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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

 

IL TERRITORIO VICENTINO nelle prime soste si può addirittura andare a piedi 

Almalinda Giacummo 

Non molto distante da Vicenza, la basilica di Monte Berico merita una visita ed una descrizione a sé stante. Il lungo viale X Giugno è fiancheggiato da ben 700 m di portici a cappelle, progettati nel 1717 dal Muttoni per accompagnare il fedele dalla città alla basilica: si tratta di due bracci ad arcate rampanti, con pilastri tuscanici e chiavi di arco a voluta, ogni dieci delle quali si trovano edicole che ripercorrono i 15 Misteri e le Ave Maria del Rosario delle processioni mariane. Le ultime sette arcate sono crollate e, secondo la tradizione, erano state edificate dal Palladio, così come un primo ampliamento della struttura di cui nulla rimane. La  chiesa era originariamente una chiesetta gotica a tre navate, sorta sul luogo di alcune miracolose apparizioni della Vergine ad una donna anziana, in seguito fu addirittura inglobata nella costruzione del Borella, andando ad assolvere alla funzione di presbiterio della chiesa barocca (1687-1703), e dando anche l’impressione della stessa continuità tra i due organismi  e la fede del popolo. La parte esterna presenta una pianta quadrata con croce iscritta, al centro si trovano la cupola ed il suo tamburo; tre delle facciate sono barocche, identiche fra di loro con il corpo centrale sporgente, occhio ottagonale e timpano curvo raccordato da volute, nicchie e balaustre decorate dalle 42 statue di santi del Marinali, mentre la quarta è un rifacimento di quella originale. L’interno è a forma di croce greca e la statua di culto, opera di Nicolò da Venezia (XV secolo) si trova sull’altare maggiore; nel refettorio si trova invece la Cena di S. Gregorio Magno opera del Veronese. Di epoca gotica il chiostro ad archi acuti. Moderno invece il campanile in laterizio e la Penitenzieria ai suoi piedi. Il complesso è meta di pellegrinaggio soprattutto per l’8 di settembre in occasione della Natività di Maria, in osservanza ad un voto dichiarato nel 1917 per scongiurare l’invasione austriaca.
Splendido il panorama che si gode dalla grande terrazza, mentre i traguardi segnati sulla balaustra si riferiscono ad episodi della Grande Guerra.
Poco oltre Villa Ambellicopoli-Guicciolli che, in qualità di caposaldo della resistenza dei vicentini contro gli austriaci nella prima guerra d’Indipendenza, è sede di un importante Museo del Risorgimento e della Resistenza, con una notevole raccolta su Vicenza ed il suo territorio fra la caduta della Repubblica di Venezia ed il 1945, oltre al Risorgimento italiano.
Non molto distante si trova Villa Bertolo-Valmarana, detta anche ai Nani per le statue della sua recinzione: la villa fu edificata tra il 1665 ed il 1670 ma l’aspetto attuale si deve agli interventi effettuati dal Muttoni nel 1736. Pochi anni dopo, G.B. Tiepolo e suo figlio Giandomenico furono chiamati a decorare con affreschi la foresteria e la palazzina, dando vita ad alcuni dei più grandi capolavori della pittura veneta del ‘700. Nella prima costruzione, la foresteria, ognuna delle sette stanze disposte in sequenza lungo il salone che funge da disimpegno, ha un tema a sé: la stanza cinese, quella delle scene campestri, la gotica, quella dell’Olimpo, opera di Giambattista, quella delle scene carnevalesche, la stanza della Loggia, del Mengozzi Colonna e del Visentini, e la sala dei Putti. Decorano invece la palazzina, tipica nella sua costituzione con atrio e quattro stanze, scene tratte dall’Iliade, dall’Orlando Furioso, dall’Eneide e dalla Gerusalemme liberata, oltre a due scene dell’Ifigenia in Aulide e ad altre due di carattere mitologico generico, quali Diana ed Eolo e le personificazioni di Fiumi.
Altrettanto famosa è la villa Almerico Capra, o Rotonda, il più famoso capolavoro del Palladio, da lui iniziata nel 1567 ed ancora incompleta nella parte superiore al momento della sua morte. A terminarla fu lo Scamozzi, con la cupola e la lanterna che coprono il salone centrale di forma circolare del piano nobile, leggermente ribassata rispetto al disegno pubblicato del Palladio: quest’ultimo è il punto nodale della costruzione, quella che l’ha soprannominata nei secoli. La sala ha in sé una grande forza centrifuga, che la spinge verso l’esterno, verso i pronai a sei colonne e scalone centrale che sono gli ingressi-facciate dalla villa stessa, un ampio sguardo sulla campagna circostante, sullo spazio. L’interno è più sobrio: stucchi di diversi artisti, quali il Ridolfi, l Rubini, il Bascapè e il Fontana, affreschi del Dorigny e, nella cupola, del Maganza.
Sempre nelle immediate vicinanze della città si trova la notevole chiesa romanica di S. Agostino. Sorta come abbazia nel XIV secolo (1323-1357) su un precedente del 1186 ed un sacello di VIII secolo, ebbe tra i suoi fedeli S. Lorenzo Giustiniani ed il futuro papa Eugenio IV. Originali le forme romaniche, con una facciata a doppio spiovente e tripartita con esili lesene in cotto, portale ad arco con grande rosone superiore e coronamento ad archetti, ed il campanile con bifore. Numerosi affreschi ornano l’interno, di maestranze sia veronesi sia locali, mentre quelli del presbiterio sono di maestranze bolognesi. I dintorni sono disseminati da altre numerose ville, come la Badoer-Trissino, all’origine una sorta di castello fortificato trasformato in villa da Giangiorgio Trissino che, proprio in questa occasione, scoprì nel suo cantiere quello che sarebbe diventato anche grazie a lui uno dei più grandi artisti dell’epoca, il già più volte citato Andrea di Pietro, o Palladio. Da ricordare Villa Da Porto-Casarotto e villa Forni Cerato; villa Thiene, a Quinto vicentino, è ancora un’opera del Palladio con affreschi interni del De Mio. Ancora un probabile disegno del Palladio la villa Chiericati-Da Porto, a Vancimuglio, frazione nota anche per le fontane “ecologiche” create ex novo in occasione delle manifestazioni degli allevatori e della mucca Ercolina per le quote latte; poi il castello Grimani-Marcello a Montegalda, costruito nell’XI secolo ma trasformato in villa con parco nel ‘700, e la villa Conti Lampertico sull’opposta Montegaldella. Montecchio maggiore, invece, si vanta di aver dato origine alla famiglia Montecchi e non potevano quindi mancare due castelletti detti, guarda caso, di Romeo e Giulietta, posti in fondo ad una via intitolata a S. Valentino: si tratta in effetti di due fortezze scaligere una delle quali, addirittura, dopo essere stata conquistata dai veneziani fu distrutta.
Quello vicentino è un territorio estremamente ricco, dove solo girare in macchina o passeggiare a piedi costituisce una scoperta a volte piccola, magari un capitello (edicoletta sacra!), a volte di dimensioni maggiori, come una delle barchesse di villa Negri, o Cà Latina, sulla strada per Bertèsina.