della Prima e dellaVerona - il balcone di Giulietta Seconda Guerra Mondiale.
Dell’architettura romanica fa parte la chiesa della Santissima Trinità, iniziata nel 1073 e consacrata nel 1117: la parte più antica è costituita dall’absidiola settentrionale, mentre l’atrio della facciata, l’abside maggiore ed il campanile a pianta quadrata con rivestimento in mattoni e fasce di pietra, trifore nella cella campanaria, sono del 1130. La facciata è di tipo lombardo con ampi spioventi, protiro pensile e atrio porticato con all’interno il sarcofago di Antonia da Sesso, del 1421. Originariamente costruita nel XII secolo ma quasi completamente rifatta nel 1753 è la chiesa di S. Luca.
Completato lo scenografico Corso Porta nuova ed oltrepassati i Portoni della Bra, due archi merlati della cerchia muraria realizzata da Gian Galeazzo Visconti alla fine del XIV secolo, accanto alla Torre Pentagona, sempre del trecento, ed al teatro Filarmonico, si arriva nella piazza più monumentale della città. Su di essa prospettano il palazzo della Gran Guardia, di gusto sanmicheliano, eretto nel 1610 da D. Cartoni e compiuto solo nel 1820; il neoclassico palazzo Barbieri o della Verona - piazza dei Signori e monumento a Dante Gran Guardia Nuova, dell’838 in forme che richiamano i templi romani, le facciate curvilinee dei numerosi palazzi che ospitano caffé e ristoranti con davanti la meta delle passeggiate dei veronesi, il marciapiede del Listone, e l’anfiteatro, o Arena. Quest’ultima originariamente (I sec. ) si trovava fuori dalle mura, nelle quali venne incorporata solo con Gallieno con un’addizione: è stata costruita in calcestruzzo e pietra all’interno e mattoni e calcare come rivestimento esterno ed oggi, dopo il crollo quasi totale della fascia più esterna, ad eccezione della cosiddetta Ala, si vede un interno composto da due ordini sovrapposti di arcate in conci di pietra rosa, mentre l’ellisse interno vede le gradinate ancora ben conservate, anche da magistrature via via create appositamente, come  quella dei Conservatores Arenae del XVI secolo. Dal 1913 è sede di grandiosi spettacoli di opera lirica.
Nelle immediate vicinanze sorgono la chiesa di San Nicolò, in stile neoclassico ed il Palazzetto dei Diamanti, Verona - Porta Leoni chiamato così per le bozze del rivestimento esterno; poi la chiesa di S. Maria della Scala, con all’interno i presunti ritratti di Cangrande e della moglie; la quattrocentesca casa Tedeschi ed il palazzo dell’Accademia dei Filotimi, l’attuale via Mazzini, o via Nova, l’arteria più importante della città con la Loggia neoclassica di Palazzo Arvedi, dell’omonimo ricco fabbricante di seta. In via Cavour sorge l’Arco dei Gavi, del I secolo d.C., eretto dall’architetto Lucio Vitruvio Cerdone per ordine della famiglia dei Gavi al centro della via, ma poi spostato lateralmente in seguito alla pretestuosa distruzione da parte dei francesi nel 1805. Sempre sul corso affacciano altri imponenti palazzi come il Balladoro, il Bevilacqua e il Canossa del Sanmicheli (1530), il Scannagatti-Gobetti, il Carnevali, il Fuselli, il Portalupi ed il Parlotti.
Da un arco di passaggio fra questi palazzi si raggiunge la chiesa di S. Lorenzo, sorta su una basilica paleocristiana intorno al 1117 presenta un paramento tipico di Verona a fasce alternate di pietra e mattoni, con protiro sulla fiancata destra e campanile della seconda metà del XV secolo. Particolari le due torri scalari cilindriche ai lati della facciata, forse di ispirazione normanna, per salire ai matronei. L’interno romanico è scandito da arcate su possenti pilastri, sulle pareti affreschi del XIII secolo e sarcofagi cinquecenteschi.
