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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 


Turismo

 

RIPRENDE A SCORRERE VILLA D’ESTE
Torna la vita nei giardini di una delle Ville più magiche d’Italia

Almalinda Giacummo

Era ora! Villa d’Este a Tivoli ricomincia finalmente a splendere della sua luce e non più di un pallore riflesso del bel tempo che fu! La villa è stata riaperta, le fontane gettano nuovamente acqua e presto tutti i lavori di restauro giungeranno al termine: infatti, con i soldi raccolti tra il gioco del lotto, del Cipe e della Comunità Europea, tutti i restauri proseguono e presto la macchina musicale della fontana dell’Organo, gli appalti per la ristorazione ed i servizi connessi, l’illuminazione notturna, il Giardino Segreto, i saloni, gli affreschi e gli arredi della villa ricominceranno a vivere.

Voluta dal cardinale Ippolito II d’Este, nominato Governatore civile della città di Tivoli da papa Giulio III, che lo volle in questo modo compensare dopo averlo sconfitto nella corsa al soglio pontificio, la Villa fu elaborata dal napoletano Pirro Ligorio: questi affidò il restauro del convento benedettino all’architetto G. A. Galvani, mantenendo per sé la realizzazione del magnifico giardino. Passata alla morte del cardinale nelle mani dei parenti, Alessandro e Luigi, passò poi agli Asburgo parenti di Maria Beatrice, ultima Este: la sua situazione stava degenerando a vista d’occhio, quando venne parzialmente salvata dal cardinale de Hohenlohe, che ne rinverdì i fasti ospitando anche il celebre Franz Liszt. Nel 1919 in base al trattato di St. Germain lo Stato Italiano ne divenne possessore.

Il lavoro compiuto dal Ligorio fu veramente notevole: si trattava di superare molti problemi pratici e cominciò creando l’alto terrapieno del giardino, utilizzando le vecchie mura urbane come contrafforti, scavò sotto la città di Tivoli una galleria lunga 600 m che dal bacino dell’Aniene portava una mole incredibile d’acqua fino alla vasca sopra la fontana dell’Ovato, convogliò l’acqua della sorgente Rivelese fino alle cisterne della Villa e calcolò esattamente quanta acqua ci sarebbe voluta per realizzare tutti i giochi che aveva in mente, usando solo il principio dei vasi comunicanti. Si avvalse anche della collaborazione di valenti idraulici quali Giacomo della Porta e Claude Venard, che realizzò l’organo idraulico. Ma quello che impressiona ancora di più sono i numeri: 35.000 mq complessivi di giardini, 250 zampilli, 60 polle d’acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane, 20 esedre e terrazze, 300 paratoie, 30.000 piante a rotazione stagionale, 150 piante secolari ad alto fusto, 15.000 piante ed alberi ornamentali perenni, 9.000 mq di viali, vialetti e rampe.

fontana della CivettaDare un ordine alle fontane della Villa creando un percorso obbligato, sembra quasi un peccato, vale la pena di scoprirle da soli, una dopo l’altra, ad ogni svolta, ad ogni angolo: Pegaso sembra voler spiccare il volo dopo essersi abbeverato in una vasca rotonda, mentre la fontana dell’Organo, opera architettonica di Pirrin del Gagliardo, conteneva lo strumento musicale ad acqua che le dà il nome: un cilindro dentato mosso dall’acqua batteva su una tastiera, originando così un suono talmente particolare che Gregorio XIII volle controllare di persona che nessuno stesse suonando al suo interno. Da qui si ammira la sequenza delle tre Peschiere immerse nel verde con i loro 48 zampilli: venivano utilizzate per l’itticoltura, allevando trote e pesce pregiato da offrire agli ospiti cardinalizi, mentre sulla destra è la Rotonda dei Cipressi; una statua di Gillo della Vellita orna la fontana della natura e rappresenta la Diana di Efeso, dispensatrice di fecondità con i suoi molti seni: un altro elemento classico è rappresentato dalla fontana delle Mete, a ricordo della Meta Sudans di Roma, la fontana trasudante acqua che si trovava vicino al Colosseo. Legata alla mitologia la fontana di Arianna, anche se la statua che doveva rappresentare la giovane non si trova più al suo posto, al di sopra della nicchia centrale. Piccola ma sempre d’effetto è la fontana delle Aquile: l’animale caro agli Este che ne avevano fatto il loro emblema, compare in tutta la Villa in diverse forme, insieme ai fiordalisi. La fontana della Girandola, o dei Draghi, prende il nome dai congegni inventati da Tommaso da Siena per far sì che l’acqua causasse crepitii alternati ad esplosioni: la visita di Gregorio XIII convinse Luigi a far erigere il monumento con i quattro draghi alati, simbolo della famiglia del Papa, i Boncompagni. La scalinata dei Bollori porta nella parte più alta della Villa: in una serie di vasche e di vasi, l’acqua gorgoglia come se fosse sempre in ebollizione.