Sempre romanica la chiesa dei Santi Apostoli, conservata nelle forme originali solo esternamente, con arche a baldacchino e campanile, mentre l’interno è stato ristrutturato; adiacente è il sacello delle sante Teuteria e Tosca, costruito dal VVerona - Arche scaligere secolo ma consacrato nel 751, a croce greca, in seguito modificato come cappella del casato dei Bevilacqua. Particolari Casa Golfino, famiglia di intagliatori e pittori del ‘400, con resti di affreschi sulla facciata, e palazzo Serenelli con l’affresco della Madonna con Bambino del Morone. Corso Cavour arriva fino a Corso Porta Borsari, dove l’omonima struttura segnava l’ingresso in città dal Decumano Massimo, della seconda metà del I secolo. Per inciso, i bursarii erano impiegati del dazio vescovile che riscuotevano le tasse per l’ingresso in città delle merci. La porta è a due fornici con architravi, timpani e colonne, con doppio ordine di finestre e un’iscrizione gallieniana del 245 d.C. con il nome della città: COLONIA VERONA AUGUSTA.
Lungo il corso è la chiesa di S. Giovanni in Foro, con paramento laterale esterno in fasce di pietra, ciottoli e mattoni; artisticamente rilevante è anche la chiesa di S. Eufemia, per le opere del Torbido, del Brusasorci, del Cignaroli. Da un grande fornice romano si accede alle Sgarzerìe, con la loggia di Alberto I della Scala per il commercio delle lane. Nelle immediate vicinanze è Piazza Erbe, impostata parzialmente sull’antico Foro romano: c’è la Domus Mercatorum, il massiccio palazzo Maffei, del 1668, scenograficamente sul fondo della piazza ed impostato parzialmente sul Capitolium della città romana, scavato nel corso degli ultimi 25 anni in varie cantine dei palazzi più recenti ed ormai piuttosto noto nelle sue strutture “sotterranee”, a cominciare da un grandioso criptoportico a U, la torre del Gardello in mattoni di Cansignorio della Scala del 1370 e copertura a campana del 1626. Quindi casa Mozzanti, con affrechi mitologici cinquecenteschi, la Domus Nova, il palazzo del Comune con la Torre dei Lamberti, alta 83 metri, iniziata nel 1172 e terminata con la cella ottagona nel 1464, con le campane del Rengo e della Marangona. 
Il palazzo del Comune affaccia anche sulla piazza dei Signori con aggiunte rinascimentali, fasce alternate di mattoni e pietra, poi una torre merlata del trecento, il palazzo del Capitano con facciata del ‘500 e portale del Sanmicheli, e la Porta Verona - piazza Bra Bombardiera, del 1687. Quindi la Prefettura nel palazzo degli Scaligeri, con un nucleo originale del XII secolo, con un bel cortile e pozzo rinascimentale, la loggia gotica con affreschi di Altichiero.
Sempre sulla piazza dei Signori affaccia la Loggia del Consiglio, eretta fra il 1476 ed il 1493, e la facciata settecentesca della già citata Domus Nova, a fornice centrale. Dalla piazza si può accedere al Cortile del Mercato Vecchio, quadrangolare interno al Palazzo del Comune, con paramento zebrato di mattoni e pietra, con ampie e forti arcate per il portico, mentre la scala gotica a due rampe ed archi mistilinei è del XV secolo.
Vicinissima era la chiesa di S. Maria Antica ed il cimitero degli Scaligeri: la prima tipica con fasce di pietra e mattoni, campanile quadrato con capitelli a gruccia per le bifore della cella e copertura conica di laterizi, sulla porta la tomba di Cangrande della Scala (1329), a baldacchino pensile su colonne, con alta cappa piramidale, urna a rilievo e letto funebre con la figura giacente del defunto. In cima il monumento equestre dello stesso Cangrande, in armatura da torneo, opera del Maestro delle Arche Scaligere. E’ l’unica opera fuori dal recinto marmoreo con cancellata in ferro battuto con il ricorrente emblema della famiglia che circonda invece le altre tombe a sarcofago, con cimase decorate per Mastino II (1340-1350), mentre estremamente plastica e simile ad un ornato in avorio appare la tomba di Cansignorio (1375): si tratta dei massimi esempi di arte gotica a Verona.
Le case attribuite a Romeo e Giulietta ovviamente non c’entrano nulla con i due eroi di sespiriana memoria: si tratta semplicemente di edifici medievali abbastanza ben conservati, anche se restauri poco felici ne hanno reso alcuni tratti un po’ troppo favoleschi. Il balcone di Giulietta è sempre meta di visitatori che lasciano scritte e bigliettini d’amore, molti si fanno fotografare con le mani maschili sopra i seni di una statua bronzea conservata nel cortile, mentre le ragazze le toccano il braccio destro… Anche la cosiddetta Tomba di Giulietta, un sarcofago vuoto che si trova in una cripta dell’ex convento dei Cappuccini, non è attendibile storicamente. Parenti di mie amiche veronesi sostengono di averlo visto in strada, molti decenni fa, usato come abbeveratoio per cavalli…
Andando verso l’Adige si arriva a Porta Leoni, della metà del I secolo a.C., variamente rimaneggiata nel corso dei secoli, con due fornici a timpano e colonne laterali, finestre arcuate ed un’ampia esedra, quindi torri angolari a difesa della stessa porta, tratti della pavimentazione originale e restiVerona - ponte Pietra della base poligonale.
Quindi stradone S. Fermo e la chiesa omonima sul luogo nel quale subirono il martirio i due Santi: si tratta di due chiese distinte, del XI secolo, chiesa inferiore, due absidi minori ed il campanile sono del primo progetto benedettino terminato nel XIII secolo; forme gotiche invece per la navata superiore, l’abside a rilievi decorativi, la zebratura di pietra e mattoni nella facciata, la finta loggia e la soggetta gotica del basamento, la quadrifora e la trifora dei ripiani superiori, il portale con a sinistra la tomba di Aventino Fracastoro, medico scaligero, e a destra quella di Giovanni da Tolentino. L’interno presenta una sola navata con soffitto ligneo a carena plurima decorato con immagini di Santi, quindi opere dei maggiori artisti operanti a Verona, Turone, Brusasorci, Martino da Verona. La chiesa inferiore presenta tre navate su pilastri, di cui la centrale a volta duplice, con capitelli arcaici ed affreschi due-trecenteschi sia sulle pareti sia sui pilastri.
Lungo via Pallone sono visibili ampi tratti della cinta muraria viscontea (sec. XIV).
Verona - piazza Erbe e torre dei Lamberti Dall’altro lato della città si trova il quartiere del Duomo, con la Cattedrale consacrata nel 1187, con una facciata che è però una commistione di stile romanico e gotico, con protiro a doppia arcata, il portale opera del maestro Nicolò e della sua scuola, leoni stilofori e draghi, gobbi su capitello, l’ingresso minore sulla fiancata destra, l’abside con decorazione a rilievo, il campanile, la cui parte mediana è opera del Sanmicheli, fu proseguito ma non terminato nel XX secolo dall’architetto Fagiuoli. L’interno è a tre navate con possenti pilastri per arcate da cui si dipartono ampie volte a crociera: notevoli le finte architetture dipinte a contorno delle prime tre cappelle di entrambi i lati da Giov. Maria Falconetto. Connesse con la cattedrale sono le chiese di S. Giovanni in Fonte e S. Elena, il primo battistero del Duomo, originale dell’VIII secolo ma oggi nelle forme del XII: l’opera più importante ivi custodita è il fonte battesimale ottagonale con otto formelle a rilievo (XIII sec.ca). La chiesa di S. Elena, invece, sarebbe lo scenario da cui Dante avrebbe discusso la sua tesi “de aqua et terra” nel 1320. Nelle immediate vicinanze sorge il Chiostro del Capitolo, del 1140, con un doppio ordine di arcatelle su colonnette binate; il palazzo Vescovile con facciata merlata cinquecentesca. Vicino si trova Il Ponte Pietra, l’unico superstite dei due ponti di epoca romana che attraversavano l’Adige: nonostante sia stato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, come molti altri monumenti della città, la ricostruzione si è avvalsa del materiale originale ripescato dal fiume. Si tratta di un ponte a cinque arcate di epoca augustea, mentre quasi di fronte si trova il poco più tardo Teatro Romano, sede anche del Museo archeologico nonché di numerose manifestazioni estive, dal ballo al teatro più strettamente inteso. Ancora ben conservata la cavea semicircolare, parte della scena e dei parasceni, mentre nulla o quasi resta della frons scenae, cui invece fa da contraltare la parete tufacea sormontata dall’antico convento di Verona - porta Borsari S. Girolamo, oltre alla chiesetta dei Santi Siro e Libera, dell’epoca di Berengario, X secolo, appena restaurata.