la RomettaIl viale delle Ortensie porta all’opera di G. del Duca, la fontana delle Civette: un congegno ad acqua, purtroppo perduto, faceva apparire ad intervalli regolari una civetta che con il suo suono tipico tacitava alcuni uccellini, anch’essi di bronzo, che cinguettavano su un ramo lì vicino. Nelle immediate vicinanze è la fontana del ratto di Proserpina, rapita da Plutone su una barca a conchiglia tirata da cavalli: ai lati due rampe di scale portano alla terrazza superiore dove si trova il complesso della Rometta. Qui, una statua del fiume Aniene che tiene un piccolo tempio della Sibilla è l’inizio di una cascata che arriva fino alla riproduzione della città di Roma, miniaturizzata in alcuni suoi celebri monumenti, il Pantheon ed il Colosseo, ed in alcune allegorie, come la dea Roma e la lupa che allatta i gemelli: era la scena per un piccolo teatro ormai scomparso.

le Cento FontaneA congiungere la Rometta e la fontana dell’Ovato è il viale delle Cento Fontane: lungo 100 m presenta su un lato due ordini di vasche coronate da obelischi, fiordalisi e navi, alternati ad alti zampilli, idea del Ligorio. Le aquile furono aggiunte nel 1685 da Francesco II di Modena; sul lato opposto esseri mostruosi e di fantasia completano con i loro zampilli la visione d’insieme.

La già citata fontana dell’Ovato viene anche detta "regina" ed è forse la più bella con la sua forma ovaloide e la grande portata delle sue cascate: in alto, fra grandi scogli, sono la Sibilla del della Vellita ed i fiumi Aniene ed Ercolano del Malanca, mentre l’esedra sottostante, con archi alternati a nicchie con naiadi di G. B. Della Porta, abbraccia la coppa centrale. L’esedra risulta passata da una galleria che consente di attraversare tutta la fontana, ammirando il panorama della Villa ed il genio marmoreo al centro della vasca attraverso la luminescenza delle acque. La vasca è chiusa da un parapetto decorato in ceramiche con fiordalisi e aquile estensi.

Viene sovente attribuita al Bernini la fontana del Bicchierone, con una grande conchiglia sormontata da un calice floreale zampillante d’acqua.

l'Ovato di notteLa Grotta di Diana è un ambiente riccamente decorato di stucchi, mosaici ed altorilievi di scene mitologiche, opere di Curzio Maccarone e Lola e Paolo Calandrino, in un’esplosione di colori e di mitologia al massimo livello.

La più moderna delle realizzazioni effettuate nel giardino è la fontana del Nettuno: fu costruita nel 1927, utilizzando un torso incompiuto del dio, posto in un nicchione parzialmente coperto da una grande cascata d’acqua.

Abbiamo parlato dei giardini, ma la Villa nel senso più stretto del termine non era certo da meno: il Palazzo ebbe l’opera di Taddeo e Federico Zuccari, manieristi pesaresi, Livio Agresti e Girolamo Munziano, oltre agli affreschi del Tempesta, del Karcher e di Perin del Vaga; il soffitto ligneo della sala dei Cardinali è opera del fiammingo Flaminio Bolinger. Chi arrivava in cima al parco attraverso lo scalone a doppia rampa entrava nel salone centrale dell’Appartamento Nobile il cui soffitto, con un’ardita prospettiva di colonne, immetteva al balcone della il Convivio degli Deisala del Trono. Nel salone centrale la volta è decorata dal Convivio degli Dei del Munziano, terminato poi dallo Zuccari, e dalla fontana delle Cariatidi, con al centro il tempio della Sibilla di Tivoli, dall’originale progetto della Villa e da due finte porte con un gentiluomo rinascimentale ed una dama con un leopardo. Sulla destra si aprono altre sale, come quella delle Fatiche di Ercole, dipinta dal Munziano e dal Karcher, la sala dei Filosofi e della Gloria d’Este, di Federino Zuccari, con allegorie delle Virtù, delle arti, della scienza e della natura e con episodi dei fasti dei vari cardinali, la sala della Caccia, con scene venatorie del Tempesta.

La sala del Trono è l’ambiente centrale dell’appartamento vecchio e si affaccia sul terrazzo panoramico: nei quattro riquadri del soffitto sono vedute dell’Aniene e di Tivoli. Notevoli le opere appese alle pareti, fra cui una Madonna attribuita ad Andrea del Sarto ed il cardinale Farnese di Perin del Vaga. Nelle vicinanze è anche una bella camera da letto, forse dei cardinali, con vicino una cappella ricca di stucchi.

L’ultima fontana della Villa si trova nel chiostro del convento benedettino in cui l’avventura ebbe inizio: si tratta di una Venere sdraiata. Qui è sepolto Ippolito II.