Numerosi sono ancora i monumenti che la città di Verona offre ai suoi visitatori, una piccola Roma a cominciare dal numero di chiese, comprese S. Anastasia, S. Stefano, S. Giovanni, ecc.,  dalla presenza dell’Arena, del Castel Vecchio, di Castel S. Pietro, sede dei primi nuclei abitativi della città…
Senza dimenticare la famosa S. Zeno, del 1120 circa, la cui facciata è contornata dal campanile romanico della prima metà del ‘300, e dalla torre dell’antica abbazia, ricordata da Dante nel Purgatorio. Pilastri, lesene, archetti, la loggia a finestre bifore, con parte della facciata sopraelevata con conclusione a timpano e spioventi tipicamente romanici, il rosone raggiato con rilievi del maestro Brioloto con i simboli della fortuna umana. Sempre allo stesso autore si tende ad ascrivere l’intero programma della facciata. Il portale è invece legato al maestro Nicolò, preceduto da un protiro a baldacchino, con colonne su leoni stilofori e negli architravi le immagini dei mesi e ai lati dell’arco le statue di S. Giovanni Battista e S. GiovanniVerona - San Zeno Evangelista; nella lunetta S. Zeno fra fanti e cavalieri del Comune. Ai lati diciotto bassorilievi con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, il duello fra Odoacre e Teodorico e la caccia demoniaca dello stesso Teodorico. Sui due battenti della porta formelle di bronzo con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, miracoli di S. Zeno e Protome fra cordonature borchiate con testine umane e, a destra, sei figure di Santi in edicole e di uno Scultore, mentre a sinistra si trovano diciassette forcelline con re, imperatori e Virtù. L’interno presenta capolavori unici al mondo, comprese opere di Andrea Mantegna.                                                      
Da vedere il Museo della Radio d’Epoca, quello degli Affreschi, con opere provenienti da molti edifici veronesi, il Lapidario Maffeiano, gli scavi scaligeri, al di sotto del Cortile del Tribunale dove, oltre alle tombe pertinenti la chiesa di S. Maria Antica, fra cui quelle di alcuni infanti, sono stati rinvenuti una zona residenziale di età romana con pavimentazioni in mosaico, vestigia del palazzo di Alberto della Scala della seconda metà del XIII secolo, una cantina con volta in mattoni con i resti di una casa torre medievale, di un’aula absidata di età romana, una sepoltura longobarda ed i resti di una via romana con una fognatura associata. Notevole anche il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri. Ancora il Museo della Fondazione Miniscalchi Erizzo, con sede nell’omonimo palazzo, la Biblioteca Capitolare ed il Museo Canonicale, palazzo Forti con la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, il Museo Civico di Castelvecchio.
Pittoreschi il Stal de le Vècie, uno stallaggio il cui nome derivava dalla figura dipinta di due vecchie sull’insegna; il mestolone scolpito con testa di Gorgonie e tritone di via Catullo; al centro di piazza Erbe si trova la Berlina, un’edicola cinquecentesca a pianta quadrata dove avveniva l’investitura per le cariche pubbliche; la fontana di Madonna Verona, di Cansignorio del 1368 con statua romana, vasca e stelo; e verso la fine del tolonèo, o area adibita a mercato, un tabernacolo cuspidato con fusto di colonna, del XV secolo.
Singolare il fatto che nelle chiese di Verona si debba pagare per entrare, salvo essere residenti, ma in compenso viene fornita una piccola guida del monumento. Le statue poste sugli ingressi della piazza dei Signori sono di Enrico Noris, Scipione Maffei e Girolamo Fra castoro, mentre al centro si trova Dante Alighieri che a Verona e presso gli Scaligeri trovò «lo primo rifugio, il primo ostello».
Da non dimenticare la superba cucina, a cominciare dal bollito con la pearà per proseguire con la polenta con la soppressa o con il musso, il tutto annaffiato dal vino della Valpolicella.
Una città interessante, adatta ad ospitare lunghe gite, mai noiose, o un fine settimana impegnativo ma mai noioso. Un po’ cara… ma siamo nel ricco nord-est… dove le persone di colore vengono definite “familiarmente negretti”…GASP